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Mostaccioli calabresi: piccole opere d’arte edibili

di Irene Cortese

Piccole opere d’arte da mangiare, la loro tradizione sta scomparendo: ma cosa sono i mostaccioli calabresi?

L’occhio vuole la sua parte è un modo di dire abbastanza comune e, in questo caso, vale anche per i dolci di cui stiamo per parlarvi: i mostaccioli calabresi. Il loro nome è simile a quello di altri dolci tipici del sud Italia, infatti i mostaccioli vengono preparati in diverse varianti sia in Campania, che in Puglia, che in Sardegna, come anche in Abruzzo, Basso Lazio e Molise. Quelli di cui vi raccontiamo oggi però non hanno la tipica forma romboidale e la copertura di cioccolata dei Mostaccioli napoletani, ne la glassa bianca di zucchero dei Mastazzul cu ru zocc’r (o Taralli aviglianesi) ma sono delle piccole opere d’arte tipiche di un paesino nell’entroterra calabrese.

L’origine

© Dolceria Alessandria

 

L’origine e la patria di questi biscotti è riconducibile a Soriano Calabro, un comune nella provincia di Vibo Valentia. È proprio qui che, secondo la tradizione, sarebbero stati ideati questi dolci: semplici nella loro composizione, ma estremamente complessi nella realizzazione. Già preparati in epoca magnogreca e romana, i mostaccioli calabresi, o ‘Nzuddha, sono legati alla tradizione cattolica degli ex voto: commissionati da chi chiedeva (o aveva già ottenuto) una grazia, raffiguravano parti anatomiche e venivano donati al santuario da cui era stata ricevuta, come quello di San Domenico, proprio a Soriano Calabro. Altra tradizione che coinvolge i biscotti sorianesi e che, a differenza dell’uso come ex voto, dura ancora oggi, è quella di utilizzarli come pegno d’amore che rende ufficiale la proposta di matrimonio. In altre parole, essi rappresentano la devozione sia verso la persona amata che per un Santo. 

Come si preparano

© Dolceria Di Nardo

I maestri mastazzolari, un mestiere antico e ormai poco comune, sono in grado di trasformare – con il solo ausilio di una lama sottile – una massa informe di miele di castagno e farina di grano tenero in figure di vario genere: pesci, bambole, cavalli, cuori, galli e Santi, arricchiti prima della cottura da frammenti di carta stagnola colorata ed infornati per ottenere una texture simile a quella della terracotta. Ogni biscottificio che ancora li prepara ha la sua ricetta segreta, tramandata negli anni di padre in figlio, ma la base dei mostaccioli calabresi è sempre la stessa: miele, di castagno solitamente, farina, liquore all’anice e aromi vari, come l’alloro. Vere e proprie opere d’arte, la loro realizzazione può richiedere anche ore di lavoro, per questo, pur essendo sempre immancabili in occasione di feste patronali o fiere nella zona, la tradizione viene portata avanti da pochissimi mastazzolari ormai.