Home TV e media Il problema dei cinghiali in città attratti dal cibo: vietato nutrirli

Il problema dei cinghiali in città attratti dal cibo: vietato nutrirli

di Marta Manzo

I cinghiali sono sempre più presenti nelle nostre città perché attratti dal cibo e dalla spazzatura che le abitazioni e i locali producono.

Soltanto negli ultimi tempi, a Roma, hanno bazzicato in zona Prati, si sono intrufolati nel parco di via Gomenizza, hanno perfino tentato di entrare in Tribunale da uno degli ingressi vicino piazzale Clodio. I cinghiali, in città, sono un vero problema da risolvere. Ereditati nella Capitale dal sindaco Roberto Gualtieri, sono sostanzialmente diventati troppi. E non sono un problema non solo romano, ma di molte città d’Italia: da Torino, a Nuoro, a Bari

Quanti cinghiali

Numeri ufficiali dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, alla mano, oggi i cinghiali in Italia si contano per oltre un milione. Facendo un rapido confronto, più di tre volte quelli presenti nel 2000, e già triplicati nel 2010. 

Ecco perché vengono in città

Ci sono almeno tre motivi per cui i cinghiali si avvistano sempre più spesso nelle zone urbane. Per prima cosa, chiaramente, perché trovano molto cibo. Gli scarti alimentari, di privati nei cassonetti o di locali e ristoranti, i nostri rifiuti, insomma, che vengono spesso lasciati al di fuori degli esercizi, in attesa di ritiro, o sui marciapiedi, offrono un bel banchetto per questi ungulati, che non devono far altro che venire a servirsi. Un secondo motivo, spiega proprio l’Ispra, è legato alla struttura di molte delle nostre città, spesso contornate da ambienti naturali piuttosto vasti. È il caso di Roma, ma anche di Genova, Firenze, tutti luoghi circondati da colline e riserve naturali, prossimi agli habitat dei cinghiali stessi. Che si avventurano, di quando in quando, a fare spesa, un po’ come noi andiamo al supermercato. Terzo motivo, infine, sono proprio i numeri dei capi sopra citati. Cresciuti perché, oltre a mancare i naturali predatori, sono aumentate contemporaneamente le aree protette, così come i controlli sulla caccia. 

Le colpe dell’uomo

Animali estremamente in grado di adattarsi, dall’alimentazione al ritmo sonno veglia, i cinghiali si abituano facilmente all’uomo, soprattutto quando non gli viene dato fastidio. Anzi, magari lo foraggia. Tra le colpe che abbiamo noi, infatti, c’è spesso quella di pensare di addomesticarli fornendo loro del cibo. Il risultato, però, è tutt’altro che consigliabile. 

Per non correre rischi

Come consiglia ancora l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, la regola per non correre rischi è quella di non dare da mangiare ai cinghiali in città. Ci sono rischi non solo per l’uomo – il cinghiale è un animale selvatico e può mordere o spingere violentemente – ma anche per gli animali stessi. Inoltre, la loro presenza in prossimità di strade e abitazioni rischia di incrementare il rischio di incidenti stradali dovuti al loro attraversamento, così come aggressione nei confronti degli animali domestici. La legge, in realtà, vieta proprio il foraggiamento dei cinghiali: la l.221/2015 prevede infatti, per chi contravviene al divieto, un arresto da 2 a 6 mesi o ammenda da 500 a 2mila euro. Per la città di Roma, poi, vige una specifica ordinanza dal 2016, che prevede di non distribuire alimenti ai colombi, gabbiani e altri animali appartenenti alla fauna selvatica su aree pubbliche, pena una sanzione da 50 a 500 euro.