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3V per Vendemmia VentiVentuno: il Nord Italia

di Andrea Amadei

Andiamo alla scoperta della vendemmia del 2021 in Italia: la prima tappa ci porta in Nord Italia per capire com’è andata.

Rieccoci con il nostro annuale appuntamento dedicato alla vendemmia. Quest’anno abbiamo aspettato che anche l’ultimo grappolo d’uva fosse giunto in cantina prima di chiedere ai nostri produttori di riferimento un giudizio sulla qualità dell’annata. Nel mondo del vino, come in tutti i settori strettamente legati alla natura, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo e finché la raccolta non è completa è molto difficile strappare ai vignaioli anche un semplice parere. La vendemmia del 2021 in Italia si è appena conclusa, in Nord Italia ha avuto alti e bassiCome biasimarli? D’altra parte questo è il momento più importante dell’anno per chi produce vino, quelle poche ore in cui tutti gli sforzi compiuti nei 364 giorni precedenti prendono forma e si materializzano in qualcosa di vivo e quasi sacro. Ormai è cosa nota che la qualità del vino si faccia in vigna e se non si raccolgono uve sane e ricche di zuccheri, acidi e profumi sarà impossibile ottenere grandi prodotti. Questi sono parametri che negli ultimi giorni di maturazione dei grappoli cambiano continuamente e dipendono in maniera decisiva dalle condizioni metereologiche. Scegliere quindi il momento giusto per staccare il frutto dalla pianta, interrompendone la maturazione, è una di quelle decisioni da pesare attentamente.

Anche il 2021, come il 2020, ha avuto le sue complicazioni climatiche e qualche imprevisto meteorologico ma per capire se le gelate primaverili, la siccità di agosto e le grandinate di inizio autunno hanno scalfito il valore dei grappoli giunti alle presse, bisogna chiedere a chi quelle uve le ha aspettate, cullate e infine raccolte con le proprie mani. Iniziamo quindi il nostro viaggio fra le vigne, dividendo, per minuzia di cronaca, il percorso in tre tappe. In questo primo resoconto ci dedicheremo ai terroir del nord Italia. 

Valle d’Aosta

Partiamo dalla denominazione più alta e più occidentale d’Italia e facciamo un salto ai piedi del Monte Bianco. Nicola Del Negro, enologo della Cave Mont Blanc, ci racconta di un’annata buona dal punto di vista qualitativo e molto scarsa quantitativamente. Il calo dei volumi addirittura è del 40%, dovuto a qualche gelata maggenga e all’eccessiva pioggia primaverile, che unite ai problemi di peronospora (un fungo che secca gli acini) e alla siccità agostana hanno dato vita a meno grappoli e dal minor peso. Dal punto di vista della qualità invece le maturazioni hanno proceduto bene sul fronte degli aromi, pur mantenendo alte le acidità e i gradi zuccherini. Cosa molto positiva, perché ha regalato uve ideali per le basi spumante del Morgex e La Salle metodo classico. Nemmeno l’annata 2016, che da quelle parti considerano benedetta faceva così ben sperare per la qualità dei vini con le bollicine.

Qualità strepitosa anche per gli Chardonnay più a valle. Giulio Corti e Elena Charrere di Les Cretes, realtà di riferimento per la viticoltura valdostana, ci riferiscono di temperature prossime allo zero a inizio primavera che hanno fatto cadere molti fiori creando un effetto Picolit: i grappoli hanno prodotto la metà degli acini concentrando tutte le sostanze nutritive nelle poche bacche rimaste che hanno quindi raggiunto qualità eccelse. Bene anche le varietà autoctone (Fumin, Cornalin, Petit Rouge e Petit Arvin)  l’autunno non troppo caldo di giorno e molto fresco la notte ha spinto le piante a produrre abbondanti profumi e a maturare lentamente ma in maniera completa. 

Piemonte

Regione controversa con picchi di eccellenza e baratri di disperazione, è stata infatti colpita a macchia di leopardo da grandinate devastanti che in alcuni casi hanno azzerato l’intero lavoro annuale di qualche viticoltore. Le zone più danneggiate sono state la Valle Scrivia, dove nascono alcuni Timorasso, il Monferrato, il Gattinara e il Roero. Proprio in quest’ultimo territorio la famiglia Ceretto ha perso, a inizio giugno, la metà delle sue uve Arneis (44 ettari su 90 totali). D’altro canto però grandi consolazioni sul fronte Nebbiolo da Barolo e Barbaresco: Marcello Ceretto, decano di famiglia, in 61 vendemmie non ricorda uve altrettanto straordinarie. Grosso merito va infatti alle abbondanti nevicate invernali che hanno creato riserve idriche fondamentali per affrontare l’estate estremamente siccitosa.

I grandi rossi piemontesi del 2021 promettono molto bene e sarà cosa buona e giusta farne scorta il più possibile. Più a est, sui Colli Tortonesi, Walter Massa, guru del Derthona Timorasso, ci racconta di una vendemmia coerente col III Millennio con “un’overdose di sole e tanta criticità d’acqua. La siccità da fine a luglio a metà ottobre ha creato un po’ di stress alle uve. Ci sono mancate le pioggerelline di fine agosto che avrebbero dissetato le viti e conferito più finezza ai vini. Abbiamo dovuto anticipare un po’ la vendemmia per non perdere le acidità ma non siamo riusciti a contenere lo sviluppo zuccherino più di tanto. Avremo dei vini alcolici, su 15%Vol sia per i rossi che per i bianchi. Soprattutto questi ultimi andranno aspettati in bottiglia almeno mezzo decennio. Se la nostra annata da 10 è stata la 2018 questa è da 8.”

Liguria

La 2021 è stata definita una vendemmia facile da Alessandro Anfosso, viticoltore in quel di Dolceacqua e uomo di riferimento per il Rossese. “Abbiamo vendemmiato tutto negli ultimi 10 giorni di settembre portando in cantina uve con un ottimo equilibrio. La scarsa piovosità ci ha permesso di evitare frequenti interventi in vigna limitando i trattamenti fitosanitari. Ha però stressato le viti – (sì succede anche a loro) – soprattutto quelle più giovani e più bisognose d’acqua. Abbiamo quindi dovuto raccogliere tempestivamente al fine di evitare perdite di acidità ed eccessivi accumuli zuccherini negli acini. Tradotto: chi non ha raccolto con tempismo rischia di ottenere vini troppo alcolici e poco eleganti.” Le criticità maggiori sono state le grandinate, che a inizio agosto hanno colpito a macchia di leopardo, e i cinghiali che spesso, hanno sfondato i recinti facendo man bassa di uve mature nei vigneti. In totale la perdita è stata attorno al 25% del raccolto.

Le cose sembrano essere andate meglio a Levante, nella zona dei Vermentini lunensi, dove Diego Bosoni, della cantina Lunae, ci racconta di un 2021fortunato: niente grandinate e nessuna gelata. Le vigne hanno potuto vegetare in tranquillità grazie a un’estate partita lentamente e senza nessun caldo eccessivo. Abbiamo raccolto quasi con gli stessi tempi di due generazioni fa – ci dice soddisfatto – non ha piovuto durante la vendemmia e abbiamo portato in cantina uve sane e super integre, ricche di profumi e eleganza. Ne nasceranno vini buoni fin da subito ma anche con grandi prospettive di affinamento in bottiglia.”

Lombardia

Proseguendo verso est fra le vendemmie tricolori incontriamo le colline dell’Oltrepò Pavese. Qui, come nelle Langhe, l’inverno nevoso ha creato le giuste riserve idriche per abbeverare le viti durante l’estate siccitosa. I venti freschi e qualche pioggerellina a inizio settembre hanno permesso di creare ottime basi spumante da uve pinot nero. “Siamo molto contenti – ci dice Francesca Seralvo di Tenute Mazzolino – ci aspettiamo ottimi vini in linea con le soddisfazioni che ci ha regalato il 2020, almeno enologicamente parlando”. 

Annata più complicata per quanto riguarda l’altro grande territorio lombardo a vocazione spumantistica: la Franciacorta dove Flavio Faliva, agronomo ed enologo di Ca’ del Vent, ci racconta di una vendemmia agostana molto rapida. “Poteva essere l’annata del decennio se non fosse stato per qualche temporale proprio durante i giorni di raccolta che ci ha rovinato la festa.”  Tuttavia le uve arrivate in cantina presentavano alti livelli di acidità (caratteristica molto positiva per chi fa spumanti) e anche buone maturazioni aromatiche. Le gelate di inizio primavera unite alle grandinate sparse di luglio hanno ridotto le quantità. Sarà un’annata dura per i fermi ma per gli spumanti ci sono buone prospettive.

Salendo telefonicamente sui terrazzamenti assolati della Valtellina, Isabella Pelizzatti Perego, di Ar.pe.pe, ci trasmette grande entusiasmo raccontandoci delle prime nevi di inizio settembre. Le cime imbiancate hanno abbassato di parecchio le temperature notturne in vigna. La Chiavennasca ha ricevuto quindi i giusti stimoli per tirar fuori tutti i suoi profumi e maturare al meglio i tannini. Le prospettive perché la 2021 si riveli una grande annata qui ci sono tutte.

Veneto

Per questa regione abbiamo indagato due zone di riferimento, una a ovest e l’altra a est di Verona, la prima nota per i rossi, la seconda celebre per i grandi bianchi da invecchiamento. Dalla Valpolicella Classica, Sebastiano Pagani, agronomo ed enologo per la cantina Valentina Cubi, con grande soddisfazione ci parla di una 2021 in grado di far dimenticare la disastrosa 2020, annata in cui questo territorio era stato falcidiato dalle grandinate estive. Quest’anno si prospetta una splendida produzione. “In vigna tutti i grappoli erano belli e lo scarto è stato minimo. I grappoli per l’Amarone stanno appassendo in fruttaio e i profumi che emanano sono spettacolari.

Pari entusiasmo ci giunge dal Soave anche se “quando vieni da un’annata strepitosa come è stata qui la 2020 è bene sempre procedere coi piedi di piombo.” Parola di Andrea Pieropan, a capo insieme al fratello Dario di una delle cantine simbolo di questo terroir.  Ci ricorda poi la fredda e piovosa fine di maggio. Tanto amara per i ristoratori che non potevano fruire degli spazi esterni, quanto dolce per i vini di questa zona. Le condizioni meteo in quel momento dell’anno hanno fatto cadere molti fiori dalle viti che hanno così creato grappoli spargoli e dal ridotto numero di acini. Si è quindi verificato lo stesso effetto Picolit di cui abbiamo parlato in precedenza. Ciò ha permesso l’ottenimento di bacche ricche e ben mature. La siccità di agosto e settembre ha poi rallentato la maturazione della Garganega ma i viticoltori più esperti hanno avuto la pazienza di aspettare ottobre, quando le temperature hanno iniziato a scendere dopo le prime piogge e le escursioni termiche giornaliere ad ampliarsi. Il vitigno principe della zona ne ha goduto in termini aromatici e di freschezza: “È un’annata che definirei come minimo molto buona, sicuramente darà vini che varrà la pena aspettare un qualche anno in bottiglia per vivere grandi soddisfazioni.

Trentino

Ottime premesse per le riserve di Trento Doc 2021, Matteo Lunelli di Cantine Ferrari si dice soddisfatto delle uve raccolte in questa vendemmia, soprattutto di quelle provenienti dai vigneti più alti con cui si ottengono le riserve da invecchiamento. “Dopo un inizio estate complicato causa grandine (che ha portato ad una perdita del 15% delle uve) agosto e settembre sono stati molto belli e ci hanno permesso di mantenere alti i livelli aromatici e bassi quelli del ph, proprio ciò di cui abbiamo bisogno per ottenere grandi metodo classico”. Gli fa eco Fabrizio Marincoz, enologo per Cavit, cooperativa che vinifica il 60% delle uve del territorio, dai principali territori viticoli della regione. “Le perdite maggiori si sono verificate nella parte nord del Trentino e nella Valle dei Laghi, soprattutto vicino al Garda. Sarà un’annata ideale per lo Chardonnay, sia per i vini fermi che per gli spumanti e sarà altrettanto valida per quanto riguarda i Teroldego. Quando quest’uva può restare in pianta a lungo, come accaduto in questa vendemmia, riesce a dare il meglio di sé. Sarà un’annata da 9 solo perché le piogge di fine ottobre hanno leggermente indebolito le uve rosse.

Alto Adige

È stata l’ultima regione del nord Italia a terminare la vendemmia. Le ultime uve sono arrivate in cantina a fine ottobre con grande soddisfazione per i viticoltori. Stephan Filippi, direttore tecnico della Cantina Bolzano, ci racconta di un’annata speciale per i rossi da uve Schiava e per i bianchi da Gewurztraminer. Merito delle escursione termiche abbondanti che a fine estate hanno mantenuto acini e grappoli piccoli ma di estrema qualità. “Il meteo è stato splendido e già a metà agosto faceva presagire una grande annata. Il grado zuccherino negli acini a un certo punto ha cominciato a salire velocemente ma le acidità si sono mantenute alte grazie a freddi notturni. Rispetto al 2020 avremo vini meno strutturati e più freschi. La 2021 sarà un’annata tutta giocata sull’eleganza e sulla longevità, sia per i bianchi che per i rossi altoatesini.”

Friuli Venezia Giulia

L’annata qui da noi sui rossi è allucinante. Le uve hanno raggiunto un grado di maturazione che anche i vignaioli più esperti non vedevano da un po’ di anni.” A parlare è Cristian Specogna, viticoltore nei Colli Orientali del Friuli. “Non abbiamo avuto né grandinate, né gelate – prosegue Cristian – e la stagione è partita come ai vecchi tempi. L’unico momento complicato è stato maggio, freddo e piovoso come pochi negli ultimi decenni. Abbiamo dovuto lavorare sodo in vigna per scongiurare attacchi fungini ma giugno e luglio ci hanno ripagati della fatica con un bellissimo sole e poche e puntuali piogge. Abbiamo potuto raccogliere con calma e attendere le maturazioni ideali anche per i vitigni più tardivi come i Cabernet. In più c’è sempre stata una leggera Bora che, nella fase finale di maturazione, ha aumentato le escursioni termiche diurne e mantenuto in salute le uve.