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Italian food? Un film horror, su TikTok

di Marta Manzo

I creator su TikTok amano la cucina italiana, o almeno quella che credono sia cucina italiana: ecco gli orrori più comuni.

La cucina italiana. Ci proviamo davvero a diffonderne la conoscenza nel mondo, siamo pieni di illustri ambasciatori in ogni angolo di ogni continente, tutti la amano. E noi tutti, quando siamo fuori, la raccontiamo, la mostriamo, ne prepariamo le ricette, trasmettiamo retaggi di famiglia, latori della nostra lunga e povera storia, ne evochiamo profumi, sapori, ricordi. Soprattutto, ne spieghiamo spesso la semplicità. Beh, sappiate che da qualche parte stiamo sbagliando qualcosa.

Basta fare un rapido giro su TikTok per capire che, nonostante gli sforzi, sussiste ancora un enorme problema di comunicazione. Prima di tutto circa il fatto che determinate ricette non si toccano. E non solo perché non ne ammettiamo varianti, ma anche perché il nome, a quel piatto lì, si deve solo e soltanto a quegli ingredienti, a quella posizione geografica, a quella storia. Invece, navigando sulla piattaforma, sembra che sia molto semplice accostare le parole italian e food e che già solo questo crei improvvisamente nuove tradizioni. Lo stesso vale per qualsiasi aggettivo regionale.

Gli orrori più visti su TikTok

C’è, per esempio, @figeandoliveplatter che si lancia nella preparazione di una sicilian pizza, tipo sfincione. Mette in teglia molto – molto – olio, lancia copiosamente sul fondo semi di sesamo, stende l’impasto e fa riposare. Potrebbe anche andare, se non fosse che l’orrore sta per arrivare. Con la farcitura. Olio piccante, formaggio grattugiato, fiordilatte bello asciutto, sugo, forse prosciutto cotto, poi carciofi, tanti tanti peperoncini verdi, finocchi – finocchi! – olive, basilico. E altro formaggio a chiudere a fine cottura. Uno svuotafrigo, praticamente.

Con la pasta, poi, è sempre un casino. Ancora Fig&Olive (si può seguire meglio sul blog), ci delizia con un how to make spaghetti arrabiata. Sì, una b. Gli ingredienti per il sugo? Pomodoro, peperoncino, certamente. Poi ventiventispicchi d’aglio, belli smashed. E in padella anche un po’ di trito di cipolla. Li aspettiamo il giorno dopo. Passando alla cacio&pepe, invece, quantomeno sono azzeccati gli ingredienti. Un po’ meno la tecnica forse, ma il risultato finale è quello che sembra assomigliare di più al celebre piatto romano. Non possiamo assaggiarlo, ma a vederlo così c’è un consiglio che preme: anche meno pepe, che domani poi ne riparliamo.

Carne e pasta? Mai

Non è dato bene sapere, poi, perché all’estero siano strenuamente convinti che mangiamo molto petto di pollo. Perlopiù panato e fritto, o al forno, insaporito con l’immancabile italian seasoning, questa miscela già pronta di erbe secche e macinate che di solito include qualsiasi cosa tipo basilico, origano, rosmarino, timo, aglio, salvia eccetera. Procediamo per esempi: la ormai classica chicken parmigiana. Questa ricetta, che noi riportiamo nella proposta di @themodernnonna, maybe non è traditional, but so good dice lei. Si procede così: si pana il pollo e si mette in teglia con abbondante olio a cuocere al forno, quindi si stratifica con sugo, mozzarella e parmigiano. Manciate di italian seasoning, certamente, ed è pronto. C’è anche il bel romano chicken, come quello di @fedbysab, queste cotolette di pollo panate con pane al pecorino, fritte in olio d’oliva, alleggerite da scorza di limone e ricoperte di una salsa a base di mozzarella e provolone. Che di solito si adagiano un ricco piatto di spaghetti o linguine, al limone o al sugo.

E anche questa cosa di adagiare carne sui primi sembra renda molto italiani. A tal proposito potremmo certamente citare un altro grande classico come gli spaghetti meatball, ma rischieremmo di essere prevedibili. Allora, stavolta, abbiamo deciso di dirigerci verso un bel rissotto – nel senso che forse ci si fa a cazzotti – su cui campeggia, immancabile, una tagliata di pollo panato arricchita da scaglie di parmigiano. E, a molto italianamente prepararlo per noi è stavolta @laionnedatlas. Seguendo, più o meno, le regole del risotto classico (anche se a vedere il video bagna con poco brodo), mantecandolo però alla fine con un bel cucchiaio di panna.

Ancora, a quanto pare noi italiani ci nutriamo di molti panini ripieni di carne. Stracotta e impropriamente condita. Citiamo, uno su tutti, @cheysingh, che ci mostra proprio come preparare un italian beef sandwich. Bisogna rosolare un grosso pezzo di carne di manzo, va bene anche in crockpot, aggiungere – guarda un po’ italian seasoning, peperoncini, quindi brodo e via cuocere per 6 o 7 ore. Quindi prendere questa carne sfilacciata e usarla per farcire un panino tostato, aggiungere fette di provolone e tanti peperoncini e passare tutto in forno finché il formaggio è fuso. E pucciare poi il panino direttamente nella riduzione del brodo rimasto. Bypassiamo velocemente la lazy lasagna di @bestfriendsforfrosting, che con la sua composizione stratificata di sugo, ravioli, sugo, ravioli, formaggio mozzarella, ravioli, sugo eccetera riesce a insultare contemporaneamente due piatti differenti.

Piatti della tradizione?

E ci spostiamo, infine, su ciò che dicevamo già all’inizio: la storia e gli ingredienti creano il piatto, il nome, la geografia, la tradizione. In base a questi elementi, perciò, la minestra maritata campana non può e non deve assolutamente diventare italian wedding soup, qualcuno abbia il buon cuore di dirlo a @erekasfood. Lei che, peraltro, concettualmente si avvicina alla reale preparazione della ricetta, peccato che si sia dimenticata delle costine e delle salsicce, da sposare appunto con biete, scarole e cicoria, e le abbia sostituite con delle piccole e rotonde polpette. Già bollite, peraltro.

C’è, insomma, veramente ancora tanto tanto lavoro da fare. Proprio le basi. Per fortuna, quantomeno, gli italiani all’estero lo sanno bene e si fanno carico di questo peso, cercando in tutti i modi di scongiurare i danni. Ce lo mostra @jessi.pasini, americana e sposata con un italiano, che pubblica divertita il video in cui suo marito Alessio trova, in un grocery store, una confezione di già cut spaghetti. Inorridito, si volta a favore di camera e asserisce: Voglio parlare con il manager. Ti capiamo, Alessio. Forza.