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3V per Vendemmia VentiVentuno: il Centro Italia

di Andrea Amadei

Continua il viaggio nell’Italia della vendemmia 2021: oggi andiamo nelle regioni del centro per capire come è andata.

Proseguiamo il nostro viaggio fra i vigneti d’Italia per comprendere come gli eventi climatici, sempre più estremi e repentini, stiano incidendo sulle quantità e sulla qualità delle uve portate in cantina dai viticoltori del Bel Paese. La situazione nel centro Italia è simile al Nord, con la siccità estiva che ha creato grossi problemiScendendo al Centro Italia riceviamo risposte più caute rispetto all’entusiasmo registrato fra i vignaioli del Nord. Il problema più grosso rimane la siccità estiva, che qui, avendo alle spalle inverni più miti e meno generosi in fatto di precipitazioni, si è fatta sentire leggermente di più. Le gelate e la grandine invece sono state più rare ma dove hanno colpito l’hanno fatto duramente, specialmente le prime. Nel complesso in quest’area dello Stivale quest’annata darà vita quasi ovunque a nettari apprezzabili fin da subito piuttosto che da affinare a lungo in bottiglia.

In ogni caso più aumenta il numero delle interviste e più comincia a delinearsi un concetto interessante: viti più longeve, forme d’allevamento tipiche (come le piccole pergole), varietà di viti autoctone e filosofie agricole poco invasive si adattano meglio all’innalzamento delle temperature e alla mancanza d’acqua. Da segnalare anche la sempre maggior strategicità degli impianti d’irrigazione per soccorrere le viti.

Emilia Romagna

Partiamo dalla Val d’Enza, sede di un promettente distretto biodinamico. Da qui Gianni Storchi, vignaiolo a Montecchio Emilia (RE), ci racconta di un’annata difficile, con un calo produttivo importante (-30%) ma anche di qualità eccellenti. “La gelata è arrivata il 7 di aprile e ha sterminato i germogli dei Lambruschi di pianura causando una perdita stimata del 30%. In collina si è invece patita maggiormente la siccità, durata dal 9 di giugno al termine di agosto. Le grandinate estive hanno colpito a macchia di leopardo provocando i maggiori danni nella bassa vicino al Po’ e in collina sopra i 300 metri.” L’umidità contenuta ha però permesso di limitare i trattamenti in vigna e le buone escursioni termiche autunnali hanno aiutato i vignaioli più pazienti a portare in cantine uve sane, mature e profumate.

Spostandoci a Longiano (FC), Mauro Giardini della cantina Villa Venti ci parla di un’annata estremamente buona che ha dato vita a uve ricche di freschezza, di profumi e di quella sapidità tipica dei vini romagnoli. “Il Sangiovese ha maturato bene i suoi tannini e i contenuti alcolici dei vini già in maturazione non sono neanche troppo alti. La siccità è stata forte ma chi ha lavorato bene in vigna negli ultimi anni, spronando le piante ad affondare le radici nel terreno, ha raccolto grandi soddisfazioni. Se l’annata 2020 per noi è stata da 10, quest’anno per ora siamo su un 9 ma solo per una minore quantità: alcune uve infatti erano un po’ scottate dal sole ma non abbiamo perso più di tanto.” Discorso diverso per molte cantine a nord di Cesena dove le gelate primaverili hanno colpito duro tagliando di circa un terzo la produzione. Non potendo, ma azzardando una previsione, potremmo aspettarci un’annata da rossi, ricchi di profumi e con belle sensazioni morbide e fruttate.

Marche

Spostiamoci sulle colline dei Castelli di Jesi, fra l’Adriatico e l’Appennino Marchigiano, dove da Barbara (AN) Stefano Antonucci ci racconta sollevato di un luglio con 2/3 giorni di pioggia ininterrotta che “hanno lavato via le nostre preoccupazioni. Le vigne si sono rinvigorite e le piante sono cresciute velocemente e hanno vegetato tanto. Abbiamo raccolto lungo tutto Settembre finendo con un mese d’anticipo la vendemmia. In 35 anni non mi era mai capitato ma se avessimo aspettato oltre avremmo ottenuto vini troppo alcolici. Credo che le riserve di Verdicchio 2021 saranno vini da invecchiamento, si è infatti verificato quello che abbiamo definito “ il fenomeno acido”: le uve maturando velocemente hanno mantenuto livelli di acidità alti ma allo stesso tempo elevati gradi zuccherini. È stata una stagione anomala ma positiva. Qui una delle vendemmie migliori è stata la 2014, avevamo gli stessi carichi di freschezza ma non ancora il corpo della 2021. Credo che quest’annata ci riserverà grandi sorprese in futuro quando ne assaggeremo l’evoluzione.”

Abruzzo

Sconfinando nel Teramano ci addentriamo in un altro territorio che ha vissuto una forte siccità durante l’epoca di maturazione dei frutti. “Abbiamo visto una sola pioggia a Giugno e poi basta. Cosa rarissima. Salvo poi venire un acquazzone a fine settembre che non ha certo aiutato, se non rallentato, la vendemmia.” A parlare è Enrico Cerulli, viticoltore a Canzano in Val Vomàno e a capo del Consorzio Colline Teramane. Qui le quantità si attestano su un 20/30% in meno e le rese in vino anche. “Abbiamo raccolto grappoli asciutti, compatti e coriacei ma sani”. Troveremo grandi concentrazioni nei rossi e nei bianchi ma faremo fatica ad ottenere il Cerasuolo. È presto per dire se la qualità sarà alta o meno ma le acidità fanno ben presagire, così come le gradazioni alcoliche e le strutture. Saranno vini un po’ in contraddizione col gusto moderno, prevedo un annata migliore sui Pecorini e i Trebbiani d’affinamento.”

Scendendo 60 km più a sud, verso Loreto Aprutino, abbiamo notizie di piogge settembrine che hanno consentito la ripresa vegetativa delle vigne prima della vendemmia. Anche qui le viti più longeve hanno sofferto molto poco, se non per nulla, e “la qualità delle uve portate in cantina è stata alta.” parola di Fausto Albanesi, vignaiolo e proprietario insieme alla moglie Adriana della cantina Torre dei Beati. “Il Pecorino ha dato il meglio di sé e il Montepulciano si è adattato benissimo alle condizioni climatiche regalandoci uve che sembravano disegnate. Gli acini, complice il caldo, hanno irrobustito la buccia, si sono ingranditi meno e hanno dato vita a grappoli più spargoli e ben areati. Abbiamo resistito alla tentazione di anticipare la vendemmia e le vigne sono state dissetate dalle piogge di settembre potendo portare a fine maturazione i frutti. Anche la forma d’allevamento a pergola ci ha aiutato, ombreggiando i grappoli ad agosto. Quest’annata ci darà vini ricchi sotto ogni profilo: corpo, gradazione, freschezza e colore. Saranno nettari apprezzabili fin da subito, rotondi ma non seduti.”

Umbria

Dal cuore verde d’Italia Giampaolo Tabarrini, presidente del Consorzio di Tutela Vini di Montefalco e Spoleto, ci racconta di aver raccolto le uve fra il 27 e il 29 di ottobre e ci  ribadisce un concetto che abbiamo sentito più volte lungo questo nostro viaggio insieme: “Chi ha saputo aspettare è stato premiato dalle piogge autunnali e dalle escursioni termiche che hanno riportato in equilibrio le uve. Le viti hanno restituito quell’acqua che avevano risucchiato dai grappoli per salvare sé stesse e, detto tra noi, io non so’ contento, de più!” Ci confessa prima di sopire un poco l’entusiasmo parlandoci di un calo in quantità del 35/40% per via di una notte di gelo profondo a inizio aprile. La voce torna subito a brillare quando gli chiediamo come sono i mosti di Sagrantino in fermentazione “i profumi sono fantastici, le acidità ottime e la magia della trasformazione in vino procede lenta e indisturbata.” 

Più a sud in quel di Narni, le piogge settembrine non sono arrivate ma Leonardo Bussoletti, vignaiolo e fondatore dell’Associazione Produttori Del Ciliegiolo, è ottimista: “Le piogge di Settembre a volte fanno soffrire il Ciliegiolo che è un’uva delicata, con la buccia sottile che rischia di spaccarsi e far partire le muffe. Abbiamo cominciato la vendemmia a fine agosto per i rosati e concluso a metà ottobre con il Trebbiano Spoletino.  Inverno e primavera sono stati miti e piovosi e le terre argillose e calcaree hanno conservato delle buone riserve d’acqua. Alla fine abbiamo portato in cantina uve belle e poco stressate dal caldo. Mi sorprende come alcuni vini appena nati sembrino già pronti: equilibrati e profumatissimi. Se la nostra annata da 10 è stata la 2018 questa non sarà sotto l’8, 8 e mezzo, i vini avranno più profumi e meno finezza alla lunga ma saranno apprezzabili fin da subito.”

Molise

Ebbene sì amici, nel nostro viaggio abbiamo compreso anche Molise, piccola regione dove si coltivano uve di Falanghina, Montepulciano, Aglianico e soprattutto Tintillia, vitigno autoctono ricco di colore e morbidezze e povero in tannini. Dalla cantina più celebre del territorio molisano, Alessio Di Majo Norante si dice molto soddisfatto della vendemmia nonostante la feroce siccità che ha colpito la sua terra. “Al sud i terreni dove possiamo far arrivare l’acqua valgono dieci volte di più di  quelli dove questa non arriva. Noi ci siamo salvati grazie all’irrigazione di soccorso, ma chi è in collina, sopra i 250 m e non ha possibilità di bagnare le piante ha avuto non pochi problemi.” Nonostante ciò anche Alessio racconta di grappoli leggeri e poveri d’acqua, con un calo in peso del 25% ma di una buona qualità dei frutti. “La Falanghina che ci ha sempre abituati a vini freschi e verticali, quest’anno si esprimerà con più rotondità così come i Montepulciano raccolti prima dell’abbassamento delle temperature di settembre daranno vini molto morbidi. Paradossalmente quelli fatti con i grappoli vendemmiati a ottobre invece saranno più fini ed eleganti, grazie alla ripresa vegetativa della vite che ha riequilibrato i parametri all’interno degli acini. La Tintillia darà vini profumati e ricchi di sfumature. È vero che è stata un’annata anomala ma ci ha dato delle uve straordinarie. È una delle vendemmia migliori degli ultimi 7/8 anni in fatto di equilibrio e armonia.”

Toscana

Dalla terra dei Sangiovese e dei Supertuscans Marco Pallanti, agronomo ed enologo di Castello di Ama, ci dice di aver appena svinato le vasche e racconta di una qualità “buona, di vini un po’ grossi e senza grandi finezze ma sono di grande ricchezza e potenza.” La morsa della siccità ha colpito anche le terre tra Firenze e Siena riducendo le rese. “Essendo a 500 metri s.l.m. noi ci siamo un po’ salvati, sia dall’estrema calura che dalle gelate primaverili. Abbiamo raccolto il Pinot Nero i primi 10 giorni di settembre, i Merlot a metà mese e il Sangiovese fra settembre e ottobre con un anticipo di una settimana rispetto agli ultimi anni. Se la nostra annata da 10 ultimamente era stata la 2018 per la 2021 possiamo sperare al massimo in un 9. Una cosa è certa: saranno vini apprezzabili fin da subito.”

Dalle colline di galestro del Chianti Classico ci spostiamo su quelle Metallifere della Maremma. Da dove ci arrivano pareri contrastanti. Carlo Parenti di Macchion dei Lupi, a Suvereto, ci parla di una gelata primaverile molto forte e di una siccità aggressiva che hanno portato a una perdita del 40% del raccolto. “Ed è andata bene, ci aspettavamo un – 90%. Abbiamo anticipato parte della vendemmia per conservare le acidità iniziando a raccogliere il 22 agosto, terminando poi  il 10 ottobre con le uve a maturazione tardiva: Sangiovese e Cabernet Sauvignon. Nel complesso saranno vini di grande concentrazione. Se le nostre annate da 10 sono la 2016 e la 2019 per questa ci attendiamo una valutazione tra il 7 il 9.”

100 km più a sud, Nicola Lenci di Fattoria di Magliano, a cavallo con la denominazione del Morellino di Scansano ci parla invece di un’annata “eccellente, una delle migliori assieme alla 2019. Abbiamo avuto una piccola perdita dovuta alle gelate primaverili nei vigneti più bassi ma nessun danno da siccità grazie a una primavera piovosa. Stiamo ottenendo vini profumati e di corpo, eleganti e dai tannini vellutati già adesso.”

Lazio

Concludiamo il nostro secondo viaggio fra i vigneti a sud della Capitale. Dai Castelli Romani giungono buone prospettive per i Frascati Superiore. Giulia Fusco di Merumalia racconta di una “qualità alta” e ringrazia sollevata i terrazzamenti basaltici del Grande Vulcano Laziale che “hanno creato numerose stratificazioni rocciose che fungono da forzieri per le riserve idriche.” Non si registrano gelate ne grandinate solo “qualche pioggia torrentizia che ha colpito a macchia di leopardo. Chi ha creato più danni sono stati i cinghiali. Alcuni piccoli viticoltori ai margini del Parco di Tuscolo hanno perso il 100% del raccolto. Le qualità invece sono ottime e le Riserve di Frascati Superiore promettono grande eleganza anche in futuro. Se la nostra annata da 10 è stata la 2017, questa per ora è alla pari.”

Minor entusiasmo arriva dalle terre del Cesanese, il più interessante vitigno autoctono a bacca nera della regione. Da Olevano Romano, Piero Riccardi della Cantina Riccardi Reale ci parla di “un’annata strana e disomogenea. La siccità è durata tre mesi e mezzo, da maggio ai primi di settembre. Le zone alte hanno sofferto di più la mancanza d’acqua, così come i terreni sabbiosi rispetto a quelli vulcanici. Pensavamo di dover anticipare di parecchio la vendemmia ma a settembre sono arrivate le piogge e le temperature sono scese repentinamente. Le viti hanno ripreso vigore e abbiamo raccolto i primi 10 giorni di ottobre. Per ora abbiamo alti livelli di alcolicità e freschezze contenute, il Cesanese non è un vitigno facile. Quelli del 2021 saranno vini, almeno per chi lavora con le fermentazioni spontanee, da aspettare un po’ in bottiglia. Meglio l’Ottonese (nome del Bombino bianco in questa parte d’Italia) che essendo un’uva a maturazione tardiva, ha goduto particolarmente del fresco di ottobre e ha prodotto quasi il doppio.”