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3V per Vendemmia VentiVentuno: il Sud

di Andrea Amadei

Dalla Campania alle Isole, facciamo il giro dei vitigni più evocativi del Sud Italia. Ecco come è andata la vendemmia.

Contrariamente a quanto si possa immaginare, la vendemmia italiana finisce più tardi al Sud anziché al Nord. A giocarsi il titolo di vendemmia più tardiva sono sempre l’Irpinia, le contrade più alte dell’Etna e il Vulture (quasi sempre il vincitore). Per questo, l’articolo dedicato al Sud esce dopo quelli di Nord e Centro e attenzione, perché, se le uve rimaste in pianta più a lungo sono anche le migliori perché hanno potuto godere delle piogge e del fresco autunnale, quest’ultima tappa potrebbe rivelarci grandi sorprese. Insomma, mai come quest’anno nel mondo del vino potrebbe valere la massima gli ultimi saranno i primi che, tra l’altro, l’apostolo Matteo fa pronunciare proprio al padrone di una vigna.

Il punto è che la siccità e il grande caldo estivo hanno spesso costretto le viti a chiudere gli stomi fogliari per evitare eccessive traspirazioni e a richiamare acqua dagli acini, bloccandone la maturazione. Dalla metà di settembre, quasi ovunque, è tornata la pioggia e tutto è ripartito, dando tempo alle piante di raggiungere la piena maturazione delle le uve, riequilibrandone i parametri (zuccheri, acidi, profumi e tannini). Ovviamente la cronologia non è stato l’unico fattore determinante e, questo capriccioso 2021, partito fra la disperazione e la sfiducia dei vignaioli, si è poi rivelato un’annata difficile da gestire ma non così impossibile da domare. Hashtag #troppo: prima #troppofredda, poi #troppocalda e #tropposiccitosa, infine #troppopiovosa, ma i produttori sono riusciti a fare un gran recupero qualitativo rinunciando alle quantità, con cali che in alcuni territori hanno toccato anche il 40% rispetto alle annate precedenti.  “All’inizio pensavo a un’annata insidiosa ma in fin dei conti è stata positiva” ci racconta Luca D’Attoma, fra i migliori enologi italiani e consulente di numerose cantine sparse lungo tutta l’Italia. “Ci sta a volte di vincere al 90°, nel calcio come in vigna. Insomma match difficoltoso ma gran recupero e vittoria allo scadere.”

Campania

Ad esempio in Irpinia, dove D’Attoma segue la Cantina Fonzone, la raccolta dell’Aglianico è finita con un ritardo di 10 giorni rispetto al solito e “ha permesso di arrivare a maturazioni fenomenali”. “Sarà una grande annata” ci racconta. Così come del resto è stato per il Taurasi. Lo stesso entusiasmo ci viene trasmesso da Piero Mastroberardino, alla guida di una cantina storica della regione, con vigneti sul Vesuvio e soprattutto in Irpinia. “Per i rossi è una grandissima annata, una vendemmia da ricordare, per i bianchi buona ma per ora non memorabile. Le uve chiare hanno sofferto la mancanza d’acqua. La raccolta è iniziata presto e finita tardi, abbiamo iniziato sul Vesuvio attorno al 20 settembre e terminato il 16 novembre nella tenuta di Montemarano, la più fredda, vicino alle montagne.” Dove nascono le uve dei Taurasi, per intenderci. “Qui la maturazione è stata lenta e prolungata dando vita a complessità e tannini vellutati. Anche le quantità non hanno subito cali, anzi sono state copiose.” Discorso differente per i Lacryma Christi del Vesuvio, in questa zona c’è un clima più mediterraneo e “se aspetti troppo va a finire che perdi le acidità”. Per concludere: “se la 2004 finora è stata l’annata del ventennio, penso che la 2021 non sarà da meno. Ci darà vini più compatti e profumati ma non necessariamente più morbidi perché comunque le acidità sono alte.”

Spostiamoci nella Divina, la Costiera Amalfitana e, per la precisione, a Tramonti, dove ci sono le vigne più longeve d’Italia. Qui Gaetano Bove di Tenuta San Francesco ospita piante di Tintore (varietà a bacca scura tipica del luogo e quasi scomparsa) di oltre 300 anni. “I terreni vulcanici hanno fatto tesoro dell’acqua primaverile, le pomici si sono impregnate e hanno gradualmente dissetato le viti. Dopo secoli hanno radici profondissime e sono in grado di trovare sacche d’acqua anche parecchi metri sottoterra. Il riscaldamento globale gli fa un baffo al Tintore di Tramonti.” Più difficoltà sui bianchi “per le mancate escursioni termiche di agosto ma comunque anche qui una parte quasi secolare del vigneto ci ha aiutati  a mantenere alti i contenuti acidi dei mosti. Se la nostra annata da 10 è stata la 2010 a questa do un 7 per i bianchi e un 8,5/9 per i rossi.”

Calabria

Dall’antica Enotria, e precisamente da Cirò, risponde Gianluca Ippolito che subito chiarisce come quantità e qualità delle uve siano abbastanza costanti negli anni in questa parte d’Italia. “Solo la 2014 e la 2019 sono state un po’ anomale, la prima troppo piovosa, la seconda, invece, siccitosa e torrida. La 2021 è stata strana perché le due cose si sono compensate. Dopo un agosto molto caldo e secco, all’inizio di settembre sono arrivate le piogge. Chi ha vitigni internazionali a bacca chiara, che maturano presto, ha raccolto uve con poche acidità, sane ma povere in freschezza. Anche il calabrese, che è un vitigno rosso tipico dell’Aspromonte ha sofferto il caldo in bassa quota dimostrando d’essere un vitigno d’altura. Il Gaglioppo, invece, che è il vero padrone di casa e matura tardivamente, ha potuto godere delle piogge autunnali riequilibrando poi i parametri alcolici e quelli acidi. I risultati finali sono anche migliori rispetto all’anno scorso, sia in qualità che in quantità. Fra i bianchi il Pecorello (autoctono calabrese) si è adattato meglio, le vigne hanno fatto in tempo a riprendersi un po’ prima della vendemmia settembrina. Se la nostra annata da 10 è stata la 2017, alla 2021 darei un 8. I vini bianchi avranno una freschezza minore ma le riserve di Cirò saranno equilibrate. I rosati invece colpiranno per ricchezza aromatica.”

Basilicata

Ci trasferiamo ai piedi del vulcano avvoltoio, nel nord della Lucania, dove raggiungiamo telefonicamente il mitico Gerardo Giuratrabocchetti, anima di Cantine del Notaio e e Presidente del Consorzio di Valorizzazione Qui Vulture, per la promozione dei vini Aglianico del Vulture DOC e DOCG. “È andata bene” ci riferisce sollevato, ma senza troppi entusiasmi “Fra giugno e luglio siamo passati improvvisamente dal freddo al caldo estremo e è mancata la pioggia. Le piante si sono fermate, hanno sospeso la fotosintesi e chiuso gli stomi sotto le foglie per non perdere acqua. La vendemmia è terminata attorno al 20 novembre, abbiamo raccolto con due settimane di ritardo, tutto tranne l’Aglianico che è invece in linea con gli altri anni. Anche in quest’anno siccitoso non abbiamo avuto bisogno di irrigazioni di soccorso, il tufo che allatta, ha fatto il suo dovere.” I terreni del Vulture sono chiamati così per la loro capacità d’incamerare acqua d’inverno e rilasciarla gradualmente alle viti d’estate. “Non abbiamo avuto né gelate, né grandinate, prosegue, abbiamo avuto qualche calo quantitativo sui bianchi e sui rossi precoci, mentre l’Aglianico rientra nelle normali quantità. È come se ci fossero state due vendemmie diverse, da una parte c’è l’Aglianico e dall’altra tutto il resto. La nostra annata migliore ultimamente è stata la 2020 ma la 2021 non è da meno. È presto per darle un voto ma almeno un 9 me lo aspetto. Le uve bianche erano molto profumate e quelle di Aglianico avevano tutto: profumi, colore, corpo. In bocca masticando gli acini già si sentiva l’amarena.”

Puglia

All’altezza dello sperone del nostro Stivale, dal canale del vento fra il Gargano e l’Appennino DaunoAlberto Longo ci racconta di un’annata straordinaria soprattutto sui rossi. Spiega che nel nord della Puglia c’è abbondanza d’acqua grazie alla vicina diga di Occhito, la più grande d’Europa. “La siccità è durata tre mesi ma abbiamo potuto attuare due irrigazioni di soccorso: il 20 giugno e il 25 luglio. Le uve bianche hanno fatto fatica a maturare, i gradi zuccherini non salivano e l’acidità non scendeva, in vent’anni di vendemmia non mi era mia successo. Poi, finalmente, a fine agosto e a fine settembre sono arrivate due leggere piogge. Le basi spumante da Falanghina e Nero di Troia e Bombino hanno tanta freschezza e credo che potranno affinare a lungo in bottiglia ma i risultati migliori li abbiamo avuti sui rossi. Le uve a bacca scura hanno seguito il normale iter di maturazione e sul Primitivo promette benissimo. L’ho assaggiato dalle vasche è spettacolare.”

Più a sud, in Manduria, colui che potremmo definire un artista della vigna, Gianfranco Fino, ci dice subito con voce ferma e tranquilla che i vitigni autoctoni, Negroamaro e Primitivo, stanno avendo ben pochi problemi col climate change. “La 2021 è stata un’annata molto calda, abbiamo riscontrato qualche rallentamento nella maturazione, bisognava avere molta pazienza ma alla fine i livelli zuccherini sono saliti. Lavorare con vigne vecchie e rese bassissime (2 etti per pianta circa quando la media di un produttore di alta qualità si aggira su 1,5 Kg) mi ha aiutato. Ho messo in pratica le tecniche di aridocoltura che ci hanno trasmesso i nostri nonni: ho fatto qualche trattamento col caolino per evitare l’eccessiva traspirazione delle piante e ho lavorato la terra superficialmente per limitare la completa evaporazione delle riserve idriche. Prima dell’estate abbiamo deciso di non diradare troppo per permettere alle foglie di ombreggiare i grappoli in estate. Siamo stati premiati. Un ruolo determinante stato giocato dalla profondità delle radici. Ogni due anni tagliamo quelle che si formano in superficie, stimolando le piante ad allungare le radici sotterranee. La vendemmia alla fine si è svolta in ritardo, abbiamo raccolto dopo San Gregorio (il patrono di Manduria che ricorre il 3 settembre) come si faceva una volta. Avremo tanta eleganza e tanta finezza nei vini del 2021.” Infine, Damiano Calò, di Rosa del Golfo, azienda di riferimento per i rosati salentini, ci parla delle uve Negroamaro che raggiungono il loro apice nelle annate siccitose. “I grappoli erano più leggeri e piccoli del solito ma le viti, soprattutto quelle allevate con la tradizionale forma ad alberello, sono riuscite a maturare bene i loro frutti. Credo che il merito sia della vicinanza al mare e dell’escursione termica notturna delle nostre colline che crea umidità nelle ore di buio. Un fenomeno che stranamente aumenta durante i giorni di Scirocco, vento che è stato dominante quest’estate. Una delle vendemmie migliori ultimamente è stata la 2017, anch’essa secca e torrida. Mio papà invece mi parlava sempre benissimo della ’93 e della ’94 nonostante fossero state due annate di siccità quasi totale. Insomma pare che il Negroamaro sappia sempre cavarsela e che riesca a dare il meglio di sé proprio nelle difficoltà.”

Sicilia

Racconti di un’annata estremamente calda giungono anche alle terre della Doc Monreale. Mario Di Lorenzo di Feudo Disisa menziona tre settimane di scirocco caldissimo tra la fine di luglio e la metà di agosto, con picchi di calore sopra i 40°C. “Chi non ha i vigneti irrigati ha sofferto molto. È stata la vendemmia più calda degli ultimi 15 anni ed è stata la prima in cui abbiamo dato fondo alle acque dei laghetti artificiali. Fortunatamente, la temperatura di notte scendeva un pochino in collina e le piante avevano un sollievo. Comunque meglio un’annata calda di un’annata piovosa. Abbiamo raccolto tutte le uve bianche con una settimana d’anticipo sull’abituale tabella di marcia cercando di concludere il più velocemente possibile. Le uve rosse, invece, le abbiamo raccolte a inizio settembre dopo una pioggia ristorativa. A fine agosto, infatti, sono arrivati due acquazzoni in tre giorni che hanno dato una spinta alle maturazioni. Dai rossi mi aspetto ottimi risultati e credo saranno vini anche in grado di evolvere negli anni. È stata una vendemmia difficile ma ci darà grandi soddisfazioni.” A rappresentare la Sicilia Orientale ritroviamo l’enologo Luca D’Attoma, che segue la cantina Terra Costantino, a Viagrande, sul versante sud/est dell’Etna. Lì la vendemmia è terminata a fine ottobre. Non ci sono state gelate e nemmeno la grandine ha dato grandi problemi, ma le quantità di uva raccolta sono state ridotte dalle piogge e dai freddi di maggio che hanno fatto cadere un po’ di fiori dalle viti, andate, così, incontro al famoso effetto Picolit, ovvero, la formazione di grappoli con pochi acini ma concentratissimi di sostanze zuccherine, acide e aromatiche. Daranno vini profumati e concentrati. 8 ½ è il voto che viene espresso sull’annata dal nostro intervistato. “Cos’è mancato?  Solo un po’ d’acqua e la possibilità di attuare qualche irrigazione di soccorso.”

Sardegna

Lo stesso D’Attoma firma i vini della Cantina Antonella Corda a Serdiana, nel Cagliaritano. “In Sardegna ci sono due grandi vantaggi, quello di poter realizzare irrigazioni di soccorso quasi ovunque e la presenza del Maestrale, vento freddo da nord che aiuta a mitigare i caldi estremi. Le uve di Vermentino, Nuragus e Cannonau sono arrivate in cantina al top anche grazie alle piogge che hanno bagnato il Campidano.  Ci sono state punte di caldo oltre i 40°C, ma nessun’altro evento climatico estremo, abbiamo raccolto in buona quantità e con ottime qualità.” Per completare il resoconto sulla vendemmia nella terra dei quattro Mori, ci rivolgiamo ad Andrea Balleri, di Contini, storica azienda vitivinicola con sede a Cabras, ma proprietaria di diverse tenute in zone differenti dell’Isola. “Abbiamo iniziato la raccolta il 3 agosto nel Sinis per le basi spumante da uve Vernaccia, per poi proseguire il 12 e il 13 con i Vermentini dell’Ossidiana e il 19 con quelli di Gallura. Gli ultimi Vermentini sono stati quelli della zona di Sennori (SS). Infine, dal 22 agosto al 15 settembre, abbiamo vendemmiato i Cannonau terminando la raccolta con dieci giorni d’anticipo rispetto al 2020 e ben un mese prima rispetto all’epoca dei nostri nonni. Non solo per il clima, ma perché il vino di oggi è differente da quello di 50 anni fa, più piacevole, leggero e fresco rispetto ai vinoni molto alcolici che bevevano i nostri predecessori. Nel complesso, abbiamo riscontrato ottimi equilibri zuccheri/acidi e buone intensità aromatiche, decisamente superiori a quelle dell’anno scorso. Per i Cannonau è stata una vendemmia molto positiva e i Vermentini di Gallura promettono grande eleganza. Anche per la Vernaccia possiamo affermare che sia stata un’annata tutto sommato favorevole.” Se in Sardegna la 2016 è stata l’annata da 10, la 2021, per il nostro interlocutore non scenderà sotto l’8 ½.