Home Mangiare Indovina chi viene a cena? Degli estranei, con l’app Comehome

Indovina chi viene a cena? Degli estranei, con l’app Comehome

di Alessio D'Aguanno

Le cene con gli amici stanno diventando monotone? Prova a mangiare a casa di uno sconosciuto con altri estranei. Come? Con l’app Comehome

Se c’è una cosa che la pandemia ci ha tolto, in questi ormai quasi due anni di cui a breve si celebra (e non festeggia) l’anniversario, è l’abitudine a stare in mezzo agli altri, alle persone che conosciamo e a chi vorremmo conoscere. L’idea di trovarsi in situazioni fuori dalla zona di comfort in cui ci presentiamo, raccontiamo di noi e chiediamo altrettanto a chi ci sta di fronte è diventata ormai un’eccezione: sia in ambito lavorativo che, molto più spesso, in vesti informali, da sabato sera per intenderci. In questo periodo, si è realizzato un distacco dal mondo reale che ci ha catapultatati in una versione virtuale di esso. Ebbene, dopo aver familiarizzato, volenti o nolenti, con la parte digitale dell’era moderna, come smartworking e incontri in rete per mantenere un pizzico di contatto sociale a distanza, è arrivato il momento di riappropriarsi degli incontri ravvicinati.

Qualche settimana fa, ormai, ho voluto provare in prima persona un’esperienza che attendevo di fare da tanto tempo. Ho scaricato un’applicazione che era nata ancora prima della pandemia per permettere alla gente di conoscersi a casa di estranei (host), proprio come su AirBnB. Il suo nome è Comehome e il funzionamento è molto semplice: i padroni di casa scelgono una data e un tema per l’evento, un prezzo, una durata e hanno a disposizione un numero di caratteri per descrivere agli altri utenti dell’app che cosa ci sarà da aspettarsi per l’occasione. Non appena l’evento viene caricato in rete, tutti gli altri utenti possono consultarlo, vedere quanti posti sono rimasti liberi sia per gli uomini che per le donne (in genere metà e metà) e prenotarsi all’evento. Il più delle volte si paga in anticipo l’intero costo del biglietto, in alcune occasioni una parte si salda prima e una in loco. Il dettaglio da non sottovalutare è che chi ospita non ha di solito interessi a fini di lucro. A volte può capitare di rientrare nei costi, a volte no, ma non è questo il punto. Colui che decide di organizzare un’attività conviviale come queste è una persona che ha piacere di fare nuove conoscenze a casa propria facendo ruotare l’incontro di gruppo intorno a un interesse comune di vario genere.

Se con l’avvento del Covid-19 sono stati creati tanti eventi a distanza e in giro per locali, non sono da trascurare le cene a casa di altre persone in stile Perfetti sconosciuti, ma nel vero senso della parola, non come nel film in cui i commensali scoprono dettagli (negativi) degli altri convitati che non sapevano. Le regole sono chiare: niente cellulari, se non per scattare foto di gruppo per aggiornare la community social sull’incontro, e tutta la concentrazione dello scibile umano sul piacere di conversare davanti a un buon bicchiere di vino e alle pietanze che il padrone di casa ha preparato per gli ospiti ignoti.

Come ha detto un commensale, è una cena a casa di amici in cui il patron è più propenso a riproporre l’appuntamento, perché non ci rimette nulla a livello economico, dato che ognuno paga la sua quota di partecipazione, e perché le conversazioni, aggiungo io, non possono diventare noiose, visto che hai tutto da scoprire delle persone che condividono il tavolo con te. Ma torniamo al punto. La prima cena Perfetti Sconosciuti a cui ho partecipato. Gli host erano due, una coppia di Torino; lui (francese) da due anni nella città piemontese. Parla molto bene l’italiano, con accento d’oltralpe, e ha ben impresso il ricordo del suo stato, motivo per il quale la serata è stata proprio organizzata, grazie all’aiuto della compagna italiana, a tema cucina francese. Dopo i primi convenevoli del caso, in cui come al solito ho fatto attenzione a dire il mio nome giusto piuttosto che a ricordare quello degli altri, e dopo aver subito ricevuto un bicchiere di Prosecco in mano visto il ritardo, abbiamo iniziato a mangiare. Che felicità. La prima portata? Pâte Basque di anatra, maiale e fegato, spalmato su dei deliziosi crostini di baguette, che, successivamente, è stata portata intera nel suo porta-baguette (accessorio di cui non conoscevo dell’esistenza). Poi, è stato il turno della Salade et vinaigrette gourmet, un’insalata con formaggio, noci e vinaigrette con senape, quindi, del riso basmati con il pollo e peperoni romano alla francese (il Poulet basquaise) e, infine, la Tarte tatin, preparata dalla padrona di casa. In abbinamento, direttamente dalla Francia, abbiamo bevuto un Pinot Blanc d’Alsazia e due vini di Bordeaux imbottigliati nel 2010 che l‘host francese  teneva in una cantinetta rossa smaltata, un bijoux in salotto. Fino a qui potrebbe essere la descrizione di un bel pasto conviviale al ristorante ma, ciò c’è stato in più, era il calore.

Il calore che, inaspettatamente, ho scoperto può arrivare in modo sentito anche dagli sconosciuti, tema sul quale a Torino non siamo proprio avvezzi, a differenza dei nostri cugini meridionali. Ho conosciuto un ingegnere con la passione dell’organizzazione eventi, un agopunturista che ha abbandonato il mestiere di psicoterapeuta, un ragazzo che lavora a nove numeri civici di distanza da casa mia e di cui fino a quel momento ignoravo l’esistenza, una segretaria di uno studio di avvocati e i due padroni di casa che, più di ogni altri, meritano una menzione speciale. Se c’è una cosa della quale ho (e spero abbiamo) imparato ad apprezzare l’importanza in questi lunghissimi mesi è il tempo. Il lento incedere delle lancette che scandisce le nostre giornate. Con la ripresa delle attività tutti ne abbiamo meno e, se decidi di offrire il tuo alle altre persone, che per di più non conosci, possiedi davvero la famosa marcia in più. L’aver partecipato a una cena del genere mi ha riportato alla mente ricordi lontani, quando ero io l’host – forse il termine non era ancora approdato in Italia – che organizzava tavolate di amici a casa. Chi faceva la spesa? Io. Chi cucinava? Io. Chi lavava i piatti? Io. Chi puliva? Io. Chi apprezzava? Nemmeno tutti. Vale ancora la pena? Dall’ultima volta sono passati anni. Comehome può farmi tornare la voglia di organizzare cene? Probabile. Nel frattempo mi godo un weekend in chalet, che ho prenotato per il prossimo weekend. Cucinerà l’ingegnere e sono sicuro che apprezzeranno tutti.