Home Bevande Berresti da una scarpa? La moda arriva dall’Australia

Berresti da una scarpa? La moda arriva dall’Australia

di Marta Manzo

Avete già sentito parlare dello Shoey? Si tratta della moda australiana di bere dalle scarpe. Ma pare che le sue origini siano molto antiche.

Perché brindare con un calice quando puoi farlo usando una scarpa. Dovremmo chiederlo agli australiani, massimi esperti nella pratica dello shoey. Che consiste, appunto, nel sorseggiare le bevande – alcoliche, perlopiù birra – direttamente da una calzatura, la propria o perfino quella di un’altra persona. In barba a qualsiasi regola igienica. 

Le occasioni da Shoey

 

 

Questa assurda pratica, diventata popolare negli ultimi dieci anni, si osserva solitamente in occasioni come feste, concerti, eventi sportivi. Momenti per ottimi bagordi, insomma, ma anche per festeggiare qualcosa. Pare non ci sia australiano (sì, stiamo generalizzando), che non abbia bevuto almeno una volta qualche sorso dalla sua scarpa appena sfilata, destra o sinistra che fosse. E tanti tra artisti, sportivi, persone comuni, anche oltreoceano e perfino italiani – sic! -, hanno deciso a un certo punto che fosse effettivamente una buona idea da imitare. 

Anche i Vip bevono dalla scarpa

Come riporta il Post, lo ha fatto Hugh Grant in diretta da Jimmy Fallon, lo fanno regolarmente i rapper Post Malone e Machine Gun Kelly, da buon australiano non poteva non seguire questo costume il pilota di Formula 1 Daniel Ricciardo, ma anche quello di MotoGP Jack Miller. È un appuntamento immancabile per il lottatore Tai Tuivasa, che lo usa come rito di celebrazione per ogni vittoria. E in un’occasione lo ha fatto perfino Valentino Rossi, bevendo spumante direttamente dal suo stivale al termine di una gara. “Mi ero ripromesso di copiarlo in caso di vittoria – aveva dichiarato allora, nel 2016 – non era poi così male”

Le origini dell’usanza

Sulla genesi dello shoey si dibatte ancora molto e le sue origini rimangono incerte. Sicuramente, nell’ultima decade, questa consuetudine è diventata popolare in Australia grazie a una band della Tasmania, i Luca Brasi. Come ha spiegato al NYT,  Tyler Richardson, frontman della band, era una cosa che avevano cominciato a fare durante i concerti e che man mano altri avevano cominciato a copiare. Ma non l’hanno inventata comunque loro. “Il mio amico Nug – ha spiegato Richardson in un’altra intervista, stavolta a Speaker Tv – l’ha visto in un vecchio film sul surf e abbiamo iniziato a farlo per delle birre gratis”. Prima ancora dei film sul surf, in effetti, potrebbero essere stati i soldati tedeschi a utilizzare lo shoey prima di andare in battaglia, per sbarcare poi nelle università come rito di iniziazione o punizione per i membri di club più o meno segreti. Addirittura, per chi ha ben studiato il fenomeno, potrebbe risalire al Medioevo, come segno di buon auspicio. Metafora, quindi, di decadenza agli inizi del XX secolo, secondo la versione più diffusa, lo shoey ebbe inizio nel 1902, in una casa d’appuntamenti di alto bordo a Chicago. La scarpetta di una ballerina cadde sul pavimento. E un membro dell’entourage del principe Enrico di Prussia la raccolse e la usò per bere champagne.