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USA: da KFC arriva il pollo non pollo

di Alessio D'Aguanno

Nei punti vendita KFC degli USA arriva il pollo non pollo fritto, un’alternativa tutta vegetale per chi desidera mangiare responsabilmente.

Solo fino a pochi anni fa non c’era interesse per il tipo di allevamento dei polli che mettevamo nel piatto. Adesso che tutto il clima sul benessere animale è nettamente cambiato, a favore di maggiori spazi e di una vita più consona alle esigenze di ciascun esemplare, è parallelamente cresciuta l’attenzione per un consumo responsabile della carne e, per i vegetariani e vegani, per quella che sembra carne ma non lo è.

Il pollo non pollo fritto

Oltre alle varianti vegane di hamburger presenti nelle principali catene di fast food, infatti, dal 10 gennaio in tutti i punti vendita statunitensi KFC si può ordinare il pollo fritto, se così possiamo chiamarlo, di Beyond Meat. Si tratta di una preparazione alimentare di origine vegetale il cui obiettivo è quello di rievocare le caratteristiche organolettiche di questo piatto, pur non contenendo, come nelle altre proposte dell’innovativa azienda, niente di origine animale.

Gli ingredienti

Se l’azienda Beyond Meat non ha reso pubblica la lista completa di ingredienti in rete, ci è dato sapere che la parte proteica garantita dalla carne è stata sostituita con quella vegetale dei piselli, che rendono questo piatto un’ottima alternativa per vegetariani e onnivori consapevoli; il cibo, che arriva già fritto nei punti vendita, viene fritto una seconda volta nelle stesse friggitrici del pollo vero, però. Il prodotto, creato in esclusiva per KFC, usa gli stessi aromi del tradizionale pollo fritto della nota catena USA. In realtà, non si tratta di una vera e propria novità per KFC. La distribuzione di pollo finto più grande mai registrata finora segue i test realizzati ad Atlanta nell’agosto 2019, dove le scorte erano state esaurite in 4 ore, e in alcune città statunitensi – tra cui Charlotte, Los Angeles e Nashville – nel 2020.

Si tratta di mera pubblicità?

La catena nota per il pollo fritto, che ha poco meno di 4000 punti vendita solo negli Stati Uniti, distribuisce circa 400 pezzi di pollo al minuto, numerica che implica un bisogno annuale di animali pari a 23 milioni. Se, di conseguenza, di realtà sostenibile non si può parlare, nonostante la scelta di puntare sulla carne meno impattante per l’ambiente (797 l di acqua per kg) e la promessa di ridurre le emissioni del 46% entro il 2030, sicuramente questa decisione fa bene all’ambiente e, in particolar modo, al senso di responsabilità generale, visto che ci avviamo verso anni sempre più problematici dal punto di vista del riscaldamento climatico e dei disastri naturali.