Home Mangiare Nuove Aperture: Fuorinorma a Roma

Nuove Aperture: Fuorinorma a Roma

di Francesca Feresin

Aperto da pochi mesi, in zona Ostiense, ecco come si mangia da Fuorinorma, il nuovo locale di Federico Iavicoli.

La sua vita è paragonabile ad un’avvincente partita di flipper. Lui, Federico Iavicoli, è una pallina luminosa, che rimbalza su e giù con spirito avventuroso da un capo all’altro delle cucine italiane e del mondo. Un gioco incessante, con improvvisi cambi di velocità, in cui, toccando obiettivi remoti, accumula punti ed esperienze sullo score. In palio, un unico premio: la libertà. Alunno del Gambero Rosso, alle prime file dei banchi del master in Giornalismo Gastronomico; artefice, patron e protagonista di Spasso, dinamica e avanguardista bottega romana che celebrava lo street food di qualità; consulente e chef di un resort in Kenia. E ora il ritorno in Italia, a Roma, dove a metà agosto arriva l’annuncio dell’apertura di un nuovo locale.

Questo è Federico, mentre la sua nuova scommessa si chiama Fuorinorma, un progetto gastronomico a quattro mani dove a Iavicoli si affianca Valerio Desantis, con il quale ha intrapreso una serie di collaborazioni.  Come evidenzia il nome dell’insegna di Piramide Cestia, in zona Ostiense, Fuorinroma vuole essere un luogo fuori dalla norma. Vogliamo proporre una cucina che possa rendere speciale l’esperienza dei nostri ospiti e che possa al tempo stesso migliorare la loro vita e la nostra, grazie ad una serie di scelte sostenibili e ad un rapporto tra qualità e prezzo con pochi eguali” dichiara Federico stesso.

Ogni prodotto è preso direttamente dai produttori, senza alcun tipo di intermediario o distributore, seguendo le regole dettate dalla stagionalità. Pensiamo che questa sia la strada migliore per garantire la miglior esperienza possibile a tavola preservando degli standard di qualità e sostenibilità, anche economicacontinua lui, personalità ubiquitaria all’interno del ristorante che si occupa tanto della stesura del menu quanto della carta dei vini. 

L’ambiente è essenziale e informale con 35 coperti nello spazio interno e 15 in quello esterno. A dominare è il bancone centrale, perfetta fermata per uno stuzzichino e un buon calice di vino. Le pareti dalla sala diventano vetrine e testimoni della materia prima utilizzata in cucina e dei vini collezionati in cantina. Quest’ultima è limitata ad una trentina di etichette attentamente selezionate da Federico e Valerio con l’aiuto di Stefania Vinciguerra e Riccardo Viscardi. Prevalgono i vini naturali, da ordinare anche al calice. Il menu è essenziale, dinamico, scandito dalle stagioni e dall’estro del momento. Non esiste la classica suddivisione in antipasti, primi e secondi, ma subentrano al loro posto, Coccetti caldi, Taglieri e Antipasti, Il signor Cacio e Pepe, Altri primi piatti, Fritti e sfizi, Sul più bello, Piatti del giorno e i dessert.

La brigata, tutta al femminile, capitanata da Daniela Miralda, si destreggia tra paste fresche, fritture asciutte e secondi a cotture lente, focalizzandosi sulla valorizzazione dei prodotti locali, su ciò che è materialmente disponibile in zona, interfacciandosi con i fornitori e i produttori vicini. Ed è così che nascono piatti come Verde Acqua,  un mix di foglie e piante aromatiche da coltura acquaponica di The Circle Food, a cui vengono aggiunti fiocchi di sale e limoni fermentati. Un piatto semplice solo all’apparenza, stratificato nel gusto e nelle consistenze, da gustare a inizio cena prima di una corposa polpetta all’amatriciana che nasconde al suo interno un cuore di pasta. 

Un sempreverde, emblema della cucina di Iavicoli, è la Cacio e Pepe sabbiosa in versione spaghetto, preparata secondo antica ricetta, a cui si accostano variazioni contemporanee come la cremosa con i tonnarelli e quella al tartufo. Si gioca con la pasta aglio e olio, mantecata con una salsa di aglio e olio stabilizzata grazie alle proprietà emulsionanti dei gherigli di noci e profumata con due peperoncini differenti, uno peruviano ed uno indiano, uno più aromatico, l’altro più piccante.  

Si conclude con il sorriso, addentando una costoletta di maiale cotta lentamente nella coca cola, e, solo alla fine, un burger di cioccolato e riso soffiato con ananas fritto e salsa ai lamponi. Un dolce che appare salato, godurioso ma non stucchevole che invita al morso successivo e ad un ritorno più che immediato.