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UNESCO: con la pandemia aumenta l’export della dieta mediterranea

di Carlotta Mariani

Anche la pandemia ha portato qualcosa di buono. Scoprite i numeri del successo dell’agroalimentare Made in Italy.

Sono passati poco più di 10 anni da quando la dieta mediterranea è stata inserita dall’Unesco nel Patrimonio Mondiale Intangibile dell’Umanità. Era il 16 novembre 2010, una data che ha segnato un riconoscimento importante, che ha permesso di valorizzare e far conoscere maggiormente questo ricco bagaglio di conoscenze, tradizioni, riti e materie prime che ci appartiene. E dopo tutti questi anni, anche grazie alla pandemia, possiamo dire che la dieta mediterranea sta benissimo. In questi 11 anni, infatti, la domanda dei nostri prodotti ha segnato un +56% e l’ultimo periodo è stato davvero fortunato.

Sembra incredibile ma proprio questo difficile periodo di restrizioni, paure, sofferenze ha portato a qualcosa di molto positivo per il nostro Paese: l’export dei prodotti base della dieta mediterranea ha fatto un balzo in avanti. Coldiretti lo aveva già segnalato per l’anno 2020 quando, con un aumento dell’1,7% rispetto al 2019, le esportazioni agroalimentari italiane hanno raggiunto il valore record di 46,1 miliardi. Non solo. Per la prima volta, grazie al Covid, hanno superato il valore delle importazioni che sono scese a 43 miliardi. Trend confermato nel 2021 in cui l’export ha raggiunto il nuovo valore record di 52 miliardi. Non male, vero?

A trainare questo successo sono la frutta e la verdura e, naturalmente, il vino. Pensate che, sempre da dati di Coldiretti, a dicembre 2021 le esportazioni nel mondo di prodotti Made in Italy sono cresciute dell’11% rispetto allo scorso anno per un totale di 4,4 miliardi di euro. Quali sono stati i prodotti più richiesti? Lo spumante (+29%), i panettoni (+25%), i formaggi (+12%), i prosciutti, i cotechini e i salumi (+12%), i tortellini (+4%). Per non parlare di un ingrediente che non è proprio simbolo della dieta mediterranea ma che, come prodotto Made in Italy, ha conquistato le tavole delle feste in tutto il mondo. Stiamo parlando del caviale italiano che a dicembre 2021 ha segnato un bel +146% sui mercati internazionali. Anche nel 2021 il Paese più interessato ai prodotti della dieta mediterranea è stata la Germania, seguita da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. E il tutto nonostante l’etichettatura a semaforo di questi ultimi due Stati (come il Nutri-Score) che sembra penalizzare le nostre specialità.

La pandemia sembra, quindi, aver dato un’accelerata al successo nel mondo delle nostro agroalimentare iniziato con il riconoscimento Unesco più di 11 anni fa. L’attenzione alla salute, alle vitamine, al buon funzionamento del sistema immunitario hanno fatto crescere ovunque una nuova consapevolezza nelle scelte alimentari. Così come in questi ultimi difficili anni si è sempre più attenti alla sostenibilità ambientale e proprio quella del Made in Italy è percepita come una produzione amica dell’ambiente. Del resto, dai dati elaborati dal SINAB (Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica) dal 2010 al 2019 gli ettari di superficie biologica coltivata sono aumentati del 79%. La dieta mediterranea ha quindi tutte le carte in regola per un 2022 altrettanto brillante.