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Quitting coffee, il trend arriva dagli USA

di Alessio D'Aguanno

Il caffè è un rito quasi irrinunciabile: adesso un trend in arrivo dagli Stati Uniti sta portando tanti a smettere di berlo però.

Tempo di dire addio alla caffeina? Come abbandonare il caffè dopo 15 anni di consumo giornaliero? 20 fantastici vantaggi dati dall’interrompere il consumo di caffeina. 10 cose che succedono al tuo corpo quando interrompi il consumo di caffè. Questi sono solo alcuni dei tanti titoli che si possono trovare in rete quando si digita Quitting coffee trend, ovvero la tendenza di interrompere il consumo di caffè. L’articolo più autorevole che si può trovare in rete è indubbiamente quello del The Guardian, scritto da Michael Pollan. Tutti i suoi libri sono scritto con un approccio ben preciso: informarsi in modo maniacale sull’argomento che si sta trattando prima di riportare nero su bianco, in modo molto dettagliato, i risultati della ricerca. Così, dopo aver sentito i pareri di diversi esperti, tra cui l’uomo che diagnosticò l’astinenza da caffeina – che lo ha avvertito che è impossibile capire quale sia il suo vero ruolo fino a quando non si smette di assumerla – ha deciso anche lui di eliminare caffè e caffeina dalla propria vita. E, di conseguenza, ha potuto constatare il verificarsi di alcuni dei sintomi espressi nel DSM-5 dopo la brusca cessazione o riduzione del consumo di caffeina: cefalea, affaticamento marcato o fiacchezza, umore disforico, depresso o irritabilità, difficoltà di concentrazione e sintomi tipo influenza (nausea, vomito o dolori muscolari/rigidità).

Come viene sottolineato giustamente nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, la caffeina non si trova soltanto nel caffè ma anche nel tè, nelle bevande energetiche, nella Coca-Cola e bevande simili, in alcuni farmaci – analgesici da banco e antinfluenzali – ma anche nel cioccolato, in sostanze per la perdita di peso e, molto spesso, anche come additivo per vitamine e prodotti alimentari. Se un consumo eccessivo di caffeina potrebbe anche essere causa del disturbo d’ansia indotto da sostanze/farmaci, spesso tendiamo a minimizzare gli effetti di questa sostanza perché così comune e così ubiquitaria nelle nostre vite e culture, tanto da farla bere già ai nostri figli e da non avere il coraggio di attribuirle gli effetti che potrebbero dare sostanze alle quali facciamo molta attenzione e a cui stiamo lontani. Se ulteriori approfondimenti medici sono necessari per evitare un’autodiagnosi, ci teniamo a consigliarvi tre alternative al caffè, senza caffeina.

  1. Caffè d’orzo. Surrogato del caffè più connaturato nelle nostre vite, è stato molto comune e potrebbe tornare di tendenza adesso: in America è già un trend. Si tratta di una bevanda che si prepara con l’infusione di orzo tostato e macinato in acqua e che deve la sua popolarità sia al fatto che è da anni protagonista in bevande solubili, facili da preparare a casa, sia al fatto che è stata negli ultimi decenni la unica, vera e sola alternativa per chi non desiderava assumere caffeina al bar.
  2. Caffè di cicoria. Un infuso filtrato che si prepara con la polvere della radice essiccata della pianta Cichorium intybus, appartenente alla famiglia del dente di leone. Il suo sapore ricorda quello del caffè, ma se ne distacca per le note legnose e di nocciola. Ai tempi della seconda Guerra Mondiale era popolare perché, insieme all’orzo, rappresentava un valido sostituto del caffè, bandito nel ’39 dal provvedimento della Camera dei fasci e delle corporazioni emanato dal presidente Costanzo Ciano, che vietava il consumo dell’espresso al bar della Camera e alla Presidenza del Senato (esempio che doveva essere seguito dai circoli privati). Si può trovare in foglie in negozi specializzati e in erboristerie, in versione solubile nei supermercati, ma anche in alcuni bar e ristoranti, come Antonio Chiodi Latini a Torino, in cui l’omonimo chef è stato tra i primi in Italia a lavorare sulla cucina vegetale gourmet.
  3. Maca. La terza alternativa al caffè che vogliamo proporvi è la maca, anche conosciuta come ginseng peruviano o ginseng delle Ande. Il suo nome scientifico è Lepidium Meyenii ed è una pianta che cresce tra i 2500 e i 4000 metri d’altezza nelle Ande, e che viene utilizzata per ottenere un infuso, con la sola radice, privo di caffeina ma dal forte potere energizzante. La polvere della pianta si può anche assumere, oltre che sotto forma di infuso, in altri alimenti, come smoothies o yogurt.