Home Cibo La guerra costa cara anche a tavola: quali saranno le conseguenze?

La guerra costa cara anche a tavola: quali saranno le conseguenze?

di Alessandro Meo

La guerra tra Russia e Ucraina avrà sicuramente conseguenze anche sul settore agroalimentare italiano ed europeo. Ecco quali.

L’invasione, i bombardamenti, la fuga dei civili, i morti. L’escalation del conflitto in Ucraina fa tremare il mondo intero. E non solo per la paura di un coinvolgimento planetario in quella che sarebbe la terza guerra mondiale, ma, anche ipotizzando uno scenario meno tragico di quello evocato da un conflitto allargato, per le conseguenze in campo economico. Come se non fosse bastata l’imponente crisi planetaria causata della pandemia da Covid19, che in due anni ha messo in ginocchio le economie di tutto il mondo e in modo particolare quelle meno solide, le crescenti tensioni intercorse tra Russia e Ucraina sfociate nelle ultime ore nell’attacco sferrato dall’esercito di Putin hanno già intaccato la fragile ripresa timidamente  affacciatasi nel secondo semestre del 2021. C’è da dire infatti che il PIL italiano stava crescendo ad un ritmo migliore di quello di altri paesi, superiore a quello stimato dalle agenzie di rating mondiali. 

Ma il corso degli eventi ha precipitato il mondo sull’orlo della guerra globale e ha già portato le sue prime  conseguenze sui conti del nostro paese, in primo luogo per l’aumento per le spese energetiche. Le bollette ricevute da privati cittadini e aziende erano infatti già raddoppiate rispetto a quelle di dodici mesi fa, dato che dalla Russia dipendono i rifornimenti di gas e altre materie prime necessarie al nostro paese. Ora il conflitto e le sanzioni economiche che colpiranno il regime di Vladimir Putin non potranno che far lievitare ulteriormente i  prezzi. Solo nelle ultime ore, per fare un esempio, il costo del gas è ulteriormente salito di oltre il 40%, mentre il petrolio ha abbattuto la barriera dei 100 dollari al barile

Ma per il consumatore italiano si prospettano aumenti anche in quelli che sono i beni di consumo più popolari sulle nostre tavole. Russia e Ucraina sono infatti i più grandi esportatori mondiali di grano (insieme  rappresentano circa il 30% delle esportazioni globali), di mais (circa il 20%) e di olio di semi (per quasi l’80%). È vero che il nostro paese, per quanto riguarda ad esempio il grano, produce il 65% circa del fabbisogno destinato al mercato interno, ma per il restante 35% dipendiamo proprio dai paesi coinvolti in questa crisi politica. 

A questo punto non è difficile prevedere che a breve, e in qualche caso addirittura in brevissimo tempo,  assisteremo ad un diffuso aumento dei prezzi di pane e pasta, che in Italia rappresentano una gran parte dei consumi alimentari quotidiani. Un esempio: il consumo pro capite di pasta nel nostro paese sfiora i 25 chili  l’anno. Il rincaro di altri prodotti che importiamo dai paesi coinvolti nel conflitto, come il mais e le farine di cereali o soia, utilizzate prevalentemente per l’allevamento degli animali, non potranno che incidere negativamente alla formazione del prezzo finale per i consumatori. Dunque carni, latte e derivati finiranno per costare un po’ di più. 

E tutto questo senza tener conto dei costi che concorrono alla formazione del prezzo finale: gli aumenti dei  carburanti andranno inevitabilmente ad influire sul costo dei trasporti, quello di alluminio e altre materie prime incideranno non poco sulle spese di confezionamento e imballaggio. Per andare sul concreto, già oggi un pacco di pasta da mezzo chilo è aumentato di circa 20 centesimi, attestandosi intorno agli 80 centesimi a confezione. 

Tutto ciò al netto delle proteste degli autotrasportatori legate al caro gasolio: in questi giorni, in Sicilia e in altri luoghi del Meridione, il blocco deciso dalle piccole imprese di autotrasporto per protestare contro l’aumento dei costi del gasolio sta mettendo in crisi molte aziende agricole che vedono andare in fumo parte della produzione di agrumi e ortaggi destinati ai mercati del nord e di paesi del centro-nord Europa.  Indubbiamente i venti di guerra che spirano a poca distanza dai nostri confini non potrà che peggiorare la  situazione. 

Un altro settore che pagherà a caro prezzo le sanzioni inflitte alla Russia sarà quello dell’export alimentare: i produttori di vino italiano sono i leader del mercato, con oltre il 25% del totale delle importazioni effettuate dalla Russia. Evidentemente le bottiglie che non si potranno vendere nel paese di Putin non potranno essere dirottate su altri mercati, in tempi brevi, con conseguenti sofferenze di uno dei settori più importanti della nostra bilancia commerciale con l’estero.