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Caffè al bar? Sì, ma solo se di qualità

di Stefania Leo

Fare colazione al bar è un rito, ma, di questi tempi, è la qualità del caffè a fare la differenza tra l’espresso al bar e quello a casa.

Il Covid e le inquietudini di questo tempo ci hanno tolto anche un piccolo piacere quotidiano: la colazione al bar. Tutto è successo in silenzio, senza che potessimo accorgercene. Ma anche dopo l’allentamento delle restrizioni abbiamo smesso di cercare la tazzina e il cornetto al bancone, accontentandoci del tavolo della nostra cucina. Secondo l’Istituto Espresso Italiano (IEI) il rito della colazione al bar ha perso molti adepti e fa fatica a tornare a numeri normali. I dati parlano di una perdita di circa 3 milioni di euro di fatturato al giorno.

Ma il Covid potrebbe non essere l’unica causa della perdita di clienti del mattino al bar. Infatti, secondo le risposte emerse da un confronto interno tra aziende e professionisti del settore, al banco c’è una criticità ben precisa da risolvere. Sembra che chi è tornato al bar abbia poca voglia di pagare per prodotti e servizio scadenti. Per questo, il primo passo per rendere la colazione al bar great again passa da una revisione dei criteri di qualità anche delle materie prime, come il caffè usato per espresso e cappuccini. Non sarebbe, dunque, il prezzo della tazzina del caffè a tenere lontani gli italiani dal bar. Il costo medio, attualmente, oscilla tra 1,10 e 1,30 euro a tazzina di espresso. Ma sembra che spesso non ci si chieda nemmeno quanto costi un caffè o un cappuccino nel totale del conto finale.

Se scegliamo di fare colazione fuori casa, accettiamo già di pagare. Quindi, proprio migliorando la qualità del prodotto finale in tazzina, pur con un lieve rincaro (tra i 10 e i 20 centesimi a tazza), si potrebbero vedere più italiani tornare a fare colazione al bar. A questo tema si aggiunge la paura di frequentare locali affollati, il che ci dice che per tutte le attività di prossima apertura il dehor esterno e gli ampi spazi non sono più negoziabili nell’investimento. Lo smart working ha fatto della colazione a casa un’abitudine consolidata, resa piacevole anche da una macchina per caffè automatica (bene le cui vendite sono significativamente cresciute durante il lockdown).

Lo stress da esibizione del green pass non ha facilitato le cose, così come l’assenza di turisti, altri potenziali consumatori del primo pasto della giornata servito al bar. C’è chi, come Renato Bossi, consulente canale HoReCa, ricorda anche che entrare in un bar deve essere una cosa bella. Bisogna essere invogliati dalla luminosità e pulizia degli ambienti. Elisabetta Milani, marketing manager di Caffè Milani, propone di strutturare dei pacchetti con varie soluzioni di colazioni, un po’ come avviene già in autogrill, aggiungendo anche proposte salate. In questo modo, si può pensare ad abbonamenti e proposte di fidelizzazione. E non dimentichiamo asporto e delivery. Potranno anche aver tolto le mascherine all’aperto, ma la possibilità di consumare la propria colazione da bar altrove, portando via il piccolo pasto in un packaging carino e sostenibile, potrebbe essere un booster da non sottovalutare.