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Vino: il Chianti Classico spopola in Corea

di Raffaella Galamini

Il Chianti Classico ha registrato un aumento dell’export del 300% sul mercato della Corea del Sud. Ecco cosa sta succedendo.

Un exploit sorprendente ma non inaspettato. I vini del Chianti Classico stanno spopolando in Corea del Sud: nel 2021 sono arrivati a registrare un +300% rispetto ai risultati dell’anno precedente. Un dato eccezionale per una piccola nazione se rapportato ai numeri stratosferici della Cina e del Giappone. Eppure la Corea del Sud si sta rivelando uno dei mercati esteri più interessanti e promettenti. Negli ultimi anni si sono registrati importanti incrementi nell’importazione di vino italiano. Manifestazioni come il Simply Italian Wine già alcuni fa facevano ben sperare per le etichette del Belpaese. Il vino, pur rimanendo prodotto di nicchia, sta suscitando legittima curiosità e attenzione da parte di un popolo che è da sempre innamorato della cucina tricolore e della cultura italiana.

A dispetto della pandemia il Chianti Classico è riuscito a centrare l’obiettivo. L’economia del paese asiatico, in forte ripresa, ha offerto il giusto sbocco commerciale per i vini del Gallo Nero. A influire oltre alla potenza del brand toscano una formula di promozione del prodotto innovativa: il walk-around tasting. In pratica in Corea sono state presentate circa 70 etichette di Chianti Classico, nelle tre tipologie Annata, Riserva e Gran Selezione, e i Vinsanto del Chianti Classico, prodotti da 24 diverse aziende del Gallo Nero. Gli ospiti dell’evento hanno potuto degustare i vini presenti in sala, contattando i produttori tramite meeting on line attraverso gli schermi predisposti su ogni singola postazione di degustazione. Insomma dietro a ogni bottiglia c’era il suo produttore, anche se a 9.000 km di distanza. Un wine tasting a distanza che ha pagato. Oltre ad aver registrato un +300% oggi la Corea rappresenta una quota di mercato pari al 3.5% del totale e ha conquistato la sesta posizione fra i mercati del Chianti Classico. “Siamo fiduciosi nel fatto che la relazione con la Corea possa consolidarsi ulteriormente nei prossimi anni – afferma Giovanni Manetti, Presidente del Consorzio – Anni che saranno ancora di più improntati sulla capacità di noi viticoltori di trasferire il nostro territorio nella bottiglia, mantenendo saldo l’obiettivo della qualità, intesa come unione di autenticità e grande impegno in tutte le fasi produttive, in particolare nell’attenzione in vigna”.

In questa direzione va la scelta del Consorzio Vino Chianti Classico di puntare sul progetto Uga (Unità Geografiche Aggiuntive). Un modo per segnalare in etichetta la provenienza e per dare quindi un sempre maggiore risalto al territorio apprezzandone le sfumature e valorizzandone le differenze. Un modo per rafforzare l’identità del prodotto. Da questi presupposti è nato il progetto di suddivisione del territorio di produzione del Chianti Classico in aree più ristrette e dotate di maggiore omogeneità, riconducibili a criteri specifici: la riconoscibilità enologica, la storicità e la notorietà. Undici le Unità geografiche aggiuntive: San Casciano, Greve, Montefioralle, Lamole, Panzano, Radda, Gaiole, Castelnuovo Berardenga, Vagliagli, Castellina e San Donato in Poggio. In una prima fase, le Unità Geografiche Aggiuntive saranno applicate alla sola tipologia Gran Selezione per poi essere estese anche alle altre.