Home Mangiare Imàgo dell’Hotel Hassler: tra lusso classico e giovane intraprendenza

Imàgo dell’Hotel Hassler: tra lusso classico e giovane intraprendenza

di Lorenza Fumelli

Siamo stati a provare la nuova cucina dell’Imago all’Hassler, adesso nelle mani del giovane chef Andrea Antonini.

  • “Abbiamo festeggiato San Valentino in questo splendido ristorante, decidendo di regalarci per la prima volta l’esperienza della cucina stellata. Esperienza è la parola davvero giusta. Abbiamo mangiato benissimo e tantissimo – non lasciatevi ingannare da chi dice che ai ristoranti stellati si mangia poco perché sicuramente non è il caso di Imàgo. Abbiamo provato sapori di terra e di mare, della tradizione e gourmet, ma è soprattutto il connubio fra le due tipologie a lasciare il segno”. FrancescagJ710OC
  • Chef Antonini nonostante il servizio perfetto e faticoso a fine serata si è trattenuto con tutti i commensali (con noi più di dieci minuti, cosa sempre molto apprezzata). Piatti estrosi, equilibrati con un mix di sapori e semplicità per il palato che non puoi dimenticare”. FrancescocX5919AO
  • “Voglio ringraziare tutto lo staff dell’Imàgo per la bellissima accoglienza e serata. A cena per festeggiare un anniversario, sin da quando siamo entrati hanno fatto di tutto per farci passare una bella serata che ricorderemo sempre”. Rabb73

Mi piace leggere le recensioni di TripAdvisor di posti appena provati. È una piccola perversione da critico gastronomico che pochi di noi avranno il coraggio di confessare. Non credete a chi lo nega. È uno spaccato sulle opinioni di persone non addette ai lavori, entusiasti come impietosi, da leggere tra il curioso e il divertito allo scopo di farsi un’idea sulla percezione comune di un grande ristorante. Queste sono tutte recenti e tutte sull’Imàgo dell’Hotel Hassler, l’albergo con ristorante che domina la città (più bella del mondo, sono di parte) da Trinità dei Monti, affacciandosi sulla scalinata di Piazza di Spagna.

Quello che si evince dai pareri dei viaggiatori, seppur scritte sul discutibile sito di recensioni, evidenzia 3 punti: la bellezza del posto che si presta ad eventi da ricordare; la professionalità e gentilezza dello staff; la bravura dello chef e quindi la bontà dei piatti. In fondo, sono questi gli ingredienti che fanno di un ristorante un grande ristorante. In questo caso, hanno ragione i viaggiatori.

La prima volta che entrai al 6° piano nel lussuoso Hotel, alla guida del ristorante c’era Francesco Apreda, ora chef dell’Idylio a Roma e conosciuto, oltre che per la sua grande tecnica e creatività, anche per l’inusuale utilizzo delle spezie. Dopo un lungo periodo di collaborazione che è valsa la stella per l’Imàgo, Francesco è decollato per la nuova avventura lasciando al proprietario e general manager Roberto Wirth una bella gatta da pelare.

 © Gambero Rosso

La scelta è ricaduta sul giovane (classe 91) Andrea Antonini, dopo una selezione immagino difficile. Certo, le carte il ragazzo le ha tutte in regola: grandi esperienze all’estero con nomi come Quique Dacosta e i Roca del Celler de Can Roca, in Italia con Crippa, Caceres e Fusco. Insomma, un pedigree invidiabile e tanta voglia di emergere devono aver convinto anche il più esigente dei manager, scelta ripagata dalla conferma della stella Michelin. Che non è cosa da poco.

Chiaro che a un giovane un po’ di libertà va lasciata e qui sembra che Antonini abbia davvero carta bianca. Ma riuscire a combinare il budget e la gestione di un gruppo con la propria creatività non è cosa facile. Un conto è far parte di grandi cucine sotto la guida di chef affermati, un altro è essere a capo della propria brigata con i limiti che questo impone. E Andrea sembra cavarsela egregiamente, mosso da una volontà invidiabile che non do per scontata. Un pilota di talento con una Ferrari a disposizione che inizia a vincere le prime gare, convincendo pubblico ed esperti del settore.

La sua cucina prende le mosse dalla tradizione, si fa ispirare dalle ricette più o meno classiche per prendere poi lo slancio dalla ricerca. Tra i piatti proposti si passa agilmente dall’animella, spesso presente nell’alta cucina, al carciofo fritto con la coratella. Meno presente. Sono ammessi a questa tavola ingredienti che raramente si vedono proporre in cucine alte e questo la rende irresistibilmente ludica e accattivante.

Ludica di certo, come alcune proposte sotto forma di amuse bouche che ti ingannano per forme e consistenze, esercizi imparati nell’esperienze spagnole qui realizzate in modo impeccabile. Come il piccolo spicchio di pizza Margherita che sparisce in bocca grazie alla pasta di meringa ed esplode di sapore o l’eccellente boccone di riccio in un guscio croccante. Sembra quasi di mordere quello vero.

Sono tanti i giri di antipasti che riempiono la tavola in un divertente circo di sapori, ma non mancano le portate principali, sempre realizzate con carattere e gusto personale. Il Riso acido, nocciole, funghi, fegatini di pollo e cacao è un piatto goloso, dal carattere forte e concentrato, quasi funabolico nell’equilibrio tra umami e acidità. Il Pollo alla cacciatora diviso in due piatti – da mangiare anche con le mani – è divertente e spericolato allo stesso tempo, un modo di nobilitare un ingrediente troppo spesso lasciato alle cucine di casa ma che può dare il meglio in ogni contesto.

L’esperienza all’Hassler è resa speciale dalla straordinaria gentilezza della sala. Il sommelier propone un pairing studiato al dettaglio con la possibilità di provare anche una versione più impertinente: una degustazione al contrario rispetto agli abbinamenti più classici. Vini dolci con gli antipasti, Brunello di Montalcino con gli scampi, bianchi sulle portate principali. Ho apprezzato il gioco, anche se mi sono scoperta più tradizionalista di quanto pensassi e rimango legata alle scelte classiche. Mi piace sempre però quando c’è lo spirito per sperimentare, è sintomo di grande benessere nel gruppo di lavoro che insieme si espone anche all’inusuale perché coeso e compatto.

Una bella scoperta quella del nuovo Imàgo all’Hassler. Alla collaborazione tra la grande struttura e Andrea Antonini  auguro di proseguire in questo percorso con sempre maggior coraggio. Che ne ha da vendere.