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Caffè a casa: 5 trend per un momento zen

di Stefania Leo

La storia del caffè è di casa in Italia, ma se si parla di caffè istantaneo e specialty anche Europa e Stati Uniti hanno da dire la loro.

Uno shot, spesso un po’ bruciacchiato, da bere al volo, senza pensarci troppo su. Prima del Covid, per molti era questo il rito legato al caffè. La pandemia ci ha costretti a casa per molti mesi, però, e in questa bolla spazio temporale abbiamo scoperto che fare il caffè può diventare una pratica meditativa. E non solo per chi si è cimentato con la strumentazione e la filosofia specialty coffee. Anche gli amanti della tradizionale caffettiera hanno scoperto il piacere di macinarsi il caffè a casa, assaporando le differenze nella tazzina. “Del resto, la moka resta uno dei migliori mezzi di estrazione a nostra disposizione – spiega Cristiano Portis, Coffee Designer Factory 1895 – e la pandemia ci ha aiutato a riscoprire il consumo di caffè in casa”. Ne sono nati dei trend, che hanno svelato il volto zen della nostra amata bevanda.

Dalla moka al caffè specialty: storia di un’evoluzione

Quando si parla di caffè, l’Italia resta sempre un Paese molto tradizionalista, in cui la bevanda si dà per scontato, al contrario di ciò che è sempre successo nelle nazioni in cui è nato lo specialty coffee. Qui c’era un approccio molto diverso. Se il caffè istantaneo era largamente diffuso, l’espresso era chiamato caffè delle bambole per la necessità di servirlo in piccole tazzine. Ma è proprio in queste aree del mondo, come l’Australia, che l’interesse per le varietà del caffè, i suoi profumi e le sue specificità è cresciuto. Poi, si sono aggiunti gli influencer che, affascinati dalla ritualità molto instagrammabile, hanno iniziato a spingere molto sul racconto del caffè filtro e dei suoi passaggi. Certo, le capsule dominano ancora il mercato. Sono convenienti e in 5 minuti ti permettono di avere un risultato da bar, perfetto da bere prima di scappare a lavoro. Ma l’Europa vive un momento di grande interesse per lo specialty coffee, legato sia alla riscoperta dei grani di caffè, ai loro profumi e alla manualità della macinatura, sia alla responsabilità sociale e ambientale che avvicina le persone al prodotto e alla sua filiera produttiva.

Macinare i chicchi

Moka, Chemex, V60: le strumentazioni si moltiplicano. Ma il punto di partenza su cui i coffee specialist insistono sempre di più è la macinatura del caffè. “Per cominciare si possono comprare delle macchine manuali, dotate di una minima possibilità di regolazione: sceglieremo una grana più fine se andremo a utilizzare una moka, o più grossolana se sceglieremo una Chemex o V60”, spiega Portis. Anche il gusto personale è un ottimo strumento regolatore. La soluzione ideale è quella di scegliere macchine elettriche, che permettono di bilanciare parti fini e medie della miscela in modo corretto. Ma vanno evitati a tutti i costi i macinini elettrici con lame piccole: “le lame scaldano il caffè rovinando la parte aromatica”.

Strumentazione e design

Tra i trend legati al caffè, un ruolo importante lo gioca la scelta della strumentazione, legata non solo all’efficienza, ma anche al design. “Chi fa attenzione al chicco, alla sostenibilità e alla professionalità legati al caffè, ha un’attenzione più alta anche per la strumentazione corretta e la sua estetica. Si scelgono strumenti che consentono di raggiungere in tazza gli obiettivi prefissati, ma se l’equipaggiamento è bello, aiuta l’intera esperienza”.

Moka

La moka non ha perso terreno nelle nostre case. Ha solo arricchito il suo rituale con la macinazione dei grani. In più, si fa più attenzione sia al tipo di macchina da utilizzare. Ad esempio, la Factory 1895 ha elaborato la Moka Pro Carmencita, che permetta una migliore estrazione degli aromi, riducendo la parte negativa della moka, quella finale, dove venivano estratte le note più amare. C’è una maggiore consapevolezza sugli errori da non fare e sulla pulizia attenta da riservare allo strumento (altro che non lavare mai la caffettiera). Tutto questo, ha spinto anche gli italiani a vedere il caffè non solo come un bisogno, ma come un escamotage per ritagliarsi un vero momento di pausa. 

Specialty Coffee come pratica meditativa

E veniamo al vastissimo mondo dello specialty coffee, in cui tanti sono caduti come Alice nella tana del Bianconiglio. Versare l’acqua sulla polvere macinata con cura è ipnotico, così come guardare le gocce brune che cadono nella caraffa di vetro sottostante. C’è il vapore dell’acqua che sale, mentre il liquido scende sulla miscela. Ci sono gli odori, ma anche il rumore del sobollire dell’acqua o dei grani macinati. Il tempo si dilata e fare un caffè diventa un modo per conoscere o raccontare una storia. “Ci sono grani a cui sono legate storie di provenienza particolari. Durante le degustazioni abbiamo notato che anche lo storytelling è diventato parte integrante dell’esperienza. C’è maggiore attenzione a questi particolari e al tempo che si dedica a sé stessi durante l’operazione.” Con un po’ di musica e un bastoncino di incenso acceso, si può creare una bolla di relax perfetta.

Caffè americano

Abbiamo parlato di caffettiere, di filtri e di Chemex. Ma che fine ha fatto il caffè istantaneo, panacea di tutti i mali vendutaci dagli americani come soluzione al nostro datato espresso? Che fine hanno fatto quelle caraffe perennemente riscaldate negli uffici d’Oltreoceano? La notizia è che sono due trend ancora vivi e vegeti. “Il consumo di caffè istantaneo nel mondo è ancora alto: metà dei Paesi del globo lo consumano. Ma le giovani generazioni, soprattutto in Cina, si stanno appassionando allo specialty coffee, lasciando indietro queste soluzioni. Tuttavia, bisogna dire che anche in questo settore sono stati fatti miglioramenti di processo e di utilizzo. In passato, il caffè solubile non era una bevanda di grande qualità. Ma se si utilizzano metodi di processo avanzati, anche il caffè solubile può diventare un surrogato accettabile”. E il caraffone? “Come certe cattive abitudini, in alcuni casi resiste ancora”.