Home Mangiare Ristoranti Mangiare in Hotel: Don Pasquale a Roma

Mangiare in Hotel: Don Pasquale a Roma

di Francesca Feresin

Don Pasquale è il ristorante dell’Hotel Maalot, a Fontana di Trevi. Aperto da poco, accoglie romani e turisti dalla colazione al dopocena.

Quando un romano immagina il centro di Roma, non pensa a Fontana di Trevi, alla straordinaria bellezza del monumento e dello spazio che lo circonda, ma associa quell’area a trappole per turisti, a fiumane caotiche e sciatte di gente che passa senza curarsi del bello. Ma ora, da qualche mese, a pochi metri dalla fontana più famosa della Capitale, tra souvenir improbabili e pizze surgelate, hanno aperto le porte l’Hotel Maalot ed il suo ristorante, il Don Pasquale, un luogo divertente, ironico, un po’ eccentrico e sicuramente eclettico. “Il nuovo Maalot Roma e il suo ristorante Don Pasquale – racconta il General Manager Edoardo Officioso – si propongono di diventare, nel cuore della Roma più autentica, il punto di riferimento per una clientela anticonformista, giovanile, amante del bello e della buona cucina. I nostri ospiti saranno avvolti da un’atmosfera vibrante fatta di colori, di arte, di gusto e da un servizio attento, amichevole ma discreto”. 

Appena varcata la soglia, lasciata a sinistra la veranda su strada di stile coloniale e passato l’ampio corridoio d’ingresso, ci si trova nello spazio della corte centrale, una zona lounge, teatrale, con la volta a dare ulteriore apertura verso l’alto e luminosità dal lucernario, e un lampadario a bracci sontuoso di quasi due metri di diametro. Ed è proprio teatro la parola chiave della struttura. Non a caso proprio all’interno di queste mura ha vissuto per nove anni Gaetano Donizetti. Difficile oggi immaginare via delle Muratte nel Rione Trevi così silenziosa da far innamorare un musicista, e fargliela scegliere come casa, eppure al civico 78 Gaetano Donizetti non solo ha abitato, dal 1828  al 1837, ma si è fermato per anni, i più prolifici della sua produzione, come ricorda la targa sulla parete esterna: in questo lasso di tempo Donizetti ha composto il suo Don Pasquale, un’opera buffa dal tono giocoso in tre atti, da cui il ristorante dell’hotel prende il nome.

Dalla corte centrale lo spazio si articola su più livelli con il cocktail bar che si staglia in secondo piano incorniciato dietro due archi che danno sullo stesso salone mentre al lato della sala si scorgono lo studiolo e la reception con la libreria a parete e le tappezzerie animalier delle poltrone. L’ambiente in stile british, fatto di legno, stoffa e iuta alle pareti e parquet di rovere si affianca alla vivacità dei colori, dal verde inglese nella boiserie della veranda, all’azzurro pavone di uno dei lunghi sofà che gira in sala fino al rosso magenta e al marrone. E poi innumerevoli dipinti disposti fittamente fino al soffitto quasi citando proprio quello che era via delle Muratte, la via degli artisti con botteghe e atelier. Tutte le aree sono destinate a spazi di convivialità, in primis il ristorante, un salotto allargato e goloso di circa 60 coperti tra tavoli dal sapore retrò in maioliche portoghesi con disegni di antichi pizzi e trine, e sedie con spalliera di bambù dipinta di nero. Aprire la vita dell’hotel ai romani, alla città, è il primo obiettivo del progetto e del ristorante Don Pasquale. Qui i locals possono fermarsi per un caffè, fare colazione, dalle 7 alle 11, pranzare o sorseggiare un tè nel pomeriggio, prendere un aperitivo, fino ad arrivare alla cena o addirittura al dopocena.

Niente è impostato e formale: viene ribaltata l’idea stessa di un ristorante d’hotel. Al contrario, questo è un ristorante con dentro un hotel. E tante suggestioni teatrali sono dentro il Don Pasquale a cominciare dal menu disegnato come fosse un programma d’opera, scandito in due atti anticipati da un preludio, più l’intermezzo con una scelta di tre insalate e un dolce epilogo prima della chiusura del sipario. Menzionati anche i cambi di scena, quella piccola sezione di menu nel menu con tre grandi classici d’hotel e d’oltreoceano come l’avocado toast ed il Club Sandwich. Le creazioni di Domenico Boschi, giovane e frizzante chef dal dna amatriciano, sono fatte di sapori locali, leggeri ma gustosi. Alcuni piatti sono evergreen della romanità come lo spaghetto all’amatriciana ed il bombolotto alla carbonara, dove il guanciale molto sottile diventa croccante come pochi in città o ancora il baccalà fritto e carciofi ed il Vitello alla Fornara con broccoli, ineccepibili nelle cotture. Si può condividere un crudo di mare o affondare la forchetta nella parmigiana di melanzane. Da non dimenticare il dolce, come il Taco con cioccolato e lamponi da divorare con le mani, ed il tiramisù riletto in chiave contemporanea. Il tutto sempre in modo informale: anche la mise en place non segue schemi da ristorante d’hotel 5 stelle, per cui in tavola molte delle pietanze arrivano su padellini e tegamini d’acciaio e manici in ottone vecchio stile. Ampia anche la selezione di vini e sopratutto di champagne tra cui scegliere.