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Vino: 11 piccole DOC siciliane da scoprire

di Salvatore Spatafora

Durante l’ultima edizione del Vinitaly siamo andati alla scoperta di 11 piccole DOC siciliane da conoscere.

Record storico di buyer stranieri – così come annunciato dagli organizzatori di Veronafiere – alla 54° edizione del Vinitaly appena conclusasi nella città scaligera: 25.000 operatori da 139 paesi (americani in testa, seguiti in ordine da tedeschi, inglesi, canadesi e francesi) rappresentano infatti il 28% del totale degli operatori arrivati in fiera (88.000). E ciò al netto della fortissima contrazione legata alle limitazioni agli spostamenti internazionali degli arrivi da Cina, Giappone e Russia. Un contingente che pesa complessivamente per circa 5.000 mancati arrivi ma che non ha impedito la rimodulazione dell’assetto partecipativo di una manifestazione che in chiave nazionale ha anche riequilibrato le presenze del Centro-Sud rispetto al Nord. Grande affluenza di visitatori al Padiglione della Sicilia, in particolare, dove quest’anno erano presenti 41 aziende di Assovini. L’associazione, insieme all’Assessorato regionale dell’agricoltura, nella giornata di martedì 12 aprile ha organizzato un’originale masterclass dedicata alle Piccole denominazioni virtuose della Sicilia, condotta dal giornalista Francesco Pensovecchio. Ecco allora 11 piccole DOC della Sicilia da scoprire nel 2022

  1. Doc Alcamo. Questa Doc nasce nel 1972, prima del grande boom del vino siciliano degli anni ‘80. Una denominazione storica, legata al territorio di Castellamare del Golfo e dell’entroterra della costa tirrenica occidentale. Il vitigno più rappresentativo non è – come ci si potrebbe immaginare – il Nero d’Avola ma il Catarratto, varietà autoctona a bacca bianca largamente diffusa in quest’area perché in passato era l’asse portante per il vino Marsala. Un vitigno austero e di grande generosità da cui si ottengono vini sorprendenti.
  2. Doc Noto. Anche qui ci troviamo dinnanzi a una denominazione storica risalente al 1974, rivendicata da una decina di cantine della Sicilia sud orientale, famosa per i piccoli borghi gioiello del barocco e i terreni bianchi dove si coltivano vigne e mandorle. Il vitigno di riferimento è il Moscato bianco che regala vini aromatici e caratterizzati da una importante spalla acida che rende piacevole il sorso. 
  3. Doc Erice. Ritorniamo adesso sul versante occidentale, in particolare nella provincia di Trapani, dove si trova la Rocca di Erice da cui prende il nome questa piccolissima Doc rivendicata da pochissime aziende e riconosciuta ufficialmente soltanto nel 2004. Il protagonista è il Catarratto – chiamato anche Lucido – insieme al vitigno svizzero-tedesco Müller-Thurgau che proprio nelle alte colline di Erice riesce a mantenere freschezza e fragranza se vendemmiato al momento ottimale. 
  4. Doc Monreale (Camporeale). Nata nel 2000, la denominazione vanta un nucleo di produttori consistente, capace di trainare l’intero territorio dell’ex Arcivescovato di Monreale che, nelle carte dell’800, si estendeva da Palermo fino a Sciacca. Le varietà di riferimento sono Catarratto e Grillo per i bianchi, Perricone e Syrah per i rossi. Merita una nota proprio il Syrah, vitigno internazionale che riesce a esprimersi in maniera tanto unica da essere considerato dalla gente del posto come un vero autoctono. 
  5. Doc Contessa Entellina. Proclamata nel 1993, si estende nelle colline della Sicilia centrale dove il clima conferisce ai vini una sorprendente freschezza. Tra i vitigni a bacca bianca spicca l’Insolia (o Ansonica) e lo Chardonnay tra gli internazionali.
  6. Doc Vittoria. Riconosciuta formalmente nel 2005, si tratta in realtà di una denominazione di ricaduta, inglobata nella Docg (l’unica in Sicilia) del Cerasuolo di Vittoria. Frappato e Nero d’Avola sono i vitigni autoctoni di riferimento: il primo, considerato un giovane Pinot nero della Sicilia, è morbido, accattivante ed estremamente piacevole nella beva.
  7. Doc Mamertino. Nasce nel 2001 e si riferisce alla punta nord orientale della Sicilia, in provincia di Messina. Un’area che dal mare si estende fino alle zone più interne dei comprensori montani dei Nebrodi e dei Peloritani. Nonostante la storia millenaria – era infatti uno dei vini più amati dagli imperatori romani – era stata trascurata, ma adesso si sta riprendendo la sua rivincita, in particolare tra i giornalisti di settore che apprezzano il Nocera, autoctono da cui si ottiene in blend con il Nero d’Avola un vino rotondo, accattivante e facilmente riconoscibile. 
  8. Doc Faro. Una delle prime denominazioni siciliane, nata nel 1977, rivendicata soltanto da 4 produttori che la commercializzano. Possiamo affermare che è il vino della città di Messina e delle colline circostanti che da un lato guardano il Tirreno e dall’altro invece si affacciano sullo Jonio.  
  9. Doc Contea di Sclafani (o Valledolmo). Nasce nel 1996 ed è rivendicata soltanto da un paio di produttori. L’attenzione di questa denominazione si focalizza sugli autoctoni Catarratto e Perricone: quest’ultimo, in particolare, è spesso coltivato in piccoli giardini che non arrivano nemmeno a 1 ettaro, tutti coltivati con estrema meticolosità dai vignaioli della zona.
  10. Doc Delia Nivolelli. Denominazione sorta nel 1998 e rivendicata solo da un produttore. Il protagonista di questa Doc è il Syrah, vitigno internazionale molto performante in Sicilia. Il vino risulta al palato ricco e corposo.
  11. Doc Malvasia delle Lipari. Data di nascita 1974 per questa denominazione dal nome evocativo, oggi in grande spolvero. La maggior parte delle vigne delle Eolie sono coltivate a Salina – l’isola più verde delle sette sorelle dell’arcipelago siciliano – ma filari si trovano anche a Lipari, Vulcano, Stromboli e Panarea. Le uve sono la Malvasia e il Corinto nero, il vino più celebre è la versione dolce della Malvasia ottenuta dall’appassimento al sole dei grappoli, anche se c’è chi preferisce lasciarli in graticci al riparo dalla luce ma in zone ventilate.