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Dove mangiare a Procida, Capitale della Cultura 2022

di Luciana Squadrilli

Procida è la Capitale della cultura Italiana 2022: ecco dove e cosa mangiare sull’isola, tra pesce freschissimo e specialità di terra.

Il cibo è cultura recitava il nome dell’evento che alla fine del 2021 ha segnato il simbolico gemellaggio e passaggio di testimone tra Parma – Capitale della Cultura Italiana 2020+21 ed epicentro della più nota e ricca food valley italiana – e Procida, la più piccola e riservata tra le principali isole partenopee, che detiene il titolo per il 2022. Mentre sovranità alimentare e food justice sono tra i temi che accompagneranno i prossimi mesi ricchi di appuntamenti sull’isola e nel territorio flegreo, spesso ispirati all’agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile. E non potrebbe essere diversamente, in un luogo dove l’appuntamento quotidiano più atteso è quello – dopo pranzo – dello sbarco dei pescherecci sul molo di Marina di Procida, per osservare lo scarico delle cassette colme di cicale di mare, alici, triglie e polpi. E dove il giallo dei limoni spunta da ogni giardino, mentre negli orti crescono gli ortaggi – carciofi, scarole, friggitelli – che accompagnano il pesce nei piatti locali secondo la tradizione del Cala! Cala!, al grido che i pescatori lanciavano ai contadini per barattare il pescato più umile con il raccolto del giorno. E se a Roma ci pensa lo chef Gabriele Muro – procidano alla guida del ristorante fine dining Adelaide dell’hotel Vilòn – a omaggiare l’isola e i suoi prodotti con il precorso dedicato dal nome Travolti da un insolito menu nell’azzurro mare di di Procida (tra i piatti ‘O pesce fujuto, sugo di pomodoro arricchito da aromi che ricordano le preparazioni marinare, e L’oro di Procida, elegante dessert che profuma di limone), una volta sbarcati a Marina Piccola sono diversi gli indirizzi per immergersi con tutti i sensi – a partire dal gusto – nell’atmosfera isolana.

  1. Bar Roma e Dal Cavaliere. Il benvenuto migliore è senz’altro quello con una deliziosa lingua, il tipico dolce procidano dalla forma allungata: una sfoglia ripiena di crema (semplice, profumata al limone o anche nella versione al cioccolato, per i più golosi e meno puristi) e resa super croccante dallo zucchero in superficie. La storia narra che fu Pasquale Mazziotti, pasticcere napoletano traferitosi sull’isola negli anni Cinquanta, a crearne la ricetta, oggi diffusa in molti locali di Procida e riconosciuta anche dalla De.Co, Denominazione Comunale di Origine. Sarà il profumo irresistibile che si spande dai forni a guidarvi al Bar Roma o Dal Cavaliere, a pochi passi dall’approdo degli aliscafi e dei traghetti, per addentarne una appena sbarcati.
  2. Grottino. E visto che abbiamo iniziato dal dessert, tra primavera ed estate non ci si può perdere una rinfrescante granita preparata con i succosi e profumati limoni dell’isola, così dolci – anche nella parte bianca, l’albedo, solitamente amara, tanto che si mangiano anche in insalata e vengono detti limone pane – da non aver quasi bisogno di zucchero aggiunto. Sono in molti a proporla in stagione, ma fermatevi al Grottino – in attività dal 1967, sempre sul porto di Marina Grande – e non ve ne pentirete.
  3. Il Gazebo. Se l’appetito si fa più serio, nel principale porto dell’isola non mancano di certo gli indirizzi per pranzo o cena. Un po’ nascosto dietro all’attracco dei traghetti, il ristorante l Gazebo, è caratterizzato da un’accoglienza calorosa, un’atmosfera per nulla pretenziosa e una gustosa cucina tipica, per quanto rivista con un pizzico di modernità: tra le specialità mandate a tavola da Pio Lauro ci sono la parmigiana procidana (con le fette passate in uovo e farina, fritte, farcite di fiordilatte e poi fritte una seconda volta), i ravioli ripieni di ricotta, provola e crema di basilico, i totanetti ripieni di scarola e mandorle. Ma qui si può venire anche per l’aperitivo, con cocktail semplici ma ben fatti, o per un pasto veloce scegliendo una delle tante varianti (da quella classica, con prosciutto crudo, mozzarella, pomodoro, insalata e maionese, all’A-riccia, con porchetta di Ariccia, friarielli e scamorza) della zingara, panino fatto di due fette di pane casereccio abbondantemente farcite e tostate, disponibili anche con delivery. Una proposta talmente amata in zona che quando, a Gennaio 2022, Lauro ha deciso di registrare il marchio della Zingara – da lui proposta da oltre trent’anni – ne è nata una piccola querelle con Ischia, dove il panino era nato negli anni Settanta.
  4. La Medusa. Per mangiare guardando il mare e l’andirivieni del porto, in un ambiente piacevolmente mediterraneo, l’indirizzo è quello de La Medusa, ristorante avviato nel 1954 – il primo ad aprire a Marina Grande – e di recente ripreso con piglio contemporaneo dai due giovani fratelli Marco e Luca Esposito, che agli spaghetti ai ricci di mare da manuale e alle alici imbottite affiancano proposte appena più elaborate, come gli spaghetti alla Nerano su battuto di gamberi rosa o il calamaro ripieno di melanzane, ricotta, provola e mandorle tostate.
  5. Da Girone e Crescenzo. Esattamente dall’altro lato dell’isola, dove un ponte collega la terra all’isolotto di Vivara, le mete sono la spiaggia di Ciraccio – dove c’è la bella terrazza panoramica del ristorante-pizzeria Da Girone – e il delizioso porticciolo della Chiaiolella, sui cui si affacciano i tavoli di Crescenzo: entrambe istituzioni dell’isola, le loro storie s’intrecciano. Crescenzo era il soprannome di Ilario Iovine, ischitano impegnato nella costruzione del ponte di Vivara che s’innamorò di una procidana e aprì una semplice trattoria per dare ristoro agli operai. I suoi figli ne hanno seguito in gran parte le orme, prendendo strade diverse: Giovanni, con la moglie Libera – grande cuoca campana – aveva aperto lo stellato Il Melograno a Ischia, mentre oggi a guidare lo storico ristorante e hotel ci sono Franco e Renato, che propongono piatti classicamente marinari come il sauté di frutti di mare, i paccheri al sugo di coccio o di scorfano o la frittura di calamaretti e gamberi, e pure la pizza. Girone, invece, si è messo in proprio aprendo il locale che porta il suo nome dove – oggi aiutato dalle figlie – mette in menu proposte della tradizione isolana (anche di terra) e qualche piatto più creativo: dagli spaghetti al pesto di limoni, menta e basilico (una delizia che è diventata anche una salsa in vasetto da portare a casa, il Pestolimò) con cozze e pepe rosa, al coniglio di fossa alla procidana, parente stretto di quello ischitano ma con il prezzemolo al posto di peperna (timo) e maggiorana e l’aggiunta di qualche pomodorino secco. 
  6. La Lampara, Gorgonia e Vineria Letteraria. Ultima tappa, immancabile, alla Corricella: l’incantevole borgo di pescatori con le case colorate che si specchiano nell’acqua della piccola baia è un’immagine da cartolina che non delude dal vivo, e lo spettacolo del tramonto sul mare rende superfluo qualsiasi arzigogolo in cucina. Così, si va sul sicuro con le proposte classiche a base di pesce freschissimo de La Lampara – il ristorante dell’hotel La Corricella – o del ristorante Gorgonia, tra crudi di mare, spaghetti ai ricci e pesce al forno. Ma visto che sull’isola di Arturo – dal nome del celebre libro di Elsa Morante – cibo e cultura vanno a braccetto, mettete in programma anche alla Vineria Letteraria fondata e guidata da Tarcisio Ambrosino (il cognome è diffuso sull’isola ma in questo caso la parentela con Marco Ambrosino, brillante chef del 28Posti di Milano e grande narratore gastronomico del Mediterraneo, è assodata): ai tavolini esterni o nelle salette interne dall’ambiente colorato ed eclettico, che starebbe bene in un quartiere urbano boho ma non stona nemmeno qui, si scelgono libri da leggere e belle bottiglie da stappare, accompagnandole con qualche piccolo assaggio in stile isolano.

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