Home Cibo Canestrello, tagiain e polpo alla tellarese: alla scoperta del cibo del Levante ligure

Canestrello, tagiain e polpo alla tellarese: alla scoperta del cibo del Levante ligure

di Alessio D'Aguanno

La Riviera di Levante costodisce dei borghi meravigliosi che vale la pena visitare. Eccone 5 che meritano una tappa gastronomica.

Si estende dal punto più alto della Liguria, dove sfocia il torrente Leira a Voltri, fino al confine con la Toscana, dove termina la provincia di La Spezia. La Riviera di Levante comprende alcune aree geografiche della Liguria che non hanno eguali in Italia, in particolar modo se si fa riferimento a Genova e alle Cinque Terre. La Riviera di Levante, però, è anche rappresentata dai tanti borghi perlopiù presenti sulla costa che contribuiscono a fare di questo territorio uno dei tanti vanti tricolori. Quali sono i 5 borghi che vale la pena visitare, anche gastronomicamente parlando?

  1. Brugnato. Nell’entroterra ligure, in corrispondenza con le Cinque Terre, si trova questo piccolo comune di 1250 abitanti (350 dei quali nel borgo) il cui nome fa riferimento alle brigne, termine dialettale delle susine che qui crescono spontanee. Le case si fanno apprezzare per i colori vivaci e raggianti, il borgo per la curiosa forma a tenaglia. Oltre che per il frutto locale e per la cucina ligure che si assaggia nelle trattorie – torte d’erbe, ravioli di carne, ecc – a Brugnato non si può non andare via senza avere mangiato il canestrello, un dolce morbido e a forma di ciambella, preparato con una pasta zuccherata all’aroma di finocchietto selvatico. Sempre a forma di ciambella, nel periodo pasquale vi è anche il cavagnetto: dal canestrello si differenzia per la presenza di un uovo sodo al centro e per quella di un manico, come in un cestino (in dialetto cavagnetto significa proprio questo).
  2. Montemarcello. Si trova a metà strada tra La Spezia e Massa. Montemarcello, ai tempi Mons Marcelli, deve il suo nome sia al console romano Claudio Marcello che guidò la vittoria contro i liguri apuani che alla posizione sopraelevata rispetto ai paesini nei dintorni. Il borgo non affaccia direttamente sul mare e, non a caso, il piatto imperdibile da mangiare qui non prevede il pesce.  Si tratta di una minestra di verdure di stagione con pasta fatta in casa,tagiain a menestron, a cui è usanza aggiungere il basilico d’estate e i legumi d’inverno.
  3. Tellaro. Se l’etimologia del nome è ancora incerta – c’è chi sostiene che l’origine del termine può essere la tela commerciata in passato, chi il telus (dardo) e chi il confine del villaggio (tular) – ciò che è indubbio è che i motivi di visita sono qui illimitati: il castello di San Terenzo, la Villa Marigola visitata da D’Annunzio e la Casa Magni un tempo abitata da Mary e Percy B. Shelley. Spostandoci a tavola, invece, non si può non prevedere un assaggio del polpo alla tellarese, un piatto che prevede la lessatura del mollusco e un successivo accompagnamento a base di patate, olio locale, olive, aglio, prezzemolo, sale e succo di limone.
  4. Varese Ligure. Quasi al confine con la Toscana e con l’Emilia-Romagna, questo borgo di 739 abitanti, con un territorio comunale secondo solo a quello di Genova in tutta la Liguria, si fa apprezzare dai turisti (e non solo) per il rispetto ambientale. Il 95% della sua produzione agricola è biologica, tanto che la Val di Vara – di cui Varese fa parte – è stata soprannominata Valle del biologico. Peculiarità gastronomica caratteristica di questo borgo è la carne – perlopiù di agnello e coniglio – cotta sulla ciappa, una piastra d’ardesia che va posizionata sopra al fuoco. Per insaporire il gusto dell’animale si usano le erbe aromatiche, delle quali la regione è un vero e proprio scrigno.
  5. Vernazza. Insieme a Monterosso, Manarola, Corniglia e Riomaggiore, Vernazza è uno dei comuni delle Cinque Terre. Fondato intorno all’anno 1000, il borgo è collocato all’interno di un’area patrimonio UNESCO, rinomata e riconosciuta in tutta Italia oltre che per la bellezza del mare, delle colorate case e dei percorsi, anche anche per i terrazzamenti della vite. Qui è nato il Tian Vernazza, un tegame (tian significa proprio questo) che si realizza con patate sottili, acciughe di Monterosso, olio ligure, vino bianco, aglio, scorza di limone, pomodoro fresco ed erbe aromatiche, quali prezzemolo, origano e rosmarino.