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Ratafià: il liquore abruzzese a base di amarene e vino rosso

di Nadine Solano

Il Ratafià è un liquore abruzzese delizioso. Scopriamo di più sulle sue origini e su come si può preparare in casa.

Per gli abruzzesi, avere una bottiglia di Ratafià in casa è praticamente un obbligo morale, oltre che un grande piacere. Ma sapete di cosa stiamo parlando? Molti conoscono questo liquore a base di amarene e vino rosso ma, di certo, meriterebbe ancora più notorietà. È davvero delizioso.

Una premessa

Per evitare facili equivoci bisogna fare un’importante premessa. Ratafià è un termine generico e indica tutti i liquori ottenuti dall’infusione di fiori e frutta in acquavite o spirito di vino. Uno dei più antichi e famosi è quello piemontese. Le sue origini risalgono al Seicento e la paternità è attribuita ai monaci cistercensi del convento di Santa Maria in Sala, ad Andorno Micca in provincia di Biella. Oggi viene ancora prodotto dal liquorificio Giovanni Rapa. Un’altra versione apprezzata è quella francese, messa a punto nel Settecento da Mathieu Teisseire: l’azienda che porta il suo nome non ha mai cessato l’attività, anzi le vendite vanno ancora bene.  

Il termine

La derivazione del termine è interessante quanto rivelatrice. Si riconduce all’espressione latina ut rata fiat (sia ratificato l’atto) che veniva pronunciata da mercanti e notai quando chiudevano un contratto, siglavano un accordo o concludevano una vendita. L’evento veniva suggellato con un bicchierino di questo liquore, in segno di soddisfazione ma anche di buon auspicio.  

La ratafià abruzzese

Al Settecento risale anche la nascita del Ratafià abruzzese che ha ottenuto il riconoscimento di Prodotto Agroalimentare Tradizionale dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Questa versione, come dicevamo, è a base di amarene e vino rosso. Il celebre Montepulciano d’Abruzzo, per l’esattezza, corposo e strutturato ma anche contraddistinto da decisi sentori fruttati. Il Ratafià abruzzese ha un colore amaranto scuro, un sapore dolce ma non stucchevole, un persistente retrogusto di mandorla amara e un bouquet intenso. La gradazione alcolica non è elevata, si assesta tra i 20 e i 22 gradi. Tradizione vuole che la amarene mature vengano messe in recipienti di vetro contenenti anche lo zucchero e vengano lasciate al sole per circa un mese, al fine di favorirne la fermentazione. In seguito, si aggiunge il Montepulciano e si lascia macerare per altri trenta giorni. L’ultimo step consiste nel filtrare e imbottigliare il liquore. Anche il noto poeta Gabriele D’Annunzio lo amava e ne decantava le (presunte) proprietà afrodisiache, l’aveva ribattezzato Elisir d’Abruzzo

Come si gusta

Il Ratafià viene gustato come liquore da dessert a una temperatura di 16 gradi, massimo di 18 gradi. I connubi ideali sono quelli con i semifreddi e i gelati, i dolcetti alle mandorle, la panna cotta e le ricette a base di frutti di bosco. Può diventare un ingrediente per fare ottimi cocktail, si sposa alla perfezione con lo Spumante e lo Champagne. C’è anche chi lo utilizza come bagna per il pan di spagna. In tutti i casi, la raccomandazione è quella di consumarlo giovane, per godere appieno di tutti i suoi aromi carnosi.  

Come si prepara

Preparare il Ratafià in casa non è difficile ma è necessaria una buona dose di pazienza. Per 1 kg di amarene occorrono 1 litro di Montepulciano d’Abruzzo, 400 g di zucchero, 300 ml di alcol puro e una stecca di cannellaDopo averle lavate e private del nocciolo, bisogna mettere le amarene in un capiente recipiente di vetro con l’imboccatura larga e la chiusura ermetica. Si aggiungono quindi il vino e la cannella, si chiude il contenitore e si lascia macerare per 30-40 giorni, mescolando ogni 10. Se c’è la possibilità di esporre il recipiente al sole, è molto meglio. Trascorso il tempo, si filtra il liquore con l’aiuto di una garza e si uniscono quindi lo zucchero e l’alcol, mescolando con cura. A questo punto, si attende per altri 15 giorni per poi procedere con l’imbottigliamento. Dopo 4-5 mesi si possono aprire le bottiglie.