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50 Best 2022: gli Italiani sperano ma la lista è sempre più global

di Alessandra Gesuelli

Il 18 luglio si terrà la cerimonia dei World’s 50 Best Restaurants 2022 e, così, sapremo se le nostre speranze diventeranno realtà.

Con il consueto annuncio anticipato della lista 51-100 sale la febbre per sapere chi è entrato e chi è uscito dai World’s 50 Best Restaurants 2022, la cui cerimonia di premiazione si svolgerà a Londra il 18 luglio. E le premesse ci sono tutte per augurarsi un buon successo dell’Italia. Il ristorante di Mauro Uliassi e il St. Hubertus di Norbert Niederkofler non sono apparsi nella lista estesa, il che fa ben sperare per un ingresso nei primi 50. Ma altri premi e l’avanzare di numerose nazioni potrebbero cambiare gli equilibri di una lista che è diventata meno eurocentrica e sempre più inclusiva di tante realtà diverse. Vediamo nel dettaglio cosa aspettarsi.

Risultato storico per l’Italia: è possibile?

L’attenzione è tutta per il 18 luglio. L’Italia riuscirà a piazzare in classifica ben 6 ristoranti? Attualmente, ne conta 4, tutti sono ben posizionati e in crescita: al n. 15 Lido 84 di Riccardo e Giancarlo Camanini, al n. 18 Piazza Duomo di Enrico Crippa, poi Le Calandre al n. 26, dei fratelli Alajmo, e al n. 29 il Reale di Niko Romito. Gli altri due della lista estesa sono al n. 52 Uliassi e al 54 St. Hubertus, che però non sono apparsi nell’attuale lista 51-100 appena annunciata. Il che porterebbe a pensare a un loro possibile ingresso, così da determinare per l’Italia un vero e proprio record, difficile ma non impossibile. Ma bisogna tenere conto anche di come è cambiata la lista negli ultimi anni.

Com’è cambiata la classifica?

Che continuerà l’onda lunga dei danesi lo dicono in molti. Dopo la vittoria del Noma di René Redzepi ad Anversa nel 2021, e il conseguente ingresso nella Hall of Fame, ora spetterebbe al Geranium, attualmente secondo sul podio. Al terzo e quarto posto incalzano lo spagnolo Asador Extebarri e il Central a Lima. Quest’ultimo è da tempo in attesa di un premio globale che lo faccia uscire dalla competizione, come meriterebbe: è il miglior ristorante Sudamericano per la sua generazione da anni e ha contribuito a promuovere a livello globale la cucina peruviana e latinoamericana, grazie al lavoro appassionato di Virgilio Martinez e della moglie Pia León. Vedremo. Un dato però è certo, in questi due anni e mezzo di pandemia gli osservatori si sono certamente accorti quanto la 50 Best stia cercando di essere ancora più inclusiva e altri continenti spingono per essere rappresentati nella parte alta della lista. Insomma, passata l’onda danese, potremmo vedere sempre in classifica meno Europa.

Tanti nuovi paesi

Già nella lista 51-100 appena uscita si nota la presenza di 20 nuovi ristoranti provenienti da 15 paesi differenti, che vanno dal Messico all’Australia.  In generale, i ristoranti hanno sede in 22 paesi distribuiti su 6 continenti: 14 ristoranti provengono dall’Asia, 13 dall’Europa, 11 dal Nord America, 2 dal Medio Oriente, 2 dall’Africa, 1 dall’Oceania e 7 dal Sud America. Argentina, Cina, Germania, Singapore ed Emirati Arabi Uniti entrano per la prima volta nella lista estesa globale. Quest’ultimo paese entra anche in virtù della spinta data dai MENA, la prima edizione dei Middle East & North Africa’s 50 Best Restaurants. Infatti, tra le new entry ha raggiunto la posizione più in alto, e meritatamente, il ristorante Trèsind Studio a Dubai, al numero 57 della classifica, guidato dal bravo chef indiano Himanshu Saini e poi al n. 87 è entrato Orfali Bros Bistro.

Tanta Africa e impegno nei premi speciali

Che il grande continente Africano fosse poco rappresentato nel mondo 50 Best era evidente da qualche anno. Così come il tema della diversity che è ormai diventato un centrale anche nel mondo enogastronomico a tutte le latitudini. In questi ultimi due anni e mezzo la classifica 50 Best si è ampliata fino a includere anche numerosi progetti in cui il tema cibo è declinato in progetti sociali. Con il progetto 50 Next anche quest’anno sono stati scelti e premiati giovani innovatori nel settore, ovunque nel mondo. Attualmente dall’Africa subsahariana è presente in classifica quella assoluta chicca del Wolfgat a Paternoster sulla costa sudafricana, guidato da chef Kobus van der Merwe. Ma quest’anno l’Africa, con due diverse declinazioni, è presente nei premi speciali già annunciati. Il One To Watch Award è andato all’AM par Alexandre Mazzia, il locale dello chef francese Alexandre Mazzia. Il ristorante, già molto conosciuto in Francia e pluripremiato a livello nazionale, interpreta lo spirito creativo di Marsiglia, ed è emblema della rinascita della scena culinaria della città multiculturale sul Mediterraneo. Lo chef Mazzia porta l’Africa nella sua storia personale: è nato nella Repubblica Democratica del Congo, dove ha vissuto fino all’età di 14 anni. Il profumo di legna bruciata sprigionato dall’affumicatura, le spezie africane e i crostacei venduti al porto vicino a casa sua hanno avuto un’influenza profonda e determinante sullo chef. Molto importante poi l’Icon Award 2022 andato alla nutrizionista keniota Wawira Njiru, fondatrice del Kenya’s Food for Education. La sua organizzazione no profit fornisce pasti ai bambini nelle scuole di tutto il Paese e a oggi ha consegnato oltre 7 milioni di pasti, nutrendo 40.000 bambini ogni giorno. Wawira Njiru è stata insignita dalle Nazioni Unite del titolo di Persona dell’anno 2021 in Kenya ed è stata inoltre la prima vincitrice nel 2018 del Global Citizen Prize: Cisco Youth Leadership Award. Tra i premi speciali ricordiamo anche il Best Female Chef andato alla colombiana Leonor Spinosa, anche lei con la sua Fondazione, è impegnata in progetti di sviluppo e agricoltura sostenibile per le popolazioni indigene.