Home How to Tradotto per voi: Le regole ferree dell’hot dog stile Chicago e quando si possono infrangere

Tradotto per voi: Le regole ferree dell’hot dog stile Chicago e quando si possono infrangere

di Paola Porciello

L’articolo originale “The Unbreakable Rules of the Chicago Dog – and When to Bend Them” appare su The New Yorker.

Per celebrare l’Hot Dog Day abbiamo tradotto per voi questo articolo su uno degli stili di panino più famosi, quello di Chicago.

Nella città del vento non si scende a compromessi. In ogni altro posto, invece, potete fare del vostro meglio con quello che avete. Dentro un hot dog in stile Chicago ci sono strisce di sottaceti disposte in parallelo al wurstel, fette di pomodoro che costellano la lunghezza del panino, peperoncini dolci e una spolverata di sale di sedano.

La voce che circola con più insistenza tra la gente è che la regola imprescindibile per fare un hot dog in stile Chicago è che non dovrebbe mai essere farcito con il ketchup. A Chicago infatti il ketchup non si trova nei locali, negli isolati, all’interno dei confini cittadini e nell’arco di 30 kilometri, niente ketchup neanche secondo gli standard estremamente laschi dei martini Noël Coward, quelli in cui in pratica si riempie un bicchiere di gin e lo si usa per brindare in direzione dell’Italia. Sono nata e cresciuta a Chicago e vi dico una cosa: questa voce che circola tra la gente è sbagliata. “Niente ketchup” non è la vera regola imprescindibile del vero hot dog stile Chicago e questo perché l’hot dog di regole imprescindibili ne ha almeno una dozzina e riguardano i nove ingredienti specifici, i metodi di preparazione particolari e un ineludibile ordine di preparazione. La regola finale, più o meno, è: l’hot dog contiene tutti questi elementi e nient’altro. Al ketchup non ci pensa nessuno.

L’hot dog stile Chicago è figlio della Grande Depressione, quando i banchisti del Maxwell Street Market preparavano a catena dei miseri sandwich di wurstel farciti di verdure spesso scadenti. Come tutti gli altri hot dog, era un pasto economico, veloce da preparare e da mangiare e come tale era destinato alla fascia della classe operaia. Nel tempo, questo umile pasto si è evoluto tanto da diventare un sacro artefatto culturale, fino al punto in cui ormai assemblare un hot dog richiede un grado di dedizione e attenzione praticamente liturgico. Tra i devoti, dunque, nessuno dei nove ingredienti viene considerato meno importante o trascurabile e qualsiasi deviazione viene ritenuta un sacrilegio. Il panino viene scaldato a vapore e mai tostato e deve essere farcito di semi di papavero. Il wurstel può essere bollito o cotto a vapore e mai grigliato e dev’essere tassativamente al 100% di carne bovina. Il colore è fondamentale: la senape deve essere giallo pastello, il cetriolino sott’aceto dev’essere di un verde shocking e fluo, con la sfumatura di un neon, le cipolle triturate candide come la neve. Potete fermarvi qui e ottenere un panino generico e tuttavia perfettamente accettabile oppure fare un piccolo sforzo in più per aspirare al paradiso dell’hot dog stile Chicago: striscioline di cetriolo simili a lance poggiate in parallelo al wurstel, semicerchi di pomodoro fresco disposti a intervalli regolari per la lunghezza, minuscoli peperoncini dolci sottaceto (quelli medio piccanti e lunghi non più di un pollice sono gli unici accettabili) poggiati sopra a tutto come siluri verdi pronti a essere lanciati e, ciliegina sulla torta, un pizzico di sale al sedano. La raffinatezza ha il suo peso: un hot dog stile Chicago è tanto una creazione estetica quanto culinaria. Un’attenta composizione di virgole, punti e mezze lune, di soffici contorni contrapposti a geometrie squadrate che sembra un po’ un capolavoro anni Ottanta del Memphis Group. Un pasto veloce, sì, ma che vi preparerà Ettore Sottsass.

Come altri cibi iconici di Chicago, l’hot dog che prende il nome dalla città del vento ha raggiunto un livello di fama stellare. Eppure trovarne una versione decente in altre città può diventare impegnativo. C’è stato un periodo in cui ogni abitante di Chicago trasferitosi altrove poteva affogare la nostalgia di casa ordinando l’hot dog della sua giovinezza in ogni Shake Shack o Sonic Drive-In. Ma negli ultimi anni questa tradizione si è andata lentamente perdendo. Woody’s Chicago Style, una catena che opera a ovest delle Montagne Rocciose, ha chiuso i battenti di quasi tutte le sue location. Si tratta di una maledizione? Un inghippo in borsa sulle azioni future del sale al sedano finito male? Quale che sia la ragione, fatta eccezione per un una manciata di locali dediti agli hot dog (tra cui va ricordato Emmet, un ristorante di New York che assembla quotidianamente centinaia di perfetti omaggi alla tradizione di Chicago), il modo migliore per evocare la delizia della città del vento è prepararsi l’hot dog da soli. Portillo e Vienna Beef, due catene di distribuzione locali, vendono a costi nemmeno troppo contenuti dei kit fai da te.

Ma un modo migliore di procedere potrebbe essere quello di fare del proprio meglio usando quello che si ha in casa. È vero che tanti supermercati americani fuori dalla tratta del Midwest, conosciuta col nome di area di Chicago, non stoccano panini ai semi di papavero, cetriolini verde fluo o i peperoncini dolci che servono. Quando mi trovo a Chicago e non fatico a rinvenire gli esemplari autentici degli ingredienti, mi dedico ai dettagli senza badare a spese e non faccio nessun compromesso. Ma se ho voglia di un hot dog stile Chicago e non mi trovo a una distanza ragionevole da un supermercato Jewel-Osco o da un negozio che riporta in vetrina il logo della Vienna Beef, non permetto certo all’ortodossia di guastarmi le festa. Non serve certo mettersi a incollare uno ad uno i semi di papavero sul panino usando le pinzette e la colla alimentare. Non serve neanche caricare di coloranti i sottaceti meno adatti. Né tanto meno serve ordinare un kit per posta e fargli attraversare mezza America ma, ovviamente, se vi trovate a Chicago non perdete l’occasione di fare un po’ di scorta prima di tornare a casa.

Alla fine, lo spirito dell’hot dog stile Chicago trascende la bigotteria e la puntigliosità e panini normali, sottaceti standard e uno o due peperoncini riusciranno a farvi ottenere l’intento senza troppi problemi. Uno dei migliori esemplari di Chicago, quello che viene servito al Superdawg Drive-In, ai sacri pomodori rossi freschi sostituisce quelli verdi sottaceto con un effetto così sconcertante e soddisfacente che non si è ancora visto un purista battere ciglio. Usate un panino normale e un wurstel standard, qualsiasi sottaceto sia a portata di mano e un peperoncino dolce o piccante quanto gradite. Fate del vostro meglio con quello che avete e riuscirete a fare qualcosa di buono: un hot dog che vi porterà per mano in un giardino di delizie stupefacenti. E poi, cinque morsi dopo, sarà finito, e ve ne potrete subito preparare un altro.