Home Bevande Le donne della mixology: intervista a Maura Milia, Bar Manager del Connaught di Londra

Le donne della mixology: intervista a Maura Milia, Bar Manager del Connaught di Londra

di Alessandra Gesuelli

Abbiamo intervistato Maura Milia, Bar Manager del The Connaught Bar a Londra, al 1° posto nella classifica del Word’s 50 Best Bars.

Non è facile ricavarsi un posto dietro a uno dei banconi più ambiti del mondo del bar, il Connaught di Londra, attuale n.1 nella classifica dei World’s 50 Best Bars (ai vertici della lista per due anni di fila) e da sempre tra i migliori a livello internazionale. Ancora di più accanto a due grandi come Ago Perrone e Giorgio Bargiani, che da anni guidano con successo il locale, eppure Maura Milia non ha avuto esitazioni 8 anni fa. “È stato amore a prima vista appena sono entrata al Connaught. Sapevo che sarebbe stato l’inizio di una bellissima avventura. Dopo oltre 8 anni sono ancora lì, come Bar Manager, prima donna a ricoprire questo ruolo nella storia di questo bar” ci racconta con orgoglio e senza presunzione nella terza delle interviste che Agrodolce sta dedicando alle donne protagoniste dell’industria (qui le altre). La sua è una carriera nata per caso quando a 19 anni, fresca di studi, decide di andare a Londra a imparare la lingua inglese. Un anno sabbatico  che le ha cambiato la vita. Come capita a tanti. Ma lei non è come tanti. Con passione e caparbietà è arrivata ai vertici del mondo del bar in uno dei suoi luoghi più leggendari, e qui ci racconta come.

Come sono stati i tuoi inizi nel mondo dell’hospitality?

Durante un anno sabbatico a Londra per studiare la lingua inglese, a 19 anni, dopo aver finito il liceo socio-psico-pedagogico di Cagliari, ho trovato il mio primo vero e proprio lavoro in un luxury boutique hotel a South Kensington, il Blakes Hotel, dove ho imparato le basi dell’hospitality e dove mi sono resa conto che era una vera e propria industria nella quale poter costruire una carriera. Circa 8 mesi dopo mi sono trasferita a Firenze per cominciare gli studi come avevo pianificato inizialmente, continuando comunque a lavorare nel mondo dell’ospitalità: prima Caffe Gilli e Paszkowski e successivamente al ristorante Ora d’Aria per ampliare le mie conoscenze sotto l’aspetto del fine dining. Dopo un anno e mezzo decido di mollare tutto e ritornare a Londra per progredire nel settore dell’ospitalità e precisamente del bar. 

Come sei approdata al Connaught?

Londra è sempre stata la meta per eccellenza del f&b. Quando me ne sono andata per tornare in Italia, sapevo che quello sarebbe stato solo un arrivederci. Appena atterrata di nuovo a Londra, l’8 gennaio del 2014, lascio le valigie a casa di un amico e mi catapulto subito al Connaught Bar. Sapevo che stavano cercando una cameriera e non ho perso tempo. Ago (Perrone ndr) era lì, e subito abbiamo fatto una chiacchierata. Dal momento in cui ho messo piede dentro al Connaught, è stato amore a prima vista. Sapevo che sarebbe stato l’inizio di una bellissima avventura. Dopo oltre 8 anni sono ancora lì, come Bar Manager, prima donna a ricoprire questo ruolo nella storia del locale. Non lo dico con presunzione o arroganza ma con tanto orgoglio e soddisfazione. 

Come ti sei sentita come Manager del bar  n. 1 del mondo? Tra l’altro in una squadra quasi tutta italiana. 

Dopo tutti questi anni, essere parte del Connaught, come Bar Manager, è probabilmente la soddisfazione più grande della mia carriera e del percorso che ho fatto finora. Avere l’opportunità di lavorare al fianco di un team incredibile, talentuoso, appassionato e così dedicato, che tutti i giorni dà il mille per mille per raggiungere lo stesso obiettivo, è la soddisfazione più grande. Il fatto di essere tutti italiani ha il suo perché. A volte, troppo chiassosi forse, ma è bello così.

Come è il rapporto con gli altri, come organizzate il lavoro giorno per giorno?

Il rapporto con gli altri, con Agostino e Giorgio in primis, è ormai di amicizia, va al di là dell’essere colleghi. In questi anni abbiamo unito i nostri diversi punti di forza per creare una formula vincente. Condividiamo una visione comune e vogliamo le stesse cose con la stessa costanza e dedizione del primo giorno. Ognuno di noi ha dei ruoli ben definiti, ad esempio io mi occupo della parte manageriale e gestionale del team e del bar a livello operativo, e dell’aspetto della guest experience. Ago e Giorgio si occupano più della parte creativa e della cura dello sviluppo del prodotto e del brand. La mia attenzione dunque si focalizza sui clienti, cerco di creare quella che è una vera e propria esperienza a 360 gradi, molto simile a quello che accade in un ristorante stellato, dove tutti i dettagli vengono curati al massimo: non solo la parte del cocktail ma tutta la parte del servizio. Il cliente deve sentirsi coccolato e speciale. Ci teniamo che il rapporto resti nel tempo e che il cliente continui a tornare.

Quali le maggiori sfide dell’industria che hai affrontato come manager donna?

Per mia fortuna ho trovato sempre molto supporto nell’ambito lavorativo. Sono dell’idea che quando si hanno degli obbiettivi e c’è tanta determinazione per raggiungerli non è mai così difficile. Probabilmente l’unica difficoltà può essere che al tempo non ero circondata da tante donne a cui guardare, e di conseguenza non ho avuto tante opportunità di potermi confrontare tra colleghe. Oggi c’è molta più presenza femminile all’interno dei bar e dell’industria dell’ospitalità in generale, e questo mi rende molto felice perché si stanno creando tante piattaforme per dare voce e vita a tantissime belle idee e iniziative da e per le colleghe di questa meravigliosa community globale presente non solo a Londra, o a New York, ma anche nel Sud Est Asiatico e in America Latina.

Dato il numero esiguo di donne al posto di comando nei bar, cosa ti senti di dire alle ragazze che vogliono iniziare oggi? Ti senti un modello?

Se sono un modello? Non saprei. Spero che la mia storia possa essere d’incoraggiamento per tutte le ragazze che vogliono intraprendere questa carriera. Sicuramente non è semplice e purtroppo, a seconda delle situazioni, dobbiamo sempre dimostrare e lavorare più duramente rispetto ai nostri colleghi uomini. Però mi sento di dire che se si ha la passione, la determinazione e la voglia di mettersi in gioco, e di dimostrare quanto valiamo, c’è posto per tutti. Siate fedeli a voi stesse, ai vostri valori e a quello in cui credete, e anche se a volte è difficile, non dimenticatevi il motivo per cui avete scelto questo lavoro. Alla fine l’amore e la passione per questo lavoro mi hanno sempre guidato nella direzione giusta. Auguro lo stesso a tutte le donne della nostra industry.