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Listeria: che cos’è e perché è così pericolosa

di Marta Manzo

Vi diamo qualche informazione in più sulla listeria: un’infezione che può essere contratta attraverso il cibo contaminato da un batterio.

Negli ultimi tempi sono moltiplicate le segnalazioni alimentari per “possibile presenza di listeria monocytogenes”. Oltre ai moltissimi richiami e ai ritiri di prodotti potenzialmente contaminati, nel nostro Paese si conta anche un focolaio di 72 casi di listeriosi. Come spiega l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), il batterio è sostenuto dal ceppo St155 che riconosce come fonte probabile alcuni würstel ritirati dal commercio nel settembre scorso. Nonostante sempre l’Iss non parli d’allarme, visto che “tutte le segnalazioni sono ascrivibili a casi di contaminazione che ogni anno vengono registrati nelle ordinarie attività di controllo e sorveglianza” , la questione listeria non è da sottovalutare proprio in virtù della sua natura e della sua pericolosità.

Che cos’è listeria?

Comunemente chiamato listeria, anche se listeriosi sarebbe il termine più corretto, si tratta di un’infezione causata dal batterio Listeria Monocytogenes. Come si legge proprio sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, si può contrarre a causa dell’ingestione di cibo contaminato.

Il batterio

Questo batterio è molto diffuso nell’ambiente in cui viviamo dato che si trova nel suolo, nell’acqua e nella vegetazione così come nelle feci di molte specie animali. In grado di riprodursi a basse temperature (comprese tra 0 e 45°C), può contaminare qualsiasi livello della catena di produzione degli alimenti e, inoltre, è molto resistente: ecco perché può essere presente anche in cibi già trasformati, conservati oppure refrigerati.

 Gli alimenti a rischio

Tra gli alimenti in cui il listeria monocytogenes è stato riscontrato più spesso ci sono sicuramente il pesce, la carne, le verdure crude e il latte non pastorizzato. Quindi numerosi latticini, come formaggi molli e burro, würstel e anche cibi trasformati, insalate pronte, panini, pesce affumicato. Più difficile, per quanto possibile, è invece la contaminazione per contatto diretto con gli animali, altre persone o un ambiente contaminato.

I sintomi e le persone a rischio

I sintomi da listeriosi hanno diverse forme cliniche: dalla gastroenterite acuta febbrile, che si manifesta nel giro di poche ore dall’ingestione, ai casi molto più invasivi e sistemici. Tra le persone più a rischio, le donne in gravidanza solitamente manifestano una sindrome simil-influenzale, con febbre e altri sintomi non specifici come affaticamento e dolori. Tuttavia, le infezioni contratte in gravidanza possono comportare serie conseguenze sul feto (morte fetale, aborto, parto prematuro o listeriosi congenita). Mentre negli adulti immunodepressi e negli anziani, la listeriosi può causare meningiti, encefaliti ma anche gravi setticemie. L’incubazione media di un caso di listeriosi è di circa 3 settimane ma può addirittura prolungarsi fino a 70 giorni. Nonostante i sintomi siano trattabili con antibiotici, nei casi più gravi può verificarsi la morte.

Come prevenire le contaminazioni

Il rischio contaminazione da listeria monocytogenes si può scongiurare seguendo le generali norme di igiene e attenzione previste per le tossinfezioni alimentari. I cibi, dunque, vanno cotti completamente e le verdure accuratamente lavate prima di essere consumate. Bisogna, inoltre, separare le carni crude dalle verdure e dai cibi cotti e pronti al consumo così come è necessario scegliere prodotti a base di latte che siano stati accuratamente pastorizzati. Nella preparazione dei pasti, invece, è bene lavarsi con cura le mani, anche più volte, così come è utile sciacquare gli utensili da cucina dopo averli usati con alimenti crudi. Infine, è consigliato consumare gli alimenti deperibili in tempi brevi.