Home Cibo 10 cose che dovreste sempre ordinare al ristorante giapponese

10 cose che dovreste sempre ordinare al ristorante giapponese

di Stefania Leo

La cucina giapponese non è solo sushi ma molto di più. Ecco una lista di dieci piatti che vi consigliamo di provare.

Il sushi non può esaurire la curiosità di chi vuole conoscere l’intero patrimonio gastronomico della cucina giapponese. Infatti, come spiega Laure Kié nel libro La cucina giapponese illustrata (Slow Food Editore), il tipico pasto domestico è composto da una scodella di riso bianco, una di zuppa di miso, verdure e un alimento proteico (pesce, carne o tofu), oltre a una piccola porzione di insalata o verdure in salamoia. Quando però decidiamo di concederci una cena fuori e cediamo alla tentazione di un’esplorazione culinaria meno ortodossa, nei ristoranti giapponesi in Italia (che offrono comunque una grande varietà di piatti), prendiamo quasi sempre il sushi. Dall’all you can eat a un locale più rigoroso, alla carta, ecco le 10 portate che vi consigliamo di ordinare, oltre al sushi, se andate in un ristorante giapponese. Magari per la prima volta.

  1. Nigiri Sushi.  In Occidente, è la portata più nota della cucina giapponese. In genere, prevede una polpettina di riso su cui viene messo del pesce crudo: salmone, tonno, branzino, anguilla. Oppure un pezzo di omelette. Per prepararlo in modo che sia fedele alla tradizione, ci vogliono circa dieci anni di apprendistato.
  2. Onigiri. Diventato famoso grazie all’invasione dei cartoni animati giapponesi in Europa, l’onigiri è il sandwich giapponese che dà la possibilità di portare in giro un pasto completo. È fatto con una polpetta di riso triangolare farcita di pesce (crudo o cotto).
  3. Ramen. A base di spaghetti di frumento, originari della Cina e introdotti in Giappone all’inizio del XX secolo, serviti in un brodo a base di salsa di soia o di miso, il ramen è entrato nel nostro radar soprattutto grazie alla loro versione istantanea. Un ramen fatto bene, però, richiede attenzione e devozione durante la sua preparazione. Infatti, prima si cucina il brodo e poi la salsa tara. Infine, si cuociono i tagliolini. Nel piatto ci devono essere: il nori, un foglio di alga che dà un tocco iodato, il moyashi, i germogli di soia sbollentati, il menma, i germogli di bambù fermentati, il corn, i chicchi di mais cotti, il tamago, l’uovo alla goccia, il negi, il cipollotto tritato, lo chashu, la carne di maiale in salsa, e infine il naruto, il surimi giapponese. Ma le ricette sono personalizzabili e, in Giappone, cambiano a secondo della zona in cui il ramen viene ordinato.
  4. Gyoza. Insieme a sushi e ramen, i gyoza completano la triade dell’ordine perfetto quando si affronta la cucina giapponese per la prima volta. Si tratta di ravioli farciti con carne di maiale macinata, cipollotto, aglio, cavolo verza e zenzero ma possono anche essere trovati con un ripieno di gamberi o verdure. Cotti alla piastra o al vapore, sono sempre ottimi.
  5. Tempura. Nonostante sia un piatto di origine portoghese poi portato in Giappone da alcuni missionari, la tempura non è altro che una frittura. Vari ingredienti in pastella vengono fritti e poi intinti in una salsa a base di soia e dashi. È ormai un grande classico della cucina giapponese, proposto in mille declinazioni. Tra le più famose c’è l’associazione con il brodo oppure in donburi, cioè su un letto di riso. In questi casi, a finire nella leggerissima e appetitosa pastella ci sono gamberetti, pesci, funghi shitake, patate dolci, zucca e peperoni.
  6. Katsui Tataki (sashimi di tonnetto grigliato). La cucina giapponese è nota in tutto il mondo anche per i suoi effetti benefici sull’organismo. Basata per lo più su proteine e verdure, ha tra i suoi piatti principali alcuni manicaretti come il Katsui Tataki: un sashimi di tonnetto grigliato, appena scottato, e poi tagliato a fette. Viene guarnito con daikon, zenzero grattugiato, foglie di shiso e cipollotto tritato, oltre alla salsa ponzu.
  7. Wakame. Anche in un pasto tradizionale giapponese c’è spazio per l’insalata. Per prepararla, si usa l’alga wakame, un vegetale condito con aceto di riso, olio di sesamo, miso e salsa di soia. Dopo un secondo di pesce, è la risposta perfetta alla necessità di sgrassare il palato.
  8. Zuppa di miso. L’abbiamo messa qui perché, contrariamente a ciò che si crede, la zuppa di miso non è un’entrée ma un brodo da bere dopo le portate principali o alla fine di un pasto. Il miso è una pasta fatta con semi di soia gialla giapponese, simile per consistenza al nostro purè, che ha un forte potere digestivo.
  9. Wagashi. Si tratta dei dolcetti tradizionali giapponesi. Oltre a essere amatissimi per la loro forma, hanno un gusto raffinato e delicato. Dai matcha mochi al daifuku all’anko, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Tra questi, il più amato in Occidente resta il dorayaki, fatto con due pancakes sovrapposti, ripieni di pasta di fagioli azuki, resi famosi dal cartone animato Doremon.
  10. A mano libera. Se siete indecisi su cosa ordinare, pronunciate la parola magica Omakase. In giapponese, significa letteralmente mi fido di te e dà il via libera allo chef per creare un percorso su misura per te. Questo viaggio culinario, di solito, si divide in tre momenti. Si parte con il pesce più delicato – platessa e seppia – per arrivare a quelli più intensi – come lo stallo e la ventresca di tonno o l’aringa. Poi, c’è l’improvvisazione a base di pescato del giorno. Infine, la tradizione, che include anguille di mare, sgombro, uova e riccio di mare.