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VENDEMMIA AL NORD 2022: come è andata

di Andrea Amadei

Se amate il vino, vi raccontiamo attraverso alcune interviste com’è andata la vendemmia 2022 nel Nord Italia.

Le operazioni dell’ultima vendemmia si sono ormai concluse da diverse settimane e tutte le uve, eccetto quelle destinate all’appassimento, sono diventate vino. Sicuramente, adesso anche i nostri vignaioli sono più distesi e sereni. È arrivato quindi il momento per tirare le somme sulla vendemmia 2022 e indagare su quali siano state le difficoltà causate dal cambiamento climatico in vigna e, perché no, anche sulla qualità dei vini nascenti. Quest’anno, ancor più del 2021, il grande caldo e la lunga siccità hanno messo a dura prova le viti ma, alla fine dei conti, non è poi andata così male. Cosa dovremo quindi aspettarci dai millesimi 2022? Partiamo con la nostra inchiesta dal Nord Italia, facendo una o più tappe per regione.

Valle d’Aosta

Cominciamo dalla Doc più alta d’Europa, quella del Blanc de Morgex et de La Salle. Dalle pendici del Monte Bianco, Nicola Del Negro, enologo di Cave Mont Blanc, ci parla di un’annata buona con livelli quantitativi nella media e maturazioni interessanti. L’uva di casa qui è il Priè Blanc, alla base delle bollicine e dei bianchi fermi della denominazione, la cui raccolta è iniziata il 25 agosto ed è terminata il 10 settembre. “In qualche zona più esposta l’uva ha patito un po’ il troppo caldo in termini di equilibri in maturazioni. Abbiamo riscontrato Ph generalmente più alti del normale con una minor acidità. Anche a queste altitudini – 1000 metri s.l.m. circa – in futuro, se continueremo (come presumibile) con questo caldo, ci sarà necessità di irrigare”.

Piemonte

Per la regione sabauda abbiamo chiesto un parere sull’annata a Matteo Ascheri, produttore a Bra (CN) e presidente del Consorzio di Tutela di Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani. Qui le piogge sono arrivate a fine estate e le varietà che erano ancora in pianta, come Nebbiolo e Barbera, ne hanno beneficiato potendo riprendere una maturazione equilibrata dei parametri di acidità, tannini e profumi. Qui l’annata 2022 sarà ricordata per essere stata una delle più precoci e allo stesso tempo sorprendenti in assoluto. Precoce perché a inizio ottobre potevano considerarsi concluse le operazioni di vendemmia, e sorprendente perché, nonostante l’andamento climatico, la vite ha dimostrato una capacità di adattamento senza eguali. “Anche le grandi quantità raccolte per le varietà Nebbiolo e Barbera, ci hanno sorpresi” ci confessa Matteo “Le uve bianche e il dolcetto, invece, hanno patito un po’ a livello quantitativo ma la qualità si è comunque rivelata buona. A livello territoriale il risultato migliore è stato ottenuto nelle Langhe, grazie a un terreno più calcareo, mentre nel Roero e nel Monferrato, dove la composizione è più sabbiosa, la vite ha sofferto di più la mancanza d’acqua. Detto questo, l’annata è stata positiva anche nelle zone che hanno sofferto di più, perché l’uva è risultata di qualità, a conferma di come la vite sia una pianta rustica, con radici profonde. Le dimensioni degli acini sono più ridotte rispetto alla media e il rapporto tra la polpa e la buccia pare dunque a favore di quest’ultima. Ci aspettiamo di ottenere vini corposi con un ottimo potenziale di affinamento a lungo temine”.

Liguria

“Nei Colli di Luni ci reputiamo fortunati rispetto ad altri territori, in quanto non abbiamo riscontrato problematiche particolari.” Sono le prime parole che ci dice Diego Bosoni, a capo della storica Lunae Bosoni di Ortonovo (SP). “Le piante non hanno accusato stress idrici – continua Diego – e sono giunte a maturazione nelle condizioni ottimali. Il microclima del nostro territorio, la vicinanza al mare, hanno mitigato le temperature nelle giornate più calde. Un altro fattore importante è l’ottima capacità del Vermentino di adattarsi al cambiamento climatico, questa varietà ha dimostrato anche un’ottima capacità di adattamento. Abbiamo certamente registrato un anticipo nei tempi di maturazione e di conseguenza della raccolta di circa 10-15 giorni rispetto ai nostri canoni abituali (anticipo già riscontrato anche lo scorso anno). Per quanto riguarda le rese: rispetto ai numeri della scorsa annata (che si era dimostrata poco produttiva) non abbiamo accusato un calo della produzione, ma anzi un leggero miglioramento. I primi riscontri a fermentazioni ultimate, sembrano molto interessanti. I vini sembrano esprimersi in maniera elegante e armonica, rispettando territorialità e piacevolezza”. L’annata 2022 sembra quindi essere molto promettente dal punto di vista qualitativo per tutto il territorio delle colline spezzine. 

Lombardia

Dalle ripide vette valtellinesi, Isabella Pellizzatti Perego, di Arpepe, ci parla di perdite relativamente basse (15%) nonostante la siccità “La qualità e la sanità dei grappoli è stata incredibile. Inoltre anche le meravigliose escursioni di temperatura giorno/notte pre-vendemmia – la Chiavennasca si raccoglie ad Ottobre – hanno portato un bell’ispessimento di buccia insieme ad una perfetta maturazione di tannini e profumi. Avremo vini da bere prima rispetto a quelli ottenuti nel 2021″. Arrivando al cuore del Nord Italia, in una zona particolarmente ricca di vigne (quelle intorno al Lago di Garda),anche Luca Formentini di Selva Capuzza ci parla di un’estate che difficilmente dimenticherà. “Quantità di ore di sole, scarsità di pioggia e temperature alte come non se ne sono viste mai hanno condizionato l’andamento di tutte le fasi evolutive dalla fioritura primaverile fino alla maturazione finale. Durante la prima fase dell’estate la maturazione ha notevolmente accelerato, per poi rallentare attorno al mese di agosto, quando il caldo e la siccità hanno portato la vigna ad una situazione di stress idrico. Le varietà (Tuchì e Groppello in primis) che hanno maturato precocemente non beneficiando delle poche ma importanti piogge della prima decade di settembre, hanno registrato un importante calo produttivo, soprattutto nei vigneti più giovani. La turbiana – varietà a maturazione tardiva alla base del fenomeno Lugana – ha invece potuto godere della pioggia settembrina, grazie alla quale ha avuto modo di recuperare peso e condursi verso una maturazione corretta, caratterizzata da una comprensibile alta gradazione zuccherina.”

Veneto

Attraversando il Garda e arrivando nella storica Valpolicella, Sebastiano Pagani, agronomo ed enologo della cantina Valentina Cubi, apre così il suo report “Se mi avessi chiesto che annata sarebbe stata la 2022 prima del 15 agosto ti avrei detto che forse non avremmo neanche vendemmiato. Fino ad allora le piante di vite si erano fermate e l’accrescimento della bacca d’uva si era fermato; in alcuni vigneti (i più esposti anche al vento) la siccità stava facendo regredire i grappoli d’uva. Ero disperato, non avendo i vigneti con l’irrigazione. Per fortuna, poi, sono arrivate un paio di piogge da oltre 30 mm che hanno cambiato completamente la situazione. Le vigne hanno ripreso a lavorare e i grappoli ad ingrossarsi; siamo arrivati ad iniziare la vendemmia al 30 di Agosto, cosa che non ci era mai capitato di dover fare così in anticipo. L’unica tipologia di vite che ha risentito di questa siccità è stata la Corvina, dove, alcune piante, non si sono riprese completamente e hanno prodotto uva con acini più piccoli del normale. Siamo stati però fortunati per due motivi: non abbiamo preso grandine, che invece nella fascia pedemontana della Valpolicella ha creato non pochi problemi per la raccolta dell’uva da mettere in appassimento per l’Amarone e il fatto di non aver avuto l’irrigazione è stata un vantaggio, perché molti vigneti irrigati (soprattutto in pianura) hanno avuto problemi di sunburn (uva “cotta dal sole”).  C’erano temperature oltre i 35°C durante il giorno, e il fatto di non avere la giusta escursione termica giornaliera ha accentuato questo problema. Per concludere, la produzione è stata per noi tra gli 80 e i 90 Qli /Ha (a seconda della posizione del vigneto); dal punto di vista sanitario l’uva era perfetta e quindi abbiamo messo via la quota di uva in appassimento per Amarone/Recioto che era nelle nostre possibilità. Tutt’ora è perfetta e non mi crea alcun problema o ansia nel doverla pigiare in fretta. Il Valpolicella Classico è risultato anch’esso molto buono con belle tonalità di colore rosso rubino; acidità corretta e gradazione alcolica intequilibrata”. Al di là di Verona, nel Soave, l’annata 2022 è stata caratterizzata da uno stress idrico ancora maggiore rispetto alla Valpolicella. Andrea Pieropan, della storica e omonima cantina, ci parla di “un inverno privo di precipitazioni significative, sia di carattere nevoso che piovoso e temperature miti che hanno portato a una primavera anticipata ma sempre siccitosa. Le temperature sono state sopra la media e questa situazione ha esasperato le piante. Il germogliamento è stato stentato con formazione di grappoli spargoli. Il calo quantitativo è stato importante, soprattutto in varietà precoci come il trebbiano, che ha risentito dell’annata. La vera padrona di casa, la Garganega, ha recuperato solo parzialmente in quanto le piogge di fine agosto e settembre non sono state tali da recuperare il deficit idrico”.

Trentino

Risalendo la Val d’Adige e giungendo nella briosa zona del Trento Doc, di molti bianchi di montagna e del Teroldego Rotaliano, è Matteo Secchi, Responsabile Agronomico Cavit (che vinifica il 60% delle uve del Trentino), a dirsi soddisfatto dell’annata “È stata una vendemmia nel complesso ottima  e abbiamo riscontrato una sanità delle uve eccellente per tutte le varietà, dalle bianche sino alle rosse. Il clima, seppur siccitoso, ci ha aiutato: il caldo e il sole che abbiamo avuto tutto l’anno e specialmente nella fase di maturazione ha, infatti, favorito l’innalzamento del grado zuccherino nelle uve in modo regolare. I vigneti per le basi spumante, situati a quote elevate, hanno beneficiato di notti abbastanza fresche. Le uve qui hanno dato i profumi migliori. Stesso discorso per il Müller Thurgau. La ricorderemo, inoltre, come una vendemmia fra le più lunghe in termini di durata. Abbiamo raccolto nell’arco di 50 giorni, contro la media tradizionale che di solito si aggira intorno ai 35/40”.

Alto Adige

Abbiamo anche sentito Willi Sturz, enologo della cantina Tramin, cooperativa che vinifica le uve di 160 famiglie di viticoltori, sita a Termeno sulla strada del vino, una delle frazioni di quell’Eden enologico che è la Val d’Adige. Willi confessa che si era un po’ preoccupato ad agosto quando la colonnina di mercurio non accennava a scendere sotto i 38°C. Le massime sono durate ben più del solito. Mentre altri anni il picco di calore durava solo 2 giorni, nel 2022 il caldo estremo è durato 10 giorni filati. “Abbiamo rischiato di perdere freschezza e profumi nei bianchi ma non è stato così. A volte ho l’impressione che la natura sappia sempre trovare una soluzione adattandosi alle condizioni più estreme. Perché ora nei mosti la freschezza è ben presente. Anche il Sauvignon che soffre molto il caldo ha dei bellissimi profumi”. La siccità invece non ha dato problemi perché, ci ha confessato Willi “Siamo dotati d’impianti d’irrigazione d’emergenza che abbiamo acceso 2/3 volte fra Luglio e Agosto. Lo stato sanitario dei grappoli dall’inizio alla fine della maturazione è sempre stato splendido”. In poche parole, la ’22 per l’Alto Adige si sta rivelando un’annata “spettacolare per i rossi e buona per i bianchi. Lo Chardonnay sarà buonissimo, il Gewurztraminer nella media. Avremo degli ottimi vini, leggermente più concentrati rispetto a quelli del 2021 che invece è stata un’annata semplicemente grandiosa. Nel complesso siamo molto contenti di come stanno evolvendo i mosti della vendemmia 2022 in cantina”. Infine, in quest’area geografica c’è un’uva che ha beneficiato in particolar modo delle alte temperature. Si tratta del Lagrein “Più caldo fa e meglio è per lei, ci darà grandi soddisfazioni”.

Friuli Orientale

Dall’estremo oriente italiano risponde invece alla nostra chiamata Cristian Specogna, brillante vignaiolo dell’omonima cantina sita sulle colline di Rosazzo (UD). Qui, la vendemmia 2022 quest’anno si è conclusa gli ultimi giorni di ottobre con la raccolta del Picolit. “È stata un’annata estrema, nel bene e nel male, la vite ha mostrato la sua capacità di adattamento ma madre natura ci sta aprendo gli occhi di fronte al cambiamento climatico. In questa parte di Friuli la ’22 è un’annata che ha portato risultati qualitativi a macchia di leopardo. In una zona come la nostra, dove è quasi inesistente l’irrigazione di soccorso, si è rivelato necessario prendersi cura delle vigne e del suolo con inerbimenti, sovesci ad hoc, rullature e potature delle viti mirate e limitate. Ad agosto, dopo il caldo e la siccità, per fortuna sono arrivate delle piogge importanti che hanno permesso ai grappoli di ritrovare l’equilibrio fra zuccheri e acidi. Il contemporaneo abbassamento delle temperature ha anche aiutato a mantenere la complessità aromatica nei frutti. Contro ogni aspettativa le quantità sono state superiori alle attese. Molti di noi, fino a metà agosto, pensavano ad un’annata caratterizzata da un importante diminuzione delle rese per ettaro e invece, nelle varietà tardive, si è addirittura registrato un +10/15% di produzione. La vendemmia è iniziata con una decina di giorni di anticipo rispetto allo scorso anno e le uve al momento della raccolta erano in uno stato di salute ottimale. I primi dati analitici fanno registrare livelli alcolici non esagerati, buone freschezze per i bianchi e, per quanto riguarda i rossi, si prospettano interessanti potenzialità d’invecchiamento”.

Conclusione

Le considerazioni generali che si notano incrociando le fonti sono quindi piuttosto positive: la raccolta si è conclusa in anticipo un po’ ovunque, con uno scarto medio di dieci giorni rispetto agli ultimi anni. La 2022 produrrà vini più concentrati e di pronta beva rispetto ad annate più fresche, piovose ed equilibrate come la 2016 o la 2021. Le varietà a maturazione tardiva hanno potuto beneficiare delle piogge di fine estate mentre le uve raccolte con le piante in stress idrico hanno subito cali quantitativi e raggiunto maturazioni un poco in debito di acidità e profumi. Quasi ovunque poi i vitigni autoctoni hanno dimostrato maggior resilienza rispetto agli internazionali trovando comunque il modo di produrre buoni frutti. Chi lavora la vigna favorendo lo sviluppo delle radici verso il basso, mantenendo i filari inerbiti o lasciando poca distanza tra una vite e l’altra, ha visto rispondere meglio le proprie piante alla siccità. Le vigne di una certa età, avendo radici più sviluppate, hanno sofferto meno di quelle giovani così come quelle impiantate sul calcare o sul tufo rispetto ad altri terreni. Questi tipi di suolo, di cui l’Italia è ricca, hanno infatti la capacità di trattenere le acque accumulate durante l’inverno e di rilasciarle per capillarità durante l’estate. Quasi tutti i viticoltori hanno cercato di proteggere i grappoli dalla forte insolazione lasciando più foglie sulle piante. I vigneti esposti a nord non sono più così disdegnati dai vignaioli in quanto, godendo di un clima più freddo, riescono comunque a maturare i loro frutti (cosa che prima spesso non accadeva) mantenendo alti i livelli di acidità ed eleganza. L’assenza di piogge ha indotto i vignaioli a realizzare pochi trattamenti antifungini. È uno dei pochi aspetti positivi di questo cambiamento climatico oltre al fatto che le uve, anche le più lente, riescono sempre a completare il ciclo di maturazione. Il clima cambia e la viticoltura si adatta. Se il Nord ha retto, cosa sarà successo nel Centro Italia? Ne parleremo presto.