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VENDEMMIA al CENTRO ITALIA 2022: come è andata

di Andrea Amadei

La vendemmia nel Centro Italia ha avuto picchi di qualità insperati e anche molte difficoltà. Abbiamo sentito gli enologi e i produttori per capire cosa sia avvenuto in Emilia Romagna, Marche, Toscana, Umbria, Abruzzo e Lazio in questa vendemmia 2022.

Prosegue il nostro viaggio tra le vendemmie del Bel Paese e, questa volta, andiamo nel centro Italia. Anche qui, come nel Nord, i problemi che hanno maggiormente impegnato (e soprattutto preoccupato) i vignaioli nell’ultimo anno sono stati caldo e siccità.

Proprio come per le regioni settentrionali, anche nella zona centrale ci sono stati territori più colpiti di altri e alcuni produttori hanno dovuto anticipare la vendemmia. Grazie alle piogge agostane, in tanti però si sono fortunatamente salvati e, contro ogni aspettativa, qualcuno ha addirittura parlato di grande annata. Scopriamo allora com’è andata la vendemmia 2022 nel centro Italia: che cosa dovremo aspettarci dai vini appena prodotti?

Emilia

Emilia vigneti

Partiamo dall’Emilia, dalla reggiana Val D’Enza, dove da qualche anno si è sviluppato un valido distretto dell’enologia naturale. Da qui Gianni Storchi, a capo dell’omonima cantina assieme al fratello Marco, ci racconta ottimista che “paradossalmente i valori tra alcool, acidità totale e ph che sto riscontrando nei mosti e nei vini sono incredibilmente inaspettati e perfettamente equilibrati. Da gennaio alla metà di agosto sono scesi solamente 115 ml di acqua poi, improvvisamente, il miracolo: in due giorni, dopo ferragosto, ha piovuto la stessa quantità di pioggia caduta nei mesi precedenti e sono seguiti giorni in cui le temperature notturne scendevano di parecchio. Questa pioggia benedetta ha ristabilito i parametri dell’uva che stavano andando verso concentrazioni zuccherine elevate a discapito di acidità molto basse. Di contro, la mancanza di pioggia ha garantito la salubrità delle uve e l’uso di rame e di zolfo è stato tra i più bassi di sempre; per darti un valore 700 g di rame/ettaro/anno quando il protocollo Demeter (principale sigla della biodinamica) fissa un limite di 3 Kg/ettaro/anno”.

E conclude “Abbiamo iniziato la vendemmia il 10 settembre, nei tempi, con i lambruschi e abbiamo terminato a fine settembre col Cabernet. In tutte le uve abbiamo riscontrato maturazioni polifenoliche (quelle riguardanti tannini, profumi e colori) equilibrate. Questi valori, assieme al giusto rapporto tra acidità e concentrazioni zuccherine, garantiranno vini longevi ed eleganti nella nostra zona”.

Toscana

Toscana

Per la regione di Dante, e non solo come vi accorgerete proseguendo nella lettura, abbiamo chiamato Luca D’Attoma, enologo lucchese di fama mondiale non solo titolare della celebre Due Mani, una prestigiosa cantina sulle colline pisane, ma anche consulente di numerose realtà vitivinicole in tutta Italia. “In Toscana ci siamo salvati – esordisce Luca – Tra giugno e luglio, la grandine si è fatta sentire ma non è stata disastrosa. Ha colpito a macchia di leopardo creando dei ritardi nella maturazione delle uve poi recuperati con il caldo di agosto. A fine mese le piogge hanno ristabilito gli equilibri nei frutti e abbiamo iniziato a raccogliere. La vendemmia ha avuto un andamento strano. È partita a razzo poi si è fermata ed è ripartita a più riprese per gli acquazzoni che, con la sete che aveva la terra, sono sempre stati una manna dal cielo. Abbiamo dovuto raccogliere subito il merlot – il più precoce dei vitigni – poi per fortuna le piogge hanno compiuto il miracolo sul Sangiovese. Il Cabernet Franc quest’anno ha sofferto un po’ più degli altri il caldo torrido di maggio che ha portato al disseccamento parziale del polline creando un calo produttivo di circa il 30%. La qualità però non è stata intaccata e anche a Bolgheri – dove Luca segue la produzione di Poggio al Tesoro – e a Suvereto – dove invece cura le etichette di Tua Rita e La Bulicchiata – siamo molto soddisfatti dei vini ottenuti.”

Marche

marche

Restando al telefono con Luca ma passando alle Marche, la prima reazione del nostro enologo di riferimento – che qui segue le produzioni di Filodivino a San Marcello nei Castelli di Jesi –  è emblematica. “Ohi ohi le Marche. Questa è una delle regioni dove abbiamo incontrato maggiori difficoltà nel portare in cantina buone uve. È stata un’estate rovente e asciutta quella marchigiana, ha piovuto a settembre ma l’acqua è arrivata tutta insieme e quindi abbiamo dovuto raccogliere prima.”

La varietà che ha sofferto di più è stata la Lacryma di Morro d’Alba che “ha la buccia molto sottile e quindi il calore le ha fatto perdere elasticità e gli acini si sono rotti facilmente.” Insomma, le uve di questa varietà quest’anno, invece di lacrimare come fanno sempre, hanno pianto a dirotto. Un po’ meglio il Verdicchio. Per l’uva bianca più celebre della regione “hanno sofferto le vigne giovani ma quelle un po’ più vecchiotte hanno tenuto bene. I vini saranno piacevoli e molto rappresentativi della varietà. Siamo stati attentissimi a fare una cernita delle uve prima di avviare la vinificazione. La qualità è buona ma la quantità è sotto di un 20%.”

Abruzzo

abruzzo

Fedele e puntuale reporter di Agrodolce, per la regione dannunziana a parlare è Fausto Albanesi di Torre dei Beati, piccola realtà artigianale collocata a Loreto Aprutino (PE). Fausto ci racconta che “il 2022 è iniziato, come da un po’ di anni a questa parte, con un inverno senza inverno. Il primo freddo è arrivato a febbraio e si è protratto tutto sommato per un periodo piuttosto lungo. L’esplosione del caldo è arrivata dopo la metà di maggio. Da lì in poi l’inferno. Eravamo rassegnati al peggio e, invece, da fine luglio sono arrivate delle piogge piuttosto inusuali per la stagione, specie viste le premesse, che hanno interessato in modo cadenzato tutto il mese di agosto ma senza creare alcun problema di carattere fitosanitario.”

Fausto ci racconta che “un importatore del Colorado reduce da un giro per tutta l’Italia, arrivando qui a fine agosto, mi disse che a confronto di molte regioni che aveva visitato l’Abruzzo sembrava un giardino. Alla fine, questo recupero ha in qualche modo riequilibrato i risultati e abbiamo svolto una raccolta in tempi del tutto normali. I vini sono molto buoni, anzi, in privato li definirei spaziali se quella punta di esuberanza alcolica non li posizionasse un po’ al di là del contemporaneo. Bianchi e rossi sono già in affinamento mentre il mio amato Cerasuolo, su cui faccio dei lavori prolungati di macerazione a freddo e fermentazioni lente a bassa temperatura, sta giusto ora volgendo verso la fine della fermentazione. Sembra buono” . E se Fausto dice che è buono allora è davvero da assaggiare.

Umbria

umbria

Addentrandoci in Umbria, ci rechiamo in quel di Montefalco dove Luca D’Attoma segue la Tenuta Castelbuono, quella dei Lunelli, quella del meraviglioso carapace. “L’Umbria sa essere Africa in queste estati calde e siccitose – esordisce il celebre enologo – e sulle varietà precoci le difficoltà si sono fatte sentire ma sul Sagrantino, il re della zona che si raccoglie dopo le altre uve, le piogge dolci di settembre hanno ristabilito tutti gli equilibri metabolici all’interno degli acini e i vini in vasca si stanno rivelando splendidi. La ’22 sui Sagrantino sarà un’annata bomba.”

Poco più a Nord in quel del Torgiano, altra enclave del vino rosso umbro questa volta a base Sangiovese, Chiara Lungarotti, a capo dell’omonima storica cantina e del consorzio stesso del vino Torgiano, dice che “l’annata si è contraddistinta da un inverno moderatamente freddo e da piogge scarse, ad esclusione del mese di dicembre. A marzo, un colpo di coda dell’inverno ha abbassato le temperature al di sotto della media, ritardando il germogliamento delle viti. È seguita una primavera moderatamente umida e un’estate anticipata sin dal mese di maggio, che ha registrato temperature medie molto alte per il periodo. L’estate rovente e siccitosa ha causato una progressiva riduzione delle produzioni con effetti di stress idrici sui vigneti di collina; le temperature alte e soprattutto la mancanza di piogge si è protratta fino alla fine di agosto con un inizio vendemmia anticipato rispetto alla norma, soprattutto per le uve più precoci. Fortunatamente, il quadro è totalmente cambiato nel mese di settembre grazie alle piogge che hanno riequilibrato lo stato vegetativo delle piante. Per cui, alla fine, abbiamo raggiunto un buon equilibrio nelle maturazioni. Più nel dettaglio, la vendemmia è cominciata il 10 di agosto con le basi spumanti e, dopo una pausa di qualche giorno, si è proseguito con le varietà precoci (chardonnay e pinot grigio). Nella prima settimana di settembre sono state raccolte le uve merlot e i vermentini, che ci hanno consentito di ottenere vini ben strutturati e di ottimo equilibrio. Nel proseguo della vendemmia le maturazioni si sono riallineate alle precedenti annate. Le uve sangiovese sono state raccolte dopo la metà di settembre e hanno tratto grande giovamento da un abbassamento termico notturno e da sporadiche piogge cadute nelle settimane precedenti, con risultati eccellenti in termini di maturazione tannica e aromatica.”

Lazio

lazio

Ultima tappa del nostro giro fra i vigneti dell’Italia Centrale è il Lazio. Nel nord della regione, precisamente nel viterbese dei grandi bianchi da invecchiamento da uve Grechetto, Giuseppe Mottura, dell’omonima Cantina di Civitella d’Agliano, ci confessa che “la 2022 è stata la vendemmia della grande paura. La concomitanza di temperature molto elevate e l’assenza di precipitazioni ha fatto temere che la vite non sarebbe riuscita a maturare fino in fondo il proprio frutto. Un’uva non perfettamente matura significa poca struttura e disequilibrio in bottiglia. I vini che stanno nascendo in cantina però raccontano tutta un’altra storia. I temporali di agosto, l’apporto dell’irrigazione di sostegno, ma anche la buona conduzione agronomica hanno infatti permesso alla vite di procedere verso un corretto sviluppo. Per il Grechetto, addirittura, abbiamo aspettato qualche giorno in più del normale a raccogliere, metà settembre anziché gli inizi, non tanto per una questione di grado alcolico ma per lasciare che la pianta maturasse fino in fondo profumi e tannini – si anche se è un bianco il Grechetto ha tannini molto ben presenti. Assaggiando i vini, oggi si ha l’idea di un’annata ricca senza essere pesante o sgraziata. Gli aromi hanno mantenuto una loro fragranza e non sono stati sopraffatti dalla note di frutta cotta a volte presenti in annate come questa. Ci aspettiamo dei vini che esprimano la sensazione tattile del calore dell’annata e allo stesso tempo raccontino la croccantezza di un vitigno fresco e potente come il Grechetto”.

Scendendo a sud, nel Lazio dei rossi a base Cesenase, tipici del confine tra la provincia di Roma e quella di Frosinone, Piero Riccardi delle cantine Riccardi Reale di Olevano Romano, ci racconta di una siccità durata quasi 4 mesi affrontata in vigna con tecniche agronomiche biodinamiche volte ad evitare l’eccessivo disseccamento dei terreni. “Le piogge settembrine e anche la grandine hanno accelerato molto la maturazione. I vini sono alti di alcol, hanno molto colore per essere Cesanese, virano verso il rosso porpora – più violaceo – anziché il consueto rubino. Al momento della svinatura – quando a fine fermentazione si separano le bucce dal vino stesso – mi ha molto colpito un accentuato profumo di ciliegia.”

Conclusioni

Il Centro si rivela quindi ancor più disomogeneo del Nord per quanto riguarda l’andamento climatico e la qualità dei vini marcati 2022. Più che al settentrione, gli estremi si allontanano rivelando vette di qualità insperate e zone in cui per raggiungere buoni livelli qualitativi si sono invece dovute sacrificare quantità importanti di prodotto. Nel complesso, considerando le aspettative d’inizio estate, il quadro è però positivo, a dimostrazione che la vite, soprattutto se aiutata da una gestione agronomica oculata e sensibile, è una delle piante che meglio si adatta al cambiamento climatico in corso.