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VENDEMMIA nel SUD ITALIA e nelle ISOLE 2022: come è andata

di Andrea Amadei

La vendemmia nel Sud Italia e nelle Isole ha avuto picchi di qualità insperati e anche molte difficoltà. Abbiamo sentito gli enologi e i produttori per capire cosa sia avvenuto in Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna in questa vendemmia 2022.

È arrivato il momento della terza e ultima tappa del nostro viaggio fra i vigneti d’Italia per capire com’è andata la vendemmia 2022. Dopo Nord e Centro alle prese con forte siccità e caldo torrido, è la volta del Sud e delle isole. Pronti? Partiamo.

Campania

Campania vigne

Voliamo subito in Campania da Piero Mastroberardino, dell’omonima cantina che ha fatto la storia della viticoltura di questa regione e che conduce vigneti in diverse e importanti Denominazioni d’Origine della regione. “Caldo e siccità in Irpinia non sono stati un problema” ci dice subito Piero riferendosi alla zona del Fiano d’Avellino, del Greco di Tufo e del Taurasi, un territorio montano dove il clima è fresco e le uve iniziano a maturare a estate finita.

“Anche da noi, fino a Luglio, il clima è stato secco e molto caldo. Facevamo la danza della pioggia. Poi, ad Agosto, abbiamo avuto una settimana di acquazzoni e a Settembre anche. In quel momento, abbiamo cambiato danza e temuto venisse troppa acqua. I nostri desideri sono stati esauditi perché successivamente il tempo è stato splendido. Le uve hanno potuto maturare lentamente e a lungo. A ottobre abbiamo raccolto le uve bianche, in grande quantità e di qualità ottima. L’Aglianico invece abbiamo finito di vendemmiarlo la prima settimana di Novembre. I vini bianchi stanno nascendo interessanti, promettono verticalità e longevità. Anche i rossi hanno ottimi profili e confido siano vini dalla lunga prospettiva. Non è stata un’annata eccessivamente complicata. Ora qui è tutto coperto di neve e i nostri terreni – calcarei, vulcanici e argillosi – stanno già facendo riserva d’acqua per la prossima vendemmia.” L’Irpinia, che è sempre stata una zona ricca di verde e dalla grande vocazione vitivinicola, continua a dare quindi soddisfazioni.

Passiamo poi al Vesuvio, terra di Lacryma Christi, ottenuto da uve Piedirosso, Aglianico, Falanghina, Caprettone e Coda di Volpe. “Anche lì è andata bene. Essendo vicini al mare abbiamo potuto godere dell’effetto brezza, le escursioni termiche sono state minori rispetto all’Irpinia ma non sono mancate le piogge” ci ha detto Piero. In generale, quindi è stata un’annata buona: i vini saranno vibranti, complessi e speziati. 

Basilicata

Basilicata vigne

“Il tufo che allatta ci ha salvati anche quest’anno” ci racconta Gerarado Giuratrabocchetti, figura di riferimento per l’Aglianico del Vulture, a capo delle storiche Cantine del Notaio. “Durante l’inverno 2021/2022 aveva nevicato più volte e la neve sciogliendosi aveva creato una preziosa riserva d’acqua nel terreno vulcanico. Questa si è rivelata preziosissima durante l’estate perché, risalendo per capillarità, è riuscita ad abbeverare le viti. La siccità è durata fino ai primi di agosto, le viti stavano per andare in stress idrico poi una pioggerella ristorativa ha cambiato completamente la situazione dalla notte al giorno. I chicchi si sono riempiti e hanno ristabilito i loro parametri. Non abbiamo attuato nessuna irrigazione di soccorso e siamo comunque riusciti a portare in cantina uve mature e abbondanti. Abbiamo iniziato la raccolta il 15 agosto con le varietà a bacca bianca, in ritardo di due settimane perché il caldo eccessivo di giugno e luglio ha rallentato la maturazione, e abbiamo terminato la vendemmia a metà novembre, leggermente in anticipo perché gli acini stavano andando in surmaturazione. Per fortuna, settembre è stato piovoso e le uve ancora in pianta hanno preso peso. Ottobre invece è stato asciutto ed è stato un bene perché ha tenuto lontani muffe e parassiti dalle piante. Alla fine la qualità del raccolto si è rivelata molto alta, i gradi zuccherini erano abbondanti ma le acidità non mancavano, i vini saranno molto buoni. Tutti.”

Puglia

“Abbiamo avuto un autunno e un inverno abbastanza regolari  ma con precipitazioni sotto la media. Abbiamo avuto qualche pioggia in primavera e per fortuna ad agosto. Pioggia d’agosto olio e mosto si dice da noi e così è stato. I vitigni autoctoni, Negramaro e Primitivo, si sono adattati benissimo alle condizioni climatiche. Dai primi assaggi di vasca, i vini hanno ottime acidità e non diresti che è stata un’annata calda. Sono veramente colpito” ha detto Gianfranco Fino, vignaiolo attento ed esperto a Sava (TA) con un piede in Manduria e uno in Salento.

Noi lavoriamo in arido-coltura già da diverso tempo e anche quest’anno abbiamo lavorato il terreno per stimolarne la capillarità e fatto trattamenti col caolino alle vigne per limitare la traspirazione dalle foglie. A gennaio, i modelli matematici europei e statunitensi già prevedevano un’annata secca e calda quindi abbiamo defogliato pochissimo. I grappoli in questo modo hanno potuto godere dell’ombra delle foglie evitando scottature dannose. Abbiamo raccolto le uve per le basi spumante il 21 di agosto, il Primitivo per i rossi il 25 e il Negroamaro i 10 settembre, tutto nella media. Gli autoctoni non stanno avendo problemi ad adattarsi al climate change, abbiamo avuto solo un piccolo calo quantitativo”.

Ci spostiamo più a Nord per avere informazioni sull’altra grande uva autoctona pugliese: il Nero di Troia. Raggiungiamo al telefono Sebastiano De Corato dell’Azienda Vinicola Rivera ad Andria (BT). Sebastiano è autore di un Nero di Troia eccellente, il Puer Apuliae, e gli chiediamo subito come sarà secondo lui l’annata 2022. “Per noi è stata un’annata perfetta, le riserve usciranno fra 6 anni quindi ancora non sappiamo come saranno effettivamente ma una cosa è certa: promettono molto bene.”

Scopriamo dalle parole di Sebastiano che il Nero di Troia è l’opposto del Primitivo ed è una delle ultime uve in Italia ad essere raccolta. “Matura molto lentamente, cambia colore a luglio e comincia a sviluppare tannini e aromi a fine settembre. In queste annate così calde quindi soffre meno, perché durante i picchi di calore le viti non devono preoccuparsi di lavorare per i frutti, hanno tutto il tempo di superare la fase di caldo acuto. Quest’anno le temperature hanno iniziato a scendere sotto i 30° C dopo il 15 di agosto e poi ha piovuto circa un giorno a settimana. Prima abbiamo effettuato qualche irrigazione di soccorso per abbeverare le vigne ma nel complesso è stata un’annata molto positiva, meno calda rispetto alla 2021. Abbiamo raccolto il Bombino Bianco la terza settimana di settembre e il Bombino Nero a fine mese. Il Nero di Troia invece l’abbiamo raccolto per ultimo, staccando l’ultimo grappolo dalla pianta il 28 Ottobre. Da settembre era tornato il bel tempo quindi le uve che abbiamo portato in cantina erano asciutte e sane”.

Calabria

Calabria vigne

“È andata bene. Abbiamo risentito di un’ondata di caldo molto forte. Ci sono stati 32/36°C tutta l’estate, con zero precipitazioni da aprile in poi. Non abbiamo avuto nessuno focolaio di muffe maligne o malattie della vite e abbiamo portato in cantina uve sanissime, perfette, che sembravano disegnate, erano solo un poco più leggere del solito.” A parlare è Paolo Ippolito, alla guida insieme ai fratelli della storica cantina Ippolito 1845 a Cirò Marina (KR).

“È stata una vendemmia molto lunga, abbiamo iniziato presto e finito a inizio ottobre. Abbiamo irrigato solo i vigneti di pianura, che stavano soffrendo di più. Poi il 22 di agosto abbiamo iniziato la raccolta del Calabrese (rosso precoce) e dei bianchi Pecorello e Greco. In piena vendemmia, a metà settembre, ha piovuto finalmente. Non è stata una pioggia utile per i bianchi e per i rosè ma lo è stata moltissimo per il Gaglioppo – alla base del Cirò Rosso – perché ha dato vigoria e forza alle piante. È stata un’annata difficile e siccitosa ma lavorando con vitigni autoctoni ci siamo salvati perché le vigne sono temprate. Questo è sempre stato un territorio caldo e ventoso siamo abituati a climi estremi e lo sono anche le nostre piante. Ce l’hanno confermato anche quest’anno perché assaggiando i vini in vasca sembra che siamo alle porte di una grande annata”.

Sicilia

Sicilia vigne

“Partiamo da un dato climatico: abbiamo avuto dal 20% al 30% di piovosità in più in quest’annata vinicola rispetto alla media pluviometrica degli ultimi 10 anni”. Esordisce così Antonio Rallo, presidente della Doc Sicilia e a capo, insieme alla sorella Josè, della cantina Donnafugata che coltiva vigneti in tutta la regione.

“In Sicilia sta piovendo di più rispetto al passato e questo ci ha aiutato molto. La flessione in quantità di raccolto è stata minima, -10% in media. Nella parte occidentale della regione si è prodotto meno, la primavera ventosa e fredda ha ostacolato un po’ la fioritura e il caldo di giugno ha bloccato la crescita del grappolo. Abbiamo raccolto frutti piccoli e spargoli. La vendemmia è partita che sembrava velocissima poi ha rallentato e si è prolungata. A fine luglio, il Pinot Grigio sembrava già pronto ma dopo le dovute analisi abbiamo capito che dovevamo aspettare. Sono arrivate delle pioggerelle, a fine agosto e a settembre, che hanno allungato le maturazioni. La temperatura poi si è abbassata e le uve hanno potuto maturare lentamente, gli acini hanno mantenuto buone acidità e sviluppato ricchezza di zuccheri e aromi. Sarà un’annata da bianchi buoni e rossi ottimi. Sui Nero d’Avola ho grosse aspettative e anche per i vini dell’Etna, dove quest’anno le uve hanno maturato meravigliosamente”. 

Sardegna

Sardegna vigne

Concludiamo con la Sardegna e partiamo dalla Romangia, fra il golfo dell’Asinara e la città di Sassari. Qui Alessandro Dettori, a capo dell’omonima e pluripremiata cantina, ci parla di un’annata viticola caratterizzata dalla mancanza di pioggia da aprile sino a fine agosto con un forte innalzamento delle temperature. “Nonostante questo, ancora una volta, il mare del nord della Sardegna ha spinto verso i vigneti la brezza, aiutando l’escursione termica con abbondanti bagnature fogliari che in parte hanno sopperito alla mancanza delle piogge. Le condizioni climatiche hanno permesso un numero ridottissimo di trattamenti, giusto zolfo e poltiglia bordolese, in dosi ridottissime. A luglio pareva che ci saremmo trovati davanti a una vendemmia anticipata e invece è iniziata con qualche giorno in ritardo rispetto alle ultime medie. Abbiamo iniziato a raccogliere col Moscato seguito dal Vermentino. Poi è stata la volta del Pascale e della Monica, per finire con il Re Cannonau ad ottobre. Tutte le uve erano in un ottimo stato sanitario e la qualità è stata alta su tutti i fronti. I vini sono già molto buoni su tutte le varietà e tipologie”.

Più a sud, a Oliena (NU), famosa per i suoi Nepente Doc a base Cannonau, Nina Puddu dell’azienda agricola Fratelli Puddu, racconta di un’annata oltre ogni limite. “Già qui abbiamo parecchio caldo solitamente ma quest’estate abbiamo avuto certi giorni insopportabili. Lavoravamo in vigna la mattina presto o la sera dopo le 19.00. Da aprile a fine settembre non ha mai piovuto. È stata un’annata particolarmente sofferente anche per le persone, ogni giorno c’erano più di 40°C, sembrava di stare in un forno acceso. Anche la sera il calo di temperatura era minimo. Così per luglio, agosto e settembre. Ci ha salvati l’irrigazione di soccorso, che fino a quest’anno non avevamo mai dovuto accendere. Comunque non è bastata neanche quella, le piante, nella zona fogliare, soffrivano lo stesso. Ci sono state zone dove non abbiamo raccolto nulla perché le uve erano bruciate dal caldo. Un caldo anomalo, mai visto. Già la nostra resa per ettaro è abitualmente bassa, quest’anno è stata bassissima. Abbiamo raccolto solo 35 q/ha, il 25% in meno del normale. La qualità però è buona perché in vinificazione non abbiamo avuto problemi. I vini promettono bene, abbiamo solo un leggero calo di acidità ma tale da non compromettere la lunga vita che contraddistingue i Nepende di Oliena.”

Conclusioni

Come nelle altre macro zone d’Italia, anche al Sud ci sono regioni che hanno sofferto maggiormente di altre. L’ottimismo che si registra fra i produttori però è leggermente più alto, trend in crescendo viaggiando da Nord a Sud. Contrariamente a quanto ci si poteva aspettare, il Meridione ha sofferto meno la siccità e le alte temperature. Un po’ perché la viticoltura è già temprata da una storia climatica più asciutta e calda e un po’ perché la tendenza pluviometrica pare si sia stranamente invertita quest’anno.

Una cosa è certa, il cambiamento climatico è in atto e sta procedendo a ritmi sostenuti e imprevedibili. Se prima i grossi problemi erano rappresentati da malattie e parassiti dovuti all’umidità, ora è la mancanza d’acqua a preoccupare maggiormente il settore. Qualche zona di produzione storica e benedetta dalle condizioni climatiche sembra soffrire meno di altre, la vicinanza al mare o l’altitudine sono fattori salienti in questo senso, ma il messaggio è chiaro: bisogna entrare in sintonia con la natura, ascoltarla, cercare di assecondarla e seguire i suoi ritmi. Molti vignaioli l’hanno già compreso e messo in atto, non resta che aspettare che godere del frutto del loro lavoro nei nostri calici e lasciarci affascinare dalla magia del vino, fedele specchio del tempo e dello spazio in cui nasce.