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Cose da imparare subito: Spumante e Prosecco non sono sinonimi

di Silvia Fratini

Brindare con un bicchiere di bollicine è sempre una buona idea ma sapete sempre riconoscere quello che vi viene proposto? Spumante e Prosecco, ad esempio, sono la stessa cosa? Se avete ancora dei dubbi, qui potete trovare qualche chiarimento.

La bollicina nel bicchiere suggerisce sempre un momento di festa, di gioia e di celebrazione. O, a volte, anche solo di gustosa consolazione. Insomma, un bicchiere di vino bianco frizzante è adatto per qualsiasi occasione ma sapete sempre riconoscere quello che vi viene proposto?

Sapreste dire se un Prosecco DOC e un metodo classico siano ad esempio la stessa cosa? Se avete dei dubbi, ecco una breve guida per districarsi tra bottiglie, assaggi e bevute d’auguri.

Lo spumante

Spumante

Innanzitutto, cosa si intende per spumante? Attenzione: non un vino particolare prodotto in una determinata zona ma una tipologia di vino caratterizzata da elevata pressione in bottiglia – almeno 3,5 bar – e da una produzione fatta attraverso metodo classico oppure attraverso metodo Martinotti-Charmat

Il metodo classico è quello che prevede la rifermentazione direttamente in bottiglia per la produzione di anidride carbonica e, quindi, di bollicine. Noto in Francia sin dalla prima metà del Cinquecento, è il metodo con cui sono prodotti ad esempio lo Champagne, il Trento DOC, il Franciacorta DOCG

Il metodo Martinotti-Charmat prevede invece la seconda fermentazione del vino in grandi contenitori pressurizzati, chiamati autoclavi, che consentono di ottenere vini con caratteristiche note fruttate e tempistiche molto più brevi rispetto al metodo classico.

Per la produzione di spumante possono essere utilizzati diversi tipi di uva, senza limitazioni all’utilizzo di uve a bacca bianca o a bacca rossa. A seconda dei disciplinari presenti sul territorio, però, per rientrare nelle denominazioni DOC o DOCG lo spumante deve rispettare vincoli sui tempi e metodi di produzione.

Il Prosecco 

Prosecco

Il Prosecco, oltre a essere un paesino ormai inglobato nella città di Trieste, è una tipologia di vino ben precisa che ha ottenuto sia la Denominazione d’Origine Controllata – abbreviata in D.O.C. – nel 2009, sia la Denominazione d’Origine Controllata e Garantita (D.O.C.G.) per due denominazioni: l’Asolo Prosecco DOCG e il Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG. 

La zona di produzione del Prosecco è limitata alle province di Belluno, Padova, Treviso, Venezia e Vicenza in Veneto, e a quelle di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine in Friuli Venezia Giulia. 

La Glera, vitigno a bacca bianca autoctono dell’Italia nord-orientale, è noto sin dai tempi dei Romani e rappresenta la base per la produzione del Prosecco, in qualsiasi DOC ricada: non può mai essere al di sotto dell’85%. Insieme alla Glera, e fino ad un massimo del 15%, vengono storicamente utilizzate Verdiso, Bianchetta Trevigiana, Perera, Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Grigio e Pinot Nero (soprattutto per la versione rosè).

Il Prosecco può essere prodotto nelle tipologie Frizzante, Spumante (anche Rosè) e Tranquillo. Una volta pressate le uve e fatte fermentare, il mosto diventa vino. Questo può essere utilizzato tale e quale per la produzione di Prosecco DOC nella tipologia Tranquillo, oppure potrà trasformarsi in Frizzante e Spumante grazie ad un’ulteriore fermentazione naturale, attraverso il metodo Martinotti-Charmat.

La seconda fermentazione, non inferiore ai 30 giorni, avviene in autoclavi e porta alla produzione di Prosecco DOC differenti in base al grado zuccherino residuo: Brut Nature (0-3 gr/lt), Extra Brut (0-6 gr/lt), Brut  (0-12 gr/lt), Extra-Dry (12-17 gr/lt), Dry (17-32 gr/lt) e Demi-Sec (32-50 gr/lt). Non c’è differenza, quindi, tra Prosecco DOC e spumante per quanto riguarda le varietà, influenzate dal livello di zuccheri presenti: per entrambi si parla di Brut Nature, dry, e sfumature intermedie. Ma il Prosecco, nelle sue versioni Frizzante e Tranquillo, non è uno spumante.