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Perché si regalano dolci alla Befana?

di Nadine Solano

La calza della Befana, colma di dolci e forse anche di carbone, è un’usanza molto antica e simboleggia la fine delle feste natalizie. Vi sveliamo le sue probabili origini e il suo significato.

Un vecchio proverbio recita che L’Epifania tutte le feste porta via. Ed ecco che, quindi, inizia il countdown per il gran finale del 6 gennaio: l’ultima occasione per concedersi un pieno di leccornie. Infatti, se la suddetta ricorrenza ha una natura religiosa e rappresenta un omaggio all’arrivo dei Re Magi presso la capanna in cui è nato Gesù Bambino, da ormai molto tempo coincide anche con la tradizionale calza della Befana.

Un regalo che si può acquistare già pronto oppure si può confezionare in casa grazie a preparazioni homemade, impegnative ma di certo più soddisfacenti. L’usanza della calza colma di dolciumi è nota a tutti ma chi ne conosce le origini? Perché si regalano i dolci alla Befana? Scopriamolo insieme.

Chi è la Befana?

Befana

La Befana è una figura pagana tipicamente italiana, legata al culto del raccolto e ai relativi riti propiziatori che, secondo le ipotesi più accreditate sono stati ereditati dai romani. A quel tempo, le dodici notti successive al solstizio d’inverno coincidevano con una serie di celebrazioni atte a favorire la rinascita della natura e, tra l’altro, si credeva che misteriose figure femminili – guidate da Diana o da Sàtia – volassero sui campi e avessero il potere di rendere prosperi i raccolti.

Da qui, molto probabilmente, l’immagine della donna che vola su un manico di scopa. Per quanto riguarda invece l’iconografia della vecchina con addosso abiti consunti, sembra che questa simboleggi l’anno ormai finito, consumato, oppure una natura invernale che si è rivelata poco generosa. Del resto, in molti Paesi europei – Italia compresa – per salutare l’anno finito e accogliere quello nuovo si usa proprio bruciare fantocci vestiti di stracci. E la scopa? Sarebbe il simbolo del concetto di pulizia e purificazione.

Ma il Cristianesimo, si sa, ha sempre condannato duramente il paganesimo e la sua simbologia e così, nel tardo Medioevo, ha preso forma una sorta di compromesso: una leggenda che attribuisce alla Befana un ruolo accettabile per la religione cristiana. Secondo il racconto in questione, i Re Magi, giunti a Betlemme, ebbero difficoltà nel trovare la grotta in cui Maria aveva appena partorito e chiesero quindi informazioni a un’anziana signora che, però, si rifiutò di aiutarli.

Dopo essersi pentita per il suo comportamento, questa preparò un cesto colmo di dolciumi e si mise alla ricerca dei Re Magi. Bussò alle porte di tutte le case e, nella speranza che uno di loro fosse Gesù, donò dolci a tutti i bambini incontrati. Non riuscendo a trovarlo, da allora, il 6 gennaio di ogni anno continua a regalare prelibatezze ai bambini buoni per espiare la sua colpa.

Perché la calza?

Calza della befana

Anche in questo caso, convivono diverse ipotesi e spiegazioni. La più convincente ci porta a Numa Pompilio, il secondo re di Roma: pare che, durante il solstizio d’inverno, fosse solito appendere una calza in una grotta per poi ritrovarla piena di doni messi da una ninfa.

E il carbone?

Carbone

Aprendo la calza della Befana, tutti i bimbi hanno lo stesso timore: trovare (anche o solo) il carbone, il simbolo del fatto che non sono stati del tutto bravi ma un po’ monelli. Ma perché proprio il carbone? Ancora una volta, il motivo è da ricercare nelle antiche usanze pagane. Un tempo, il carbone si prelevava infatti dai falò di fine anno per celebrare il passaggio dal vecchio al nuovo e pare che a sua volta fosse parte di riti propiziatori: il carbone permette di riaccendere il fuoco e per questo è di buon auspicio. La ragione per cui successivamente sia diventato una blanda e bonaria punizione non è chiara ma, in fondo, ora è chiaro che non è nulla di negativo, anzi.