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10 veleni alimentari da conoscere

di Teresa Monaco

I veleni alimentari non sono solo quei prodotti tossici in assoluto, ma anche cibi che, in seguito alla lavorazione, possono creare problemi per la salute. Oltre a funghi, lumache, foglie e noccioli di frutta e verdura, pesci e molluschi, anche lo zucchero e la farina possono essere considerati veleni alimentari.

Cos’è un veleno alimentare? Dinnanzi alla parola veleno la mente viaggia inevitabilmente verso scenari mortiferi e intenzioni premeditate, inducendoci erroneamente a pensare che sia velenoso tutto ciò che è espressamente ritenuto tale e che porta inesorabilmente, se non alla morte, a un ricovero d’urgenza.

Non è una concezione totalmente errata, dal momento che esistono in natura cibi tossici. Pensiamo ad esempio ai funghi o alle lumache (che se non spurgate bene possono indurre malessere) e ancora a certe erbe officinali da consumare con moderazione onde evitare spiacevoli intossicazioni. In questi casi si tratta di alimenti che la natura ci offre spontaneamente, frutti che raccogliamo in sporadiche passeggiate nel bosco, approntando una conoscenza rubata poco e male da internet o ereditata da qualche parabola popolare.

In altri casi, invece, i veleni alimentari possono essere trovati in quei cibi che acquistiamo al supermercato, ben celati dietro una confezione che promette il controllo della filiera, la data di scadenza, l’aspetto appetitoso e, perché no, la rassicurante marca produttrice.

È chiaro che non tutti i cibi portano a conseguenze irreparabili e immediate, ma eliminarli dalla dieta o assumerli più consapevolmente ci garantisce uno stile di vita più sano. Abbiamo quindi cercato di stilare una lista di 10 veleni alimentari da conoscere.

Funghi

In cima alla lista ci sono sicuramente i già citati funghi, i cui nomi spesso indicano già se sono commestibili o meno, con qualche eccezione. Non tutti sanno infatti che per procedere con la raccolta dei funghi occorrerebbe avere un patentino, il che preclude il fatto di aver seguito un corso che, oltre a fornirci la conoscenza delle varie tipologie di funghi, del momento e del modo corretto i cui raccoglierli, ci insegni anche a rispettare la natura e a fare in modo di non comprometterla.

Al netto di questo, nonostante ci si possa sentire sicuri delle proprie conoscenze, è sempre meglio recarsi presso l’Asl della propria città e accertarsi che ciò che ci si accinge a cucinare è commestibile. Lo sapete, per esempio, che certi funghi hanno la capacità di bruciare il fegato senza dare il tempo di raggiungere il pronto soccorso? O che ci sono tipologie di fughi velenosi che si confondono, in una certa fase del loro sviluppo, con quelli buoni?

Erbe spontanee

Lo stesso si può dire di certe erbe spontanee, come ad esempio la mandragora o la cicuta (se avete studiato filosofia, sapete che diede la morte a Socrate) o gli stami del colchico, che vengono spesso scambiati per quelli dello zafferano.

Foglie e semi

Anche le foglie del pomodoro e del rabarbaro vanno evitate. Le prime contengono una sostanza chimica (glycoalkaloid) che causa disturbi digestivi ed eccitazione nervosa, mentre le seconde contengono notevoli quantità di acido ossalico, responsabile di disturbi renali e convulsioni, che nei casi più gravi può portare al coma.

Alcuni semi sono da tenere alla lontana, come quelli delle mele e delle ciliegie, che contengono glucosidi cianogeni. Anche il nocciolo delle pesche o delle albicocche può essere dannoso poiché contiene il cianuro.

Pesci e molluschi

Nel mondo animale il pesce più noto per pericolosità è forse il pesce palla, al punto che serve una licenza particolare per prepararlo e servirlo in tavola. A renderlo così letale è la tetradotossina, una neurotossina in grado di paralizzare i nervi e indurre, quindi, alla morte. Anche i molluschi possono causare problemi. Ingerendo telline, vongole e cozze di dubbia provenienza (tanto più se crude) si può incappare in sintomi come crampi e dolori addominali, dissenteria, emicrania, nausea, febbre e vomito. Dopotutto è storicamente recente l’infezione di colera che colpì la città di Napoli negli anni ’70, probabilmente scatenata proprio da consumo di molluschi crudi.

Quelli che abbiamo citato finora sono perlopiù prodotti reperibili in natura, il cui consumo diventa pericoloso nel momento in cui non sappiamo riconoscerli o trattarli a dovere. Ma ci sono altri alimenti già trattati, di cui magari ci fidiamo di più perché apparentemente già controllati.

Insaccati, formaggi e salumi

Gli insaccati, i formaggi, i salumi, i wurstel e altri prodotti a base di carne macinata, per esempio, potrebbero essere nocivi perché contengono conservanti chimici derivanti dall’acido nitroso. Tali nitriti vengono impiegati al fine di prolungare la conservazione dei prodotti ed esaltarne l’aspetto. La legge regolamenta il loro uso (li trovate indicati come E250 ed E249), tuttavia secondo alcuni studi sarebbero i responsabili di alcuni tumori. Venendo in contatto con altri composti, infatti, danno vita alle nitrosammine, ritenute altamente cancerogene.

Zucchero bianco

Lo zucchero bianco è tra i veleni alimentari più comuni. Come è noto, prima di essere commercializzato subisce un processo di raffinazione chimica che lo priva di enzimi e sali, potenzialmente utili all’organismo. Abusarne nell’uso significa compromettere la salute delle nostre ossa ed esporsi quindi a patologie come artrosi e osteoporosi. Il consumo smodato del saccarosio provoca anche l’aumento dei trigliceridi e di conseguenza lo sviluppo di malattie epatiche e cardiovascolari.

A proposito di questo veleno bianco, come viene spesso definito, non basta optare per l’acquisto dello zucchero di canna o altri dolcificanti, né eliminarlo dalle preparazioni quotidiane. Esso infatti si trova in prodotti che acquistiamo e consumiamo regolarmente, come succhi di frutta, salse e sughi pronti, caramelle, merendine, dolci, snack, yogurt aromatizzati alla frutta, bibite gassate o drink energetici. In questi, oltre a esserci presenza di zucchero, troviamo chiaramente anche coloranti, additivi e conservanti.

Farina

Anche la farina 00, essendo raffinata, può annoverarsi tra i veleni alimentari. Il suo consumo, come per lo zucchero, determina l’aumento della glicemia e quindi apre la strada a diabete, obesità e malattie cardiovascolari.

Sali e grassi idrogenati

Infine non possiamo non citare i sali e i grassi contenuti in prodotti come patatine in busta e snack salati, prodotti già pronti e altri cibi confezionati.

Concludendo e ricordando che siamo, in fondo, ciò che mangiamo, il consiglio che possiamo darvi è quello di imparare a leggere le etichette, così da evitare di ingerire veleni alimentari potenzialmente nocivi. Optate per la preparazione autonoma delle pietanze e, nel caso dei prodotti presenti in natura e raccolti in autonomia, non vi fidate sempre e solo di ciò che sembra bello e buono, fidatevi piuttosto dei professionisti e delle giuste accortezze culinarie.