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Ristorante Parco di Roma: mangiare sul campo da golf

di Alessandro Meo

Se non vi è mai capitato di mangiare su un campo da golf, a Roma è possibile. Con l’ottima offerta gastronomica di Enrico Betti e una location immersa nel verde in cui rilassarsi, il ristorante Parco di Roma è da provare.

Nell’immaginario collettivo il golf è uno sport esclusivo, riservato a chissà quale élite. Quindi l’idea di andare a pranzo o a cena in un ristorante situato all’interno di un campo da golf risulta difficile da prendere in considerazione. La realtà però è assai diversa e non solo per quando riguarda l’attività sportiva in sé. Ecco allora un posto piacevole in cui mangiare bene e trascorrere un paio d’ore in assoluta tranquillità.

La location

Ristorante Parco di Roma

Proprio di fronte alla piazzola di partenza della buca 1, in gergo tee, c’è la club house del circolo che ospita anche il ristorante e il bar. Ai centoventi coperti divisi in due sale, si aggiungono i cento sotto gli ombrelloni del giardino che si affaccia sul green della buca 16: nelle giornate di sole è un piacere pranzare all’aperto, tenendo però a freno la voglia di invadere il campo per una passeggiata sull’erba.

Lo chef

Ristorante Parco di Roma

Ai fornelli c’è Enrico Betti che, nonostante la giovane età, vanta esperienze di grande livello: dopo gli studi all’alberghiero di Fiuggi ha lavorato tre anni a Londra per poi tornare in Italia, a Labico, nel prestigioso ristorante dalla porta rossa di Antonello Colonna, chef stellato che ha seguito anche all’Open al Palazzo delle Esposizioni di Roma. 

Cosa si mangia

Il menu cambia stagionalmente e comprende cinque proposte per ogni voce, per ognuna delle quali ci sono sempre due piatti a base di carne, due di pesce e una vegetariana: un’accortezza che denota grande attenzione al cliente. 

Tra gli antipasti, abbiamo assaggiato la polentina fritta con paté di coratella e la gustosa zuppetta di totani e polpettine di pane: due piatti di grande carattere e piacevolissima sapidità. Tra i primi piatti ci hanno colpito i tortelli (fatti in casa) di amatriciana, il cui ripieno è composto da una crema liquida di pecorino, e i deliziosi cavatelli alle delizie di mare. 

Ottimi, tra i secondi piatti, il maialino alle erbe cotto a bassa temperatura con purè di patate affumicato e zest di arancia e la spigola in glassa leggera con broccoletti e patate. Interessante anche la lista delle preparazioni vegetariane: pescando qua e la dal menu, abbiamo assaggiato la zuppa di borlotti, i mezzi paccheri alla norma e lo sformatino di melanzane con cremoso al parmigiano. 

I dolci, semplici, sono tutti fatti in casa: noi abbiamo mangiato una zuppetta di ricotta al Grand Marnier decisamente buona. La carta dei vini presenta una serie di ottime etichette, a cominciare dalle bollicine, sia italiane che d’oltralpe. Il personale di sala, diretto dal gestore Davide Dadi è gentile e attento: il servizio è informale senza sbavature di rilievo.  

Quanto si spende

Per un pasto di tre portate (antipasto, primo o secondo e dolce) occorrono meno di 40 euro, vini esclusi. Una cinquantina invece per una cena completa. Per un pranzo più leggero, magari con una delle ottime preparazioni di carne proveniente da un’azienda piemontese, un contorno, un calice di vino e il caffè, il conto non supererà i 25 euro.

In conclusione, un posto davvero piacevole, un’oasi di verde all’interno di Roma da tenere presente anche per le cene formali. Un ampio parcheggio privato completa l’offerta.