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I 10 prodotti italiani più contraffatti all’estero

di Chiara Impiglia

L’eccellenza dei prodotti enogastronomici italiani è sempre più a rischio. Ecco quali sono quelli più contraffatti all’estero.

Sapreste dire quali sono i prodotti enogastronomici italiani, simbolo di eccellenza in tutto il mondo, a essere più copiati ? Se vi vengono in mente solo il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano e la Mozzarella di Bufala campana ci siete quasi ma ve ne mancano ancora qualcun. Non preoccupatevi, noi siamo pronti a darvi qualche informazione in più e a dirvi quali sono i 10 prodotti italiani più contraffatti all’estero.

Chiamato anche Italian sounding, il fenomeno della contraffazione degli alimenti italiani al di fuori del nostro Paese è molto diffuso. Si stima che, in totale, il patrimonio acquisito con questa attività illegale sia di 60 miliardi di dollari. Un vero e proprio business ai danni del nostro patrimonio alimentare, il più minacciato al mondo, che ne risente sia dal punto di vista economico sia per quanto riguarda la sua reputazione e la sua immagine. Importante è quindi non confondere l’Italian Sounding con i prodotti made in Italy: si tratta di due cose diverse. Questi prodotti infatti riportano sulle etichette diciture con riferimenti geografici, immagini o combinazioni che ricordano il nostro Paese. Una vera e propria pubblicità ingannevole che intende promuovere la commercializzazione di prodotti che non sono italiani, spesso realizzati con materie prime di scarsa qualità, diffusa soprattutto nei Paesi esteri (Stati Uniti, Canada, Australia). Per riconoscere i falsi dovrebbe bastare la lettura delle etichette o dei nomi di questi prodotti, troverete sempre espressioni come imitazione o secondo la tradizione italiana.

Ma veniamo a noi. Oltre a quelli già citati, gli altri alimenti più imitati al di fuori dei nostri confini sono i salumi, come il prosciutto crudo San Daniele e il salame, i vini, come il Prosecco o il Chianti, l’olio extra vergine di oliva e, in generale, i formaggi. Basti pensare al Pecorino, all’Asiago o al Gorgonzola. Insomma, i cibi simbolo della dieta mediterranea e del patrimonio culturale del nostro paese. A soffrire di più questo problema sono i produttori locali, costretti ad abbassare i prezzi dei loro prodotti pur di riuscire a venderli. Ma anche l’export italiano, più in generale, ne sta risentendo sempre di più. Fortunatamente, però, le conseguenze di questa corrente non sono tutte negative: sono tante le persone che hanno iniziato ad apprezzare sempre di più la qualità degli alimenti originali, anche se più costosi. La bontà e l’eccellenza disincentivano il cibo contraffatto ma è chiaro che sarebbe necessaria un’inversione di rotta radicale. Al momento, il nostro Governo non ha ancora attutato una politica contro questo fenomeno ma noi speriamo che presto vengano ideate delle vere e proprie manovre anti-frode, adatte a tutelare il nostro immenso patrimonio enogastronomico.