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15 giugno SCIOPERO: il sistema dei buoni pasto è a rischio

di Chiara Impiglia

Il 15 giugno bar, ristoranti, supermercati e negozi di alimentari non permetteranno ai clienti di pagare con i buoni pasto. Ecco perché.

Le sigle più importanti della ristorazione e della distribuzione commerciale, Confcommercio Fipe, Fida Confesercenti, Federdistribuzione, Coop e Ancd Conad hanno proclamato uno sciopero dei buoni pasto per la giornata di mercoledì 15 giugno 2022. Sapete qual è il motivo all’origine della protesta?

I buoni pasto, un mezzo di pagamento sostitutivo dal valore predeterminato, possono essere utilizzati per acquistare esclusivamente un pasto o dei prodotti alimentari. Le aziende che li concedono rimborsano direttamente gli esercizi convenzionati  ma, a causa delle commissioni troppo alte e dei tempi di rimborso molto lunghi, il vantaggio è solo per chi li emette e per i dipendenti. Grazie all’utilizzo di questa soluzione, le imprese evitano i costi della gestione di una mensa interna e ottengono un vantaggio fiscale, mentre i lavoratori traggono qualche agevolazione economica, dato che i buoni sono esenti da tassazione se entro i sette euro. I soli a non ricevere alcun benefit sono gli esercenti che adesso, stanchi di rimetterci, hanno deciso di scendere in piazza per chiedere una riforma radicale.

Sono le commissioni, che oscillano tra il 18 e il 20 % del valore del buono stesso, la ragione principale per cui domani non sarà possibile pagare con il metodo dei ticket. Ristoratori e baristi lamentano che “Un buono da 8 euro deve valere 8 euro mentre noi incassiamo poco più di 6 euro. A questo costo si sommano oneri di gestione (conteggio, spedizione, pos) e finanziari, tanto che ogni 10 mila euro di buoni incassati si perdono circa 3 mila euro”.

Non è la prima volta che vengono organizzate proteste simili ma la questione, ormai aperta da tempo, ha raggiunto il limite della sostenibilità. A manifestare saranno coloro che finora hanno accettato i buoni pasto, dunque bar e ristoranti, ma anche supermercati e negozi di alimentari. La loro richiesta prevede una riforma del sistema, soprattutto per mettere un freno ai ribassi nelle gare e per equiparare valore nominale ed effettivo dei buoni. Secondo i dati di Fipe-Confcommercio del 2019, ogni anno in Italia vengono emessi oltre 500 milioni di buoni pasto, per un valore totale di 3,2 miliardi di euro. Se gli esercenti decidessero di non accettare più i ticket, ci rimetterebbero i 2,7 milioni di lavoratori che li usano quotidianamente e il Governo dovrebbe intervenire per forza.