Home News Cibo Aragoste bollite vive: verso lo stop del governo britannico

Aragoste bollite vive: verso lo stop del governo britannico

di Francesco Garbo

L’inghilterra vieta la pratica di bollire vive le aragoste. Studi scientifici dimostrano che soffrono con questa pratica.

Aragoste, granchi, polpi, calamari e altri invertebrati possono sentire dolore, quindi la pratica di bollirli vivi dovrebbe essere abolita. Questo è quanto sarebbe pronto a sostenere il governo inglese secondo il quotidiano The Times. Un dibattito che non è nuovo e non smette di creare intorno a sè voci e pareri discordanti. Già nel 2018 la Svizzera aveva vietato questa pratica a detta di molti inumana.

La conferma degli scienziati

Il dibattito si riapre, ma questa volta con una diversa consapevolezza: la aragoste, e in generale gli invertebrati, sono esseri senzienti capaci di provare dolore ed è la scienza a dirlo. Proprio i veterinari della British Veterinary Association chiedono agli chef di stordire gli animali prima di bollirli vivi. Esiste una macchina, grande come una valigia, per questo scopo e si chiama Crustastun. Questo dispositivo è stato progettato per somministrare una scossa elettrica che stordisce le aragoste prima della cottura.

Il parere di Giorgio Locatelli

Tra i sostenitori di questo provvedimento c’è il famoso chef, conosciuto al grande pubblico come giudice di Masterchef, Giorgio Locatelli, che ha introdotto nel suo ristorante questo macchinario già nel 2014. “ Molti anni fa, mia moglie ha visto uno chef mettere un’aragosta viva in una pentola nella nostra cucina e mi ha quasi chiesto il divorzio. Da allora, abbiamo utilizzato questa macchina straordinaria.”

Cosa succede in Italia

In Italia non è vietato bollire vive le aragoste, non vi è nessuna legge che ne impedisce la pratica. È sconsigliato invece il trasporto delle aragoste in casse di ghiaccio tritato o immerse acqua gelida. Sono da preferire casse di acqua salata che riproducano condizioni quanto più vicine alla natura. Quando però giungono in cucina la loro sorte purtroppo è segnata. Vero è che se si parla di cucina etica e di rispetto delle materie prime non si può non tenere in considerazione il fine vita degli animali che consumiamo. Sperando che una normativa europea dirima l’annosa questione.

  • FONTE
  • Corriere
  • Osservatorioveganok
  • Greenme
  • Repubblica