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Bielorussia: è embargo al made in Italy

di Claudia Bartoli

La Biolorussia boicotta i prodotti agroalimentari italiani. A partire dal 1 gennaio 2022 il Presidente Lukashenko ha annunciato l’embargo.

Il Governo Bielorusso ha deciso di punire l’Unione Europea boicottando l’importazione di cibi italiani, di altri paesi membri e non solo. Il Premier bielorusso Aleksandr Lukashenko ha, infatti, annunciato che a partire da gennaio 2022 le frontiere dello stato saranno chiuse ad una lista di prodotti alimentari italiani e di paesi terzi per protestare contro le sanzioni UE ricevute in materia di immigrazione. L’elenco dei prodotti made in Italy che non saranno più esportati dalla Bielorussia comprende: carni suine, bovine, una serie di sottoprodotti, insaccati, carne in salamoia, carne essiccata o affumicata, farina alimentare da carne o sottoprodotti della carne, latte e prodotti lattiero-caseari (con alcune eccezioni), verdure, frutta e noci, grassi e altri oli animali, salsicce e prodotti simili, dolciumi, sale e altre merci. Lukashenko ha già minacciato di dover ampliare la black list in caso di ulteriori provvedimenti dannosi intrapresi contro il proprio paese. Coldiretti si pronuncia sulla vicenda con preoccupazione denunciando come tale decisione metta a rischio le esportazioni di cibo italiano in Bielorussia, che nel 2021 raggiungeranno un valore complessivo di 38 milioni di euro; affermando, inoltre, che questo embargo contribuirà alla proliferazione di falsi prodotti alimentari italiani (fenomeno già in atto in Bielorussia che risulta essere uno dei primi stati nella top 10 dei taroccatori di merci nostrane).

Già come si era verificato nel 2014, quando fu il Presidente Putin a imporre lo stop all’importazione dei cibi italiani come ritorsione verso le sanzioni adottate contro l’invasione russa dell’Ucraina, così, nel momento attuale, si rischia che un paese terzo produca e metta in commercio finti cibi italiani. Sarebbe fondamentale far comprendere a Lukashenko che le tensioni in campo politico dovrebbero essere tenute su un piano separato rispetto alle questioni di food export. A tal proposito, sono sagge le parole del presidente della Coldiretti Ettore Prandini, secondo cui “per difendere il record delle esportazioni agroalimentari nazionali occorre impiegare tutte le energie diplomatiche per superare inutili conflitti e difendere un settore strategico per il Paese e l’Ue danneggiato da dispute commerciali che nulla hanno a che vedere con il comparto agroalimentare.”