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Allevatori piemontesi in difficoltà, a rischio la produzione di carne di Fassone

di Claudia Bartoli

Il Consorzio di Tutela della Razza bovina Piemontese lancia l’allarme: gli aumenti dei prezzi dei cereali danneggiano gli allevatori.

Gli allevatori piemontesi sono in grave difficoltà a causa dell’aumento dei prezzi che sta interessando le materie prime e hanno paura di non riuscire a preservare il livello qualitativo della carne che producono. “A seguito del calcolo di costo di produzione che avevamo fatto poco più di un anno fa si stavano raggiungendo timidi segnali di miglioramento nei bilanci delle nostre aziende”, spiega Luca Grangetto, vicepresidente del Coalvi, il Consorzio di Tutela della Razza bovina Piemontese Ora, invece, ci troviamo di fronte a una nuova grande difficoltà, quella dell’aumento dei prezzi delle materie prime”. 

Soprattutto per gli allevamenti di piccole dimensioni, la situazione sta diventando critica: da un lato, l’aumento del prezzo dei cereali crea disagi per coloro che non sono autosufficienti nell’approvvigionamento del mangime per gli animali e, dall’altro, il costo del carburante, anch’esso cresciuto in maniera drastica, sta contribuendo a mettere a rischio gli elevati standard della Razza Bovina Piemontese, tra le cui carni spicca il Fassone che viene realizzato solo con bovini allevati e macellati esclusivamente in Italia. “Come Coalvi non chiediamo assistenzialismo, né promesse, ma sottolineiamo l’urgenza di azioni concrete, interventi strutturali che permettano agli allevatori di fare i necessari investimenti per continuare a crescere e a garantire un prodotto d’eccellenza che va tutelato. Se non ci saranno dei cambiamenti, la realtà è che molte aziende saranno destinate a chiudere, e a rimetterci sarà la qualità collettiva” conclude Grangetto.