Home News Cibo La crisi Russia-Ucraina mette a rischio l’export dell’Italia

La crisi Russia-Ucraina mette a rischio l’export dell’Italia

di Claudia Bartoli

Le tensioni tra Russia e Ucraina creano allarme dal punto di vista degli scambi commerciali con l’Italia e, soprattutto, con il Piemonte.

Le tensioni tra Russia e Ucraina avranno, come è ovvio, ripercussioni economiche: l’Italia e, soprattutto il Piemonte, ne saranno interessate da molto vicino. La regione sabauda, infatti, registrava un interscambio con la Russia per il valore di 400 milioni (all’inizio del 2021). I prodotti più popolari nel paese di Putin sono macchinari meccanici, mezzi di trasporto e ovviamente prodotti alimentari. Le sanzioni emesse verso il Cremlino, i divieti di vendita di alcune merci e i canali commerciali serrati a causa dei movimenti delle forze militari stanno, però, preoccupando gli imprenditori nostrani e la domanda è univoca: come si evolverà la faccenda? Il settimo seminario italo-russo che, ha avuto luogo nel grattacielo di Intesa San Paolo, ha sottolineato come il Piemonte sia stato in grado di realizzare politiche a sostegno della ricerca e dell’innovazione per una crescita intelligente e sostenibile in settori strategici anche per la domanda russa come, ad esempio, l’aerospazio, le tecnologie sanitarie, la bioeconomia dall’agroalimentare, il cleantech, e, infine le automotive.

Non meno allarmante è, tuttavia, la situazione in campo food & beverage; infatti, è a rischio anche l’export di vini piemontesi, primo fra tutti l’Asti Spumante, di cui i russi sono grandi amanti e consumatori (nel 2020 la Russia ha acquistato dall’Italia oltre 12 milioni di bottiglie di Asti spumante, vale a dire un quarto del mercato delle bollicine DOCG ottenute dai 9.000 ettari di vigneti coltivati nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo). “Confidiamo nel lavoro delle diplomazie – auspica il numero uno di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasiaper prevenire la tragedia umanitaria, che è l’aspetto che ci preoccupa maggiormente, e anche per evitare di mettere in crisi il nostro sistema produttivo”. Anche se si volge lo sguardo sul fronte ucraino, la situazione non prende una piega migliore, perché i prodotti alimentari e le bevande piemontesi diretti in Ucraina valgono il 42,6% dell’export italiano. Per non parlare dei prezzi del grano che sono vertiginosamente aumentati, insieme a quelli del mais destinato al bestiame, di cui l’Ucraina è il secondo fornitore per l’Italia. La guerra imminente sta, appunto, mettendo a rischio non solo la sicurezza internazionale, ma anche gli equilibri commerciali che riguardano il futuro della nostra economia.