Home News Cibo I cittadini europei dicono stop a plastica e cibo inquinante

I cittadini europei dicono stop a plastica e cibo inquinante

di Claudia Bartoli

I cittadini UE chiedono alle istituzioni di incentivare il consumo di cibo green e bandire gradualmente la plastica.

Sono quasi 200 i membri del terzo panel della Conferenza sul Futuro dell’Europa che hanno posto un veto netto su imballaggi in plastica e cibo spazzatura. La conferenza, che si è tenuta a Varsavia lo scorso fine settimana, si è occupata di clima, salute e ambiente, problematiche attualissime che interessano tutti molto da vicino. Il terzo panel ha approvato 51 raccomandazioni su 64 proposte, tra cui spiccano: la tassazione su sprechi alimentari e cibi nocivi, gli incentivi per gli allevamenti estensivi a discapito di quelli intensivi, incentivi ed esenzioni per il green e i prodotti sanitari femminili, la limitazione delle pubblicità che incoraggiano l’acquisto di prodotti che danneggiano l’ambiente e lo stanziamento di fondi per l’agricoltura biologica, con l’obiettivo di migliorare gli standard qualitativi di vita dei cittadini.

Inoltre, i membri del terzo panel si sono schierati in maniera netta contro uno dei materiali che più inquinano il pianeta, la plastica, chiedendo alle istituzioni UE di bandirla progressivamente. “Raccomandiamo la rapida e progressiva eliminazione delle forme non sostenibili di imballaggio alimentare, compresi gli imballaggi di plastica e quelli di altri materiali non degradabili” questa è la Raccomandazione n. 21 approvata con ben il 90,45% delle preferenze. “Proponiamo di raggiungere questo obiettivo fornendo incentivi finanziari alle aziende che passano a forme di imballaggio completamente biodegradabili, investendo nella ricerca sulle alternative e introducendo sanzioni per le aziende che non usano imballaggi biodegradabili”. L’idea comune dei cittadini europei è quella di salvaguardare salute ed ecosistema a colpi di tasse sulla plastica e guerra a cibi modificati e nocivi. Mangiamo green e usiamo packaging biodegradabili per il bene collettivo di chi c’è oggi e di coloro che saranno gli abitanti di un’Europa futura e, si spera, più responsabile.