Home News Mangiare Ristoranti Londra e Salt Bae: recensioni per un locale ancora chiuso

Londra e Salt Bae: recensioni per un locale ancora chiuso

di Francesco Garbo

A Londra il locale del famoso Salt Bae conta ben 38 recensioni nonostante questo però non sia ancora aperto al pubblico.

Conoscete Nusret Gökçe? Forse no. E se lo chiamassimo con il nome d’arte, Salt Bae, vi suonerebbe più familiare? Ecco, Nurset è il nome del macellaio noto a tutto il mondo per il suo modo, fuori dal comune, di condire la carne con il sale. Qualche mese fa la notizia dell’imminente apertura di un suo ristorante a Londra che attualmente è molto recensito. C’è un dettaglio però, il locale non è ancora aperto.

Le recensioni “fantasma”

“Questo posto non ha bisogno di recensioni, è un marchio di eccellenza in sé” oppure “miglior cibo, migliore bistecca, miglior servizio” e c’è chi invece ha qualche piccola criticail cibo è così buono che lo adoro ma do una stella perché mi sale in bocca”. Sono 38 attualmente le recensioni già scritte, il ristorante però non ha ancora aperto le porte ai propri clienti. Una storia strana questa che può fornirci uno spunto di riflessione sulle recensioni che leggiamo online e sulla loro attendibilità.

Chi è Nusret Gökçe

Macellaio, imprenditore e ristoratore turco. La sua famiglia di origine è molto povera, da piccolo lascia gli studi per mancanza di soldi e inizia a lavorare come apprendista macellaio; una fortuna questa, con il senno di poi. Ma è nel 2017 che arriva la sua consacrazione con la pubblicazione di un video in cui versa il sale sulla carne lasciandolo cadere a pioggia, con un gesto teatrale, dal gomito in avanti fin sulla bistecca. Tutto nasce dal ristorante, primo di una lunga serie, che è stato aperto nel 2010 a Istanbul in Turchia ma dopo la fama virale apre negli Stati Uniti a Miami fino poi ad arrivare a un totale di 17 ristoranti ai quali si dovrebbe aggiungere quello di Londra.

L’asso nella manica nel menu, must nel locale di Dubai, è la celeberrima tomahawk, una bisteccona ricavata dalla parte anteriore del manzo che prende il nome da un’arma dei nativi americani, placcata in oro 24 carati per un totale di oltre 810 euro, un conto abbastanza salato.