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Mangiare a tarda notte fa ingrassare? Un nuovo studio spiega perché

di Chiara Impiglia

Mangiare a tarda notte non è una buona idea per il nostro metabolismo. Una nuova ricerca, pubblicata su Science, ci spiega il perché.

Pubblicata di recente sulla rivista Science, la nuova ricerca condotta dalla Northwestern Medicine spiega come mai mangiare a tarda notte può provocare un aumento di peso e il conseguente rischio di obesità. Se i risultati dello studio confermano come l’alterazione del ritmo circadiano possa contribuire allo sviluppo di malattie metaboliche, danno anche indicazioni importanti sull’alimentazione e sul sonno e permettono così l’identificazione di nuovi approcci adatti a salvaguardare la nostra salute.

I ricercatori che hanno condotto lo studio hanno deciso di nutrire un gruppo di topi, animali notturni, con una dieta ricca di grassi e carboidrati durante il loro periodo inattivo (di giorno) e un altro gruppo durante il loro periodo attivo (di notte). Dopo una settimana, hanno rilevato un significativo aumento di peso in quelli nutriti durante il giorno rispetto a quelli nutriti di notte. Alla base di questa differenza, ci sarebbe il processo di termogenesi che avviene negli adipociti (le cellule del tessuto adiposo). Ma, a quanto pare, non solo. Per mantenere la giusta temperatura corporea, l’organismo mette in atto un processo di dispersione dell’energia attraverso lo sviluppo di calore. Questa produzione si verifica come conseguenza dei processi ossidativi e catabolici che trasformano gli alimenti in energia termica. Poiché il peso corporeo è determinato dal bilanciamento fra calorie introdotte con gli alimenti e quelle bruciate, stimolando il processo metabolico della termogenesi si può ottenere un certo controllo del peso corporeo.

L’aumento del dispendio energetico dei topi durante la notte ha però portato il team a esaminare nel dettaglio il metabolismo del tessuto adiposo bruno (quello dove si bruciano i grassi in quantità maggiori rispetto a qualsiasi altro distretto dell’organismo) e a scoprire che lo stesso effetto si era verificato anche nel sistema endocrino. I topi con un tessuto adiposo bruno più attivo dal punto di vista termogenico (cioè che rilasciano maggiore calore attraverso le cellule adipose) non avevano guadagnato peso e avevano avuto un miglioramento della salute metabolica. Pertanto “la ricerca – come ha dichiarato il primo autore Hepler – ci ha consentito di identificare un ciclo della creatina, in base al quale questa molecola (che aiuta a mantenere l’energia) subisce l’immagazzinamento e il rilascio di energia chimica, all’interno dei tessuti adiposi. Questo processo implica che la creatina potrebbe essere il meccanismo alla base del rilascio di calore. Ora dobbiamo comprendere come, meccanicamente, il ritmo circadiano controlla il metabolismo della creatina in modo da poter capire come aumentarlo”. In conclusione, è stato visto che esiste una componente del bilancio energetico che consente di consumare più o meno energia a seconda dei momenti specifici della giornata in cui si mangia. Questa componente spiegherebbe dunque perché è possibile mangiare la stessa quantità di cibo in diversi momenti della giornata ma essere più sani quando si mangia durante i periodi attivi rispetto a quando si dovrebbe invece dormire.