Home News Cibo Ridurre il sale per vivere più a lungo: il caso degli USA

Ridurre il sale per vivere più a lungo: il caso degli USA

di Francesco Garbo

In America si sta studiando un piano che porti alla riduzione del 12% nel consumo di sale, causa di molte malattie cardiovascolari.

Se pensiamo all’alimentazione americana di sicuro non ci viene in mente cibo salutare. Purtroppo infatti negli USA, anche nel bel mezzo di una pandemia globale, le principali cause di morte rimangono legate alle malattie cardiache, che potrebbero però essere prevenute con una dieta più equilibrata e sana. E questo tipo di malattie è strettamente legato all’eccessivo consumo di sale.

Secondo Food and Drug Administration l’obiettivo sarebbe quello di ridurre il sale negli alimenti, soprattutto quelli lavorati e processati, nei quali è abbondante ma viene assunto senza che il consumatore ne abbia consapevolezza. Sarebbe irrealistico pensare di rieducare la popolazione a un alimentazione più sana in poco tempo, soprattutto perché, appunto, non si ha controllo sui livelli di sodio presenti negli alimenti confezionati. Gli obiettivi pubblicati dalla FDA dovrebbero proprio spingere le aziende a diminuire le dosi di sale utilizzato. Il traguardo? Ridurre di almeno il 12% il consumo di sale nei prossimi due anni e mezzo.

Ipertensione, malattie cardiache, ictus e problemi ai reni, sono solo alcuni dei danni provocati dall’eccessiva assunzione di sale. Il consumo medio consigliato dal governo statunitense è di massimo 2.300 mg  al giorno ma gli americani ne consumano 3.400 mg, ovvero più di un cucchiaino colmo di sale. Probabilmente però questi numeri non chiariscono bene il danno provocato dall’eccessivo consumo di sale. Basti pensare che, secondo una stima dell’American Heart Association, se gli americani ne assumessero le giuste dosi potrebbero risparmiare in 20 anni oltre 40 miliardi di dollari in spese sanitarie e prevenire circa 450.000 casi legati a malattie cardiovascolari.

Come già detto il problema del sale non sta in quello inserito coscientemente nelle proprie pietanze, che è più facile da controllare, ma in quello ingerito in maniera inconsapevole. Infatti più del 70% proviene dai cibi confezionati. Prendiamo ad esempio un panino (industriale) con il tacchino, semplice e salutare no? Non è così, già solo con questa pietanza si consumano 650 mg di sale.

Ma davvero una riduzione nell’assunzione di sale può essere così incisiva nella prevenzione delle malattie cardiovascolari? Seguendo gli esempi di altre nazioni potremmo dire di sì. Nel Regno Unito, ad esempio, la riduzione dell’assunzione del sale del 15% ha portato a un calo dei casi di ictus e di attacchi di cuore. Così come in Cina, dove in alcune città è stato sostituito il sale con il cloruro di potassio, e anche qui ictus e infarti si sono ridotti in modo significativo.