Home News Taglio delle tasse sulle mance: cosa cambia per i camerieri?

Taglio delle tasse sulle mance: cosa cambia per i camerieri?

di Chiara Impiglia

Un premio “per chi fa bene il proprio lavoro” è la manovra adottata dal Governo per favorire l’occupazione nel settore gastronomico: servirà?

Non convince la misura proposta dalla ministra del Turismo, Daniela Santanché, per risolvere la carenza di personale nelle attività legate al mondo gastronomico in Italia. Com’è possibile leggere nella relazione illustrativa pubblicata da Repubblica, la manovra “mira a rafforzare l’attrattività delle professioni a contatto con la clientela, presso le imprese del comparto turistico-ricettivo e di quello della ristorazione, per rimediare alle difficoltà di reclutamento incontrate dai datori di lavoro”. Ma che cosa vorrebbe dire di preciso questa definizione?

Nel concreto, a partire dal primo gennaio 2023, l’aliquota sulle mance date ai dipendenti di ristoranti e hotel verrà abbassata al 5%. L’idea, probabilmente suggerita dalla simile decisione presa già dal premier francese Emmanuel Macron lo scorso settembre, non vorrebbe solo attrarre nuovi camerieri ma dare anche un segnale anti-inflazione al Paese. Pertanto, in accordo nel ritenere vincente l’istituzione di una tassazione agevolata, la ministra e la nuova premier Giorgia Meloni hanno deciso di inserire immediatamente la norma nel calendario 2023. La comunicazione di tale stratagemma ha però rivelato un forte scetticismo da parte di tutti gli esercenti. Mauro Bussoni, il segretario di Confersercenti, ha infatti sottolineato che non sarà sicuramente una tassa facilitata a convincere i camerieri a lavorare e gli esperti del settore, confermando che la maggior parte delle mance viene data sotto banco direttamente dai clienti, hanno detto di essere molto perplessi. Sembra che solo retribuzioni adeguate e orari compatibili con la vita privata potrebbero, invece, risolvere delle dinamiche sempre più esasperate.