Home News Chef World’s 50 Best Restaurants e Bars: le reazioni all’esclusione dei russi, “così fate entrare i ristoranti in politica”

World’s 50 Best Restaurants e Bars: le reazioni all’esclusione dei russi, “così fate entrare i ristoranti in politica”

di Alessandra Gesuelli

Altre novità dalla World’s 50 best Restaurants che decide di escludere i ristoranti russi dalla classifica: ecco cosa sta accadendo.

Nei giorni scorsi vi avevamo raccontato che i World’s 50 Best Restaurants, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, avevano annunciato lo spostamento di sede, per la cerimonia prevista a luglio, da Mosca a Londra. Nell’arco di una settimana, mentre proseguono le drammatica notizie del conflitto, sono seguite ulteriori prese di posizione prima della Michelin con la sospensione della prossima edizione della guida, e poi di nuovo i 50 Best con l’annuncio che i ristoranti e i bar russi non saranno inclusi nelle classifiche 2022. La comunicazione è di nuovo passata dal profilo Instagram ufficiale della manifestazione e non sono seguiti ulteriori comunicati ufficiali. Nel post si diceva anche: “Non riteniamo alcun ristorante o bar individualmente responsabile delle azioni del loro governo e riconosciamo coloro che in Russia hanno coraggiosamente denunciato le azioni dei loro leader. I nostri pensieri continuano ad essere rivolti al popolo ucraino in questo momento”.

La reazione degli chef in Russia

Dmitry Blinov, Andrei Shmakov e Igor Grishechkin, chef russi che hanno firmato la lettera aperta

Una decisione senza precedenti nel mondo enogastronomico che apre a delle importanti riflessioni. Se le motivazioni Michelin sono state chiarite anche con aspetti pratici, “non è possibile visitare i ristoranti russi e quindi sospendiamo la guida”, la presa di posizione dei 50 Best non è stata ulteriormente chiarita. Se ovvi, e neanche minimamente discutibili, sono i motivi di solidarietà al popolo ucraino per quanto sta accadendo, se altrettanto chiaro è il tentativo di impedire anomalie nel voto, e come brand, dare  un evidente segnale di disimpegno anche economico dal mercato russo, le modalità scelte da 50 Best di esclusione senza appello hanno tuttavia scatenato reazioni da parte degli chef della community che si sono chiesti: “Ristoranti e chef sono forse responsabili per i propri governi?” In prima fila ci sono gli chef russi coinvolti. Alcuni, nei giorni scorsi avevano realizzato una lettera aperta per la pace, esponendosi in qualche modo in prima persona. Una scelta non facile nella Russia di Putin in questo momento. Dopo la comunicazione prima di Michelin e poi dei 50 Best, alcuni di loro, attraverso i social e in messaggi privati, hanno espresso alcune considerazioni: “In che modo l’opinione di uno chef sulla geopolitica del suo stato può influenzare la decisione della guida sul suo posto nella classifica?” si sono chiesti ricordando anche, che in altre circostanze, la guida Michelin non aveva smesso di lavorare “come negli USA nel 1999 durante i bombardamenti in Bosnia o con l’invasione dell’Iraq o la guerra in Siria”. La loro opinione è che “guide e valutazioni non possono e non devono trascinare i normali chef nella geopolitica. Noi vogliamo solo lavorare”.

I ristoranti fanno politica?

Che geopolitica e cucina debbano essere lasciati su piani distinti è stata l’opinione diffusa degli chef che si sono espressi pubblicamente sui social contro la decisione 50 Best. Tra questi Gaggan Anand, lo chef indiano dell’omonimo ristorante di Bangkok, secondo cui “la cucina deve unire e non dividere”. Anche il nostro Luca Fantin, da Tokyo, si è espresso sul fatto che si tratta di una decisione politica e ha espresso solidarietà a chi lavora in cucina e non fa politica. “Una decisione sbagliata che colpisce chi lavora e non sposta certo le decisioni politiche di chi ha voluto la guerra in Russia” aggiunge Manuela Fissore Barker, PR strategist per molti chef stellati. “Gli chef non sono soldati. Non prendono loro le decisioni. Cosa potrebbero fare” aggiunge il tristellato Sven Elverfeld dell’Aqua Restaurant al Ritz-Carlton di Wolfsburg. L’opinione diffusa tra giornalisti, foodie e blogger della community 50 Best, critici sulla decisione, è che in altre circostanze non si sia reagito allo stesso modo. E soprattutto che si sia creato il precedente di fare entrare anche i ristoranti in politica. Voi cosa ne pensate?