Ramadan: la tradizione e i piatti

1 luglio 2014

Dallo scorso 28 giugno per i musulmani è tempo di Ramadan: un mese di purificazione di mente e corpo, di devozione alla preghiera ma soprattutto di digiuno. Una pratica dai significati profondi, affascinante nella sua ritualità, entrata ormai a pieno titolo nella nostra quotidianità anche grazie a un’integrazione culturale che avviene a seguito della immigrazione con la commistione del sapere culinario. Ma come funziona il Ramadan, quali sono i suoi precetti e, soprattutto, quali alimenti verranno gustati dai musulmani fino al prossimo 27 luglio?

Ramadan: cosa è?

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Il Ramadan, ovvero il mese caldo, viene celebrato nel nono mese del calendario lunare musulmano. Così come il nome suggerisce, cade solitamente in estate e corrisponde al ciclo di luna nuova, iniziato in quest’anno tra la notte tra il 28 e il 29 giugno e pronto a concludersi il 27 del mese prossimo. In queste quattro settimane, tutti i musulmani sono tenuti a un periodo di digiuno e decoro dall’alba al tramonto, Ramadan vuol dire mese caldo e corrisponde al nono mese lunare dell'annocosì come voluto da cinque doveri fondamentali della religione islamica: il digiuno (sawn), la professione di fede (kalima), la recita giornaliera delle cinque preghiere (salat), l’elargizione delle elemosina (zakat) e il pellegrinaggio verso La Mecca (hagg). Questo periodo commemora la rivelazione dei primi versi del Corano a Maometto da parte dello stesso Allah e impone il massimo rigore. L’obiettivo è quello della purificazione tramite il digiuno, la meditazione, la preghiera e il rifiuto dei piaceri umani e dell’istinto. Per questo, non solo si mangia unicamente durante notte, ma si evitano di giorno anche bevande, il fumo e i rapporti sessuali. Inoltre sono chiamati al Ramadan tutti gli adulti in buona salute, mentre ne sono esentati i bambini, le donne in gravidanza, le madri che allattano, i malati e le persone in viaggio.

Ramadan: i pasti

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Durante il mese del digiuno si consumano due pasti principali: il Suhur, l’alimentazione poco prima dell’alba, e il Fitùr (anche detto Iftar), il pasto immediatamente successivo al tramonto. Le pietanze prescelte sono le più varie e sono diverse a seconda della nazionalità di ciascun musulmano, nonostante questo esistono alcune similitudini e sovrapposizioni. In linea generale, e senza pretesa di essere esaustivi, si può così riassumere:

Il Suhur è solitamente di un pasto leggero, a volte anche un sorso d’acqua: la quantità di questo pasto dipende da quanto si è mangiato durante la notte, spesso si ha a un ridotto senso di fame. Si può consumare una normale colazione, ma anche yogurt oppure frutta fresca. Deve avvenire all’alba e, dopo aver consumato il cibo, non si può mangiare fino al successivo tramonto.

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Il Fitùr, invece, si celebra al calare del sole, segna la fine del digiuno ed è tradizionalmente iniziato con un dattero, il frutto di Maometto. Generalmente consta di tre portate, la prima prevede appunto un numero dispari di datteri, la seconda una zuppa – di lenticchie, eventualmente arricchita di pollo, avena, frika, patate – la terza, che segue la preghiera del Maghreb,Il fitùr consta di tre portate principali: datteri, zuppa e bevande rinfrescanti è in genere più abbondante e varia. In questa terza fase si iniziano a consumare anche bevande fredde, per riportare l’organismo a corretta idratazione, sebbene non si faccia mai abuso del tradizionale tè per non stimolare troppo la diuresi e quindi perdere sali minerali che saranno indispensabili durante il giorno successivo. La notte, se lo si desidera, si può consumare frutta e prodotti dolciari da forno, quindi bere succhi di frutta. L’obiettivo principale non è però quello di un’abbuffata di recupero rispetto al digiuno giornaliero: l’intera alimentazione deve avvenire nel decoro e nella sufficienza, senza inutili esagerazioni alimentari. Di conseguenza, sebbene non esplicitamente vietato, si evitano cibi estremamente grassi, i prodotti da fast food per non inficiare la purificazione in corso.

Il Ramadan nel mondo

Jalebi

Lo jalebi è un dolce al limone e acqua di rose

Come già anticipato, il Ramadan vede interessanti variazioni alimentari a seconda della zona del mondo in cui viene celebrato. Nei paesi arabi che si affacciano sul Mediterraneo, ad esempio, durante l’Iftar si fa ampio ricorso alla cucina tradizionale, con il cous-cous, il pane azzimo e le spezie come cumino e curcuma. Davvero singolare e ricca, invece, è la proposta alimentare del Bangladesh, dove si consumano piatti realizzati con ricette classiche come il piyaji (una frittura a base di cipolla), Ogni paese islamico ha il proprio piatto tradizionalmente legato al Ramadanil beguni (un pasto veloce a base di melanzana), il jalebi (un dolce al limone e acqua di rose). Non mancano quindi lenticchie gialle, cipolle lessate con aglio e peperoncino, frutta fresca e il tipico sharbat, una bevanda al limone. In India, invece, il Ramadan si declina con una lunga preparazione durante la giornata, spesso nei mercati di strada: al tramonto si consuma il nonbu kanji, un piatto a base di riso, cocco e carne di montone, ma anche la surkumba, un alimento a base di latte pensato per i vegetariani. Molto rigido, invece, il regime alimentare iraniano: si consuma tè chai, pane, formaggio, frutta fresca e gli immancabili datteri.

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