13 cose che fanno arrabbiare i milanesi a tavola

19 novembre 2014

Siete milanesi? Avete qualche amico, parente o collega dislocato nella capitale del nord, con cui condividete spesso i pasti? Oggi abbiamo bisogno di voi per compiere un’indagine dal valore quasi antropologico (quasi). Avrete senza dubbio capito: i milanesi sono tra gli italiani che più si sentono cittadini del mondo dopo aver esplorato le insofferenze a tavola di napoletaniromani e siciliani, tocca oggi agli amici milanesi. Partiamo da una riflessione: i nati in questa metropoli sono gli italiani che più si sentono cittadini del mondo, soprattutto a tavola. In casa e al ristorante danno fiducia a dim sum dal contenuto misterioso e a colorati involtini da prendere con mani o bacchette; il sushi, preparato da cuochi giapponesi, cinesi o italiani, è da anni parte integrante della dieta cittadina, con tanto di confezioni pronte in vendita anche al supermercato. Ma ci sono esigenze su cui anche il milanese più aperto non può transigere: ecco 13 cose che fanno arrabbiare i milanesi a tavola.

  1. attesaL’attesa. Se è ancora sopportabile in casa, quando si aspetta qualche ospite ritardatario e intanto si attaccano gli stuzzichini e il Franciacorta predisposti allo scopo, al ristorante il milanese non è disposto a pazientare a lungo. La pausa pranzo è breve; e se invece si tratta di una cena o addirittura di un pasto in vacanza, c’è molto di meglio da fare che attendere per un tavolo o per lasciare l’ordinazione.
  2. All’estremo opposto, il milanese non tollera che gli sia dato un tempo limite per i pasti. Non vuole essere considerato uno dei tanti clienti e quindi non è disposto a sentirsi rimpiazzato. A fronte di un tempo massimo di un’ora o poco più, il milanese preferisce cercare un nuovo ristorante.
  3. camerieraSeduto a tavola, il milanese teme tanto il cameriere scorbutico quanto il troppo simpatico. I protagonisti della serata sono il cibo e i commensali: l’apparizione del cuoco è la benvenuta, perché fa sentire gli ospiti speciali, ma il cameriere più gradito è quello che sorride e non fa commenti imbarazzanti.
  4. I dettagli, poi, nella città della moda, sono fondamentali. La forma conta quanto il contenuto (se non a volte di più), e il milanese non tollera gli ambienti sciatti. Nei pasti in casa, apprezza l’arredamento da studente squattrinato quanto quello di alto design; al ristorante, qualunque stile che dimostri però di essere studiato.
  5. Risotto alla milanese, RatanàIl riso per il risotto può essere Carnaroli, Vialone nano, delle risaie padane: l’importante è che sia cotto a puntino. Niente rovina un risotto giallo o al gorgonzola quanto la precottura o una mantecatura insufficiente. Va da sé che per un risotto perfetto è necessario abbondante burro di prima qualità.
  6. Nonostante la preferenza per il risotto, il milanese ha imparato ad apprezzare anche il piatto nazionale: la pastasciutta. E per questo ne conosce il peggior nemico, ricorrente soprattutto nelle pause pranzo: la pasta scotta o riscaldata, che porta al cambio di ristorante immediato e irreversibile.
  7. I milanesi spesso si muovono in gruppo. E in ogni gruppo di milanesi c’è almeno un vegetariano o vegano, un allergico o un celiaco, un intollerante ai latticini/alle uova/alle cose buone. Per questo, il milanese non sopporta i menu fissi con mancanza di alternative: cosa ci vuole, nel 2014, a preparare qualche piatto senza glutine o senza carne? Si tratta di una richiesta base che il milanese si aspetta venga soddisfatta senza neanche bisogno di esporla.
  8. Cotoletta_alla_milaneseL’annoso dibattito cotoletta vs. Wiener Schnitzel. Salta fuori ogni volta che qualcuno ordina una cotoletta, con l’osso o a orecchia d’elefante: il milanese non ascolta ragioni, la cotoletta di vitello passata nell’uovo, impanata e fritta nel burro è stata inventata a Milano, e poi provocatoriamente importata in Austria dal maresciallo Radetzsky.
  9. La cottura della carne va richiesta, alla steak house come in hamburgeria. Il milanese ammira chi affronta la bistecca al sangue e ritiene come massimo accettabile la cottura media: la carne ben cotta è contemplata, anche se silenziosamente giudicata inammissibile. In ogni caso, ogni locale in cui la cottura non sia richiesta viene etichettato come poco professionale.
  10. Cattivo odoreL’odore della cucina è a volte infido: mentre si prepara la già citata cotoletta o quando si entra in un locale non molto ben areato, può sembrare accettabile e non poi così forte. Ma tornati in ufficio non è mai piacevole accorgersi di odorare come un involtino primavera. Per questo il milanese ha bandito i fritti dall’angolo cottura aperto sul salotto ed evita i ristoranti senza finestre o privi di un ottimo impianto di areazione.
  11. Al milanese, abitante nella Pianura Padana e non fra i filari di vigneti, hanno spiegato qualche anno fa che il vino della casa è quello ottenuto con i rimasugli delle bottiglie dei clienti precedenti. Per questo il vino si ordina in bottiglia: e la mancanza della carta dei vini è un affronto pesante, che può essere sanato solo da un’approfondita interrogazione al sommelier o al cameriere. Negli ultimi anni suscita discreta indignazione anche la mancanza di una scelta di birre artigianali.
  12. CocktailA Milano i cocktail costano cari, che siano abbinati al buffet dell’aperitivo o che si presentino da soli come accompagnamento al pasto o a una ciotolina di olive e patatine. Per questo il milanese chiede che siano preparati a regola d’arte. I ristoranti più in voga hanno affiancato il barman al sommelier; in casa, ciascun membro della famiglia si specializza in un cocktail, e solo quello offre ai propri ospiti.
  13. PanettoneNonostante le intolleranze, il rispetto per i gusti e le varianti politicamente corrette, il milanese sul panettone non transige: deve avere l’uvetta, i canditi e la lievitazione lenta. E a cena si serve quello di pasticceria o panificio; il panettone confezionato va bene per colazioni e merende, ammesse da novembre a febbraio inoltrato, quando subentrano chiacchiere e tortelli.

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