How to: come scegliere il vino al supermercato

4 dicembre 2015

Quando si va al supermercato il tempo di acquisto è ridotto, la scaletta la detta la lista della spesa o la necessità del momento, per esempio l’improvvisata di amici all’ora di cena. non si può comprare un vino solo in base al colore o guardando soltanto il prezzo Se c’è un reparto che necessita di qualche minuto in più di sosta e ricognizione è quello del vino, soprattutto se si vuole far bella figura con gli ospiti o se si vuole godere semplicemente il buon cibo con il calice giusto. Scegliere una bottiglia richiede un sforzo in più, un comportamento diverso da quello che riserviamo al pacco di sale o al detersivo. Non si può comprare in base al colore o solo ed esclusivamente guardando il prezzo. Il vino è una cosa seria, perché è ciò che esprime più intensamente un territorio, un varietale, una filosofia di produzione, una storia. L’innumerevole esercito di bottiglie schierato da una parte all’altra del corridoio può intimidire il meno esperto, che spesso e volentieri ripiega sul nome già sentito, sul vino che in famiglia si è sempre bevuto o sull’offerta. Ecco allora poche regole da seguire per capire un po’ di più dello scenario enologico in esposizione e non mettere nel carrello il vino sbagliato.

Denominazioni

classificazione vini

Igt, Doc e Docg sono le sigle che compongono la regola numero uno, il primo comandamento. È importante sapere la differenza tra vini a denominazione e a indicazione, conoscere le classificazioni delle certificazioni indicate sull’etichetta e nelle fascette. Igt, sta per Indicazione Geografica Tipica, definisce una zona di produzione ampia, delimitata geograficamente. è importante conoscere la differenza tra vini a denominazione e a indicazione, classificazioni indicate sull'etichetta Il vino Igt deve rispettare determinati requisiti di produzione che, semplificando molto, vanno dalla tipologia di vitigno che deve rientrare in un elenco di varietali ammessi, alla resa per ettaro al grado alcolico minimo delle uve. Doc sta per Denominazione di Origine Controllata: indica una zona di produzione ben precisa e circoscritta e designa una maggiore qualità del vino, perché il disciplinare di produzione è più rigido rispetto a quello che regolamenta l’Igt, tenendo in conto anche il periodo di invecchiamento, affinamento e l’imbottigliamento. Il vino va sottoposto a esami preliminari chimico fisici e organolettici. La caratteristiche devono essere strettamente legate all’ambiente geografico, ai fattori naturali e umani di una determinata zona. La Docg, Denominzione di Origine Controllata e Garantita, è di fatto una restrizione della Doc, l’area geografica può anche essere una piccola porzione di territorio. Le regole sono ancora più stringenti. Le analisi sono doppie e condotte sia in fase di produzione che di imbottigliamento. I vini a cui va la fascetta Docg devono essere già Doc.

Qr Code

qr code

Per sapere di più sul vino e sull’azienda viene in soccorso, in modalità quick response, il Qr Code ormai presente su gran parte delle etichette. Tramite il vostro smartphone, munito di Qr reader, potrete accedere via web a informazioni sul prodotto di vario tipo tra cui storia della cantina, descrizione del territorio, schede tecniche, fotografie, filmati, ricette.

I varietali

vino al supermercato

Il criterio di scelta non deve arenarsi al bianco, rosso, rosato e bollicine. Basta individuare i varietali e conoscere le loro caratteristiche aromatiche, anche se non basta poiché entrano in gioco tantissime variabili, prima fra tutte la filosofia del produttore. Una suddivisione preliminare si può comunque fare tra i vitigni aromatici e semiaromatici. Appartengono al primo gruppo il Brachetto, il Moscato, la Malvasia, il Gewurtztraminer. I semiaromatici hanno profumi intensi ma meno caratterizzati rispetto agli aromatici, citandone alcuni: lo Chardonnay, il Sauvignon Blanc, il Cabernet Sauvignon, il Merlot, il Lagrein, il Riesling, il Müller Thurgau.  Qui elenchiamo alcuni dei vitigni che sono alla base dei vini più presenti nella Gdo.

  • Nebbiolo: dà vita ai grandi del Piemonte, come il Barolo e il Barbaresco. È diffuso anche nel resto del nord Italia. Dà vini eleganti, pieni, persistenti con sfumature di prugne, violetta, sottobosco.
  • Barbera: dà origine ai famosi Barbera d’Alba, Barbera d’Asti, Barbera del Monferrato e diffuso nel nord Italia. Il vino prodotto da questo varietale è tannico, corposo e ha una grande acidità.
  • Dolcetto: dà vini profumati, fruttati con note generalmente di lampone e ciliegia, morbidi e asciutti.
  • Grignolino: altro vitigno simbolo del Piemonte. I vini sono freschi, asciutti, dai tannini spiccati, fruttati, con note floreali e speziate.
  • Pinot Bianco: diffuso nel  Nord Italia, usato come base per i vini spumante. Dà vini eleganti, freschi, dal sapore delicato e asciutto.
  • Pinot Nero: diffuso un po’ in tutta la Penisola principalmente nel Nord Italia. Dà vini eleganti dalle note di frutti rossi, di ribes, nel tempo note cuoio, selvaggina. È una base per spumanti e champagne.
  • Moscato: il vino da uve Moscato ha un bouquet molto intenso, dolce. Base di spumanti, vini dolci e liquorosi.
  • Brachetto: diffuso in Piemonte è il vitigno del famoso Brachetto d’Aqui anche in versione spumantizzata. Il vino ha un profumo gradevole, dolce, delicato con sentori floreali, di frutta matura e rossi.
  • Friulano: dà vini di buona struttura e intensi, dalla nota tipica di mandorla e dal retrogusto amarognolo.
  • Merlot: proviene dal sud-ovest della Francia ma oramai è coltivato in molte aree d’Italia. I vini sono corposi, persistenti con discreti tannini e note fruttate e di spezie.
  • Sangiovese: diffuso principalmente in Toscana e in Emilia Romagna, dà vita a vini corposi che hanno armonia, persistenti con note fruttate. Il vitigno da cui derivano il Brunello di Montalcino e il vino Chianti e Chianti Classico.
  • Pignoletto: uno dei simboli dell’Emilia Romagna. Da vini  asciutti e fruttati con note di mela dal retrogusto leggermente amarognolo.
  • Cabernet Sauvignon: dà vita a vini strutturati, esuberanti, maestosi, con note di frutti rossi e neri, ed erbacee.
  • Lagrein: coltivato in Alto Adige e in Trentino, dà vini tannici, morbidi, freschi con toni fruttati, floreali e dalla sepziatura dolce.
  • Marzemino: dà vini vivaci, rustici, che ricorda la viola e i frutti di bosco. Diffuso in Trentino.
  • Sagrantino: il vitigno principe dell’Umbria, dà vini possenti, vellutati, corposi, tannici con note persistenti di more e frutti di bosco, leggermente speziato.
  • Chardonnay: originario della Borgogna, tra i più coltivati nel mondo. Può dare bianchi dorati, con note di frutta esotica intense o di agrumi e mela verde se proviene da zone dal clima più freddo. I vini risultano corposi, equilibrati, aristocratici, eleganti se vengono affinati in barriques. È base di spumanti e champagne.
  • Corvina: il vitigno da cui è ottenuto in parte o quasi del tutto l’Amarone. Dà origine a vini tannici, ricchi di materia estrattiva.
  • Sauvignon: dà vini freschi con note aromatice intense, vegetali erbacee, agrumate.
  • Durello: diffuso nel Veneto principalmenteusato come base per spumanti. Dà vini freschi, fruttati, secchi.
  • Ribolla Gialla: diffuso in Friuli Venezia Giulia. Dà vini intensi, freschi, asciutti con note importanti di frutta, verdi ed erbacee.
  • Riesling: originario della Valle del Reno. Dà vini intensi, austeri, verticali e fruttati, dal bouquet ampio e intenso composto da note di frutta, di agrumi, note vegetali, minerali, di idrocarburi caratteristiche, queste, del varietale.
  • Müller Thurgau: dà vini freschi, dal corpo leggero, floreali, con lievi note di mandorla e sapide.
  • Gewürztraminer: diffuso nelle regioni del nord. Aromatico, dolce, con sentori di frutti gialli, fiori esotici, rose. Il bouquet evoca spezie e canditi.
  • Verdicchio: coltivato nelle Marche. I vini sono intensi e profumati, con note verdi, di vegetali, frutta e fiori.
  • Aglianico: diffuso in Campania e in Basilicata (Aglianico del Vulture), dà vini corposi, tannici, fruttati e molto longevi.
  • Falanghina: uno dei grandi bianchi della Campania, dà vini morbidi dalle note di frutta matura, esotiche, di miele, dal gusto persistente.
  • Greco di Tufo: dà vini freschi e soavi, secchi con sentori di pesca e mandorla amara.
  • Bombino: diffuso in Puglia dà vini molto ricchi di materia, tannici, fruttati, con note di vaniglia e rosa canina.
  • Primitivo: produce vini intensi, strutturati, tannici, speziati con note di frutta nera, spezie. Coltivato in Puglia.
  • Cannonau: dà vini pieni, ricchi, prodondi, dalle note che ricordano spezie, frutti rossi e di bosco, resina e anche fiori appassiti. Simbolo della Sardegna.
  • Zibibbo: dà un vino aromatico, persistente, dolce dal bouquet caratteristico per le note di agrumi e fiori. I vini passiti sono suadenti, intensi, ricchi di sfumature. Diffuso in Sicilia, è il monumento di Pantelleria.
  • Grillo: Coltivato in Sicilia, dà vini freschi, profumati a volte sapidi, dai sentori floreali e vegetali e di frutta a polpa bianca.
  • Nero d’Avola: dà vini di struttura, intensi, con sentori di prugna, ciliegia e lievi note speziate.
  • Nerello Mascalese:  dà vini tannici di grande vitalità, setosi, sensuali con note dominanti di frutti rossi e di bosco.
  • Magliocco: coltivato in Calabria dà vini corposi, morbidi con profumi di frutta rossa matura e spezie.
  • Gaglioppo: simbolo della Calabria dà vita a vini pieni, tannici, robusti ma fini, dal bouquet complesso fruttato, speziato e floreale.

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