La birra combatte davvero l’Alzheimer?

24 giugno 2016

Chi beve birra campa cent’anni. Lo slogan è del 1929, ben prima di Anita Ekberg, Mina, Renzo Arbore e della loro réclame in televisione. Lo scopo? Veicolare il messaggio pubblicitario attraverso al stampa per accrescere le vendite di bionde e more dell’epoca, calcando la mano sui concetti di genuinità e proprietà benefiche della bevanda. Secondo uno studio dell'università di Tampere, in Finlandia, la birra combatterebbe l'Alzheimer Tanto benefiche che le pubblicità arricchivano il fortunato slogan con (arditi) concenti medico nutrizionali: “Bevetela durante i pasti; facilmente digeribile; contenente sostanze toniche e nutrienti; la birra è indicata durante i pasti, anche per le donne, vecchi e bambini; assicura sonni tranquilli e umore lieto”. Ecco, forse, il tono su di giri di quasi un secolo fa, può oggi, in piena epoca di fobie alimentari e ortoressia, far torcere il naso a non pochi consumatori. Però, a parziale sostegno delle virtù extra alimentari della birra esistono tutta una serie di studi scientifici.

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Il più recente è quello condotto dagli scienziati dell’Università di Tampere in Finlandia. Certo, condurre uno studio sulla birra nel cuore della terra dei laghi, dove per superare il lungo, rigido e buio inverno ci si deve arrangiare come si può, può far nascere qualche sospetto in tema di indipendenza e imparzialità dello studio. Ma, tant’è. L’analisi, condotta su un centinaio di pazienti, è stata ritenuta validata e quindi pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Alcoholism, Experimental and Clinical Research. Ma cosa sostiene questo interessante studio? Che un consumo moderato di birra potrebbe avere un’azione protettiva rispetto alla comparsa delle cosiddette placche di beta amiloide nel cervello, gli ammassi proteici che caratterizzano lo sviluppo del morbo di Alzheimer e altri tipi di demenza. In sostanza sembrerebbe che chi beve birra, in quantità limitata – ma non meglio specificata dallo studio- mantenga veramente il cervello in salute per cent’anni. Il motivo non risiederebbe nel piccolo quantitativo di alcool etilico introdotto, perché i ricercatori finlandesi non hanno trovato analoghi risultati considerando il consumo di vino, liquori o superalcolici. I fattori protettivi andrebbero invece ricercati nei micronutrienti e nelle vitamine del gruppo B di cui la bevanda a base d’orzo è ricca.

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Ma gli amanti di schiuma e boccale potrebbero festeggiare anche le conclusioni di altri studi. Ad esempio per quello che annuncia che anche il cuore può trarre beneficio dalla birra. anche il cuore può trarre beneficio dalla birra, perché riduce il rischio di infarto Pubblicato sull’European Journal of Epidemiology, lo studio ha rivelato infatti che una o due piccole al giorno diminuiscono il rischio di infarto e disturbi cardiovascolari. Oppure quello spagnolo del 2007 che individua la birra come un ottimo integratore idrosalino, per reidratare l’organismo a seguito di un’attività sportiva. Infine, uno studio che forse solo Homer Simpson avrebbe potuto prevedere: quello che correla il consumo di birra e intelligenza. Dopo un paio di birre secondo la rivista Consciousness and Cognition, quando il cervello sarebbe già leggermente intossicato dall’etanolo, aumenterebbe la velocità con cui si risolvono puzzle e test linguistici. E allora vada per una pinta per reidratare, per la salute del cuore o per risolvere un Bartezzaghi della Settimana Enigmistica. Oppure semplicemente per il piacere di farlo. Ovviamente senza esagerare, ne mettersi alla guida.

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